
«Credete che sarà felice quest’anno nuovo?»
(Giacomo Leopardi)
Oggi il mio caffè ha un ospite illustre: Giacomo Leopardi. È venuto a trovarmi, curioso di ciò che ho scritto su lui e Franz due settimane fa. E porta con sé un dono: il suo celebre Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere. Furbo lui: sa che è un testo che mi ha sempre affascinato. Lo rileggo d’un fiato, poi lo fisso negli occhi. Sa già a cosa sto pensando: quanto sono attuali le sue parole? E tutta quella amarezza? Mi sono sbagliato a sostenere che Leopardi non sia il pessimista che tutti credono?
Lo incalzo: «Giacomo, nel tuo Dialogo il Passeggere sembra smascherare un’illusione universale: credere che l’anno nuovo sarà migliore del passato. Oggi, tra guerre, crisi climatiche, precarietà, non ti sembra che questa speranza sia ancora più fragile?».
Non si fa pregare: «Illusione, sì. Ma necessaria. Senza speranza, l’uomo non vivrebbe. La vita che conosciamo non basta mai: ciò che desideriamo è sempre ciò che non si conosce, quel che ci manca».
Insisto: «Eppure, nel tuo testo sembra che il male prevalga sul bene, tanto che nessuno vorrebbe rivivere un anno identico a quello che sta finendo. Questo sì che è pessimismo!».
Con un sorriso dolceamaro: «Non è pessimismo, è lucidità. Io non nego che la vita abbia bellezza, ma è una bellezza che si consuma presto. L’uomo cerca felicità, ma trova piaceri brevi e dolori lunghi. Non è colpa del tempo, né della società: è la condizione umana».
Provo a non arrendermi: «Sostieni che non è colpa del nostro tempo né della società, ma, se guardiamo al nostro presente – promesse di felicità sui social, consumismo divorante, sterili illusioni di successo – non ti sembra che il tuo disincanto sia persino più giustificato oggi che ai tuoi tempi?».
E lui: «Forse sì, ma non è il mondo che peggiora: è la nostra illusione che cresce. Più promettiamo felicità, più la delusione è grande. Dovremmo smetterla di promettere quel che non possiamo. Eppure, continuiamo a comprare “almanacchi”, a credere che “il Caso” ci tratterà meglio».
Mi scappa una domanda che è quasi un grido: «Allora, Giacomo, che senso ha sperare? E che senso ha amare? Sono solo illusioni! La speranza delude e l’amore, prima o poi, vien meno…».
«Paolino mio – questa volta Giacomo mi sorride largo – ti sbagli. Per fortuna tua e mia, di noi tutti, sei in errore. Sperare ha sempre senso perché sperare è vivere. Senza speranza, l’uomo si ferma. Io non invito alla disperazione, ma alla consapevolezza: la vita è bella non perché sia felice, ma perché è! Punto. Quanto all’amore: non so immaginare un solo respiro senza l’amore. Davvero nulla avrebbe senso se non fossimo stati amati e capaci di amare. E per quanto un uomo o una donna possano essere fragili, contraddittori, persino meschini, è l’amore che li rende degni. Paolino mio caro, ricorda: non c’è merito dove è amore, c’è solo dono, gratuito e puro dono. Perché nessuno è “degno in sé e per sé”, ma tutti possono essere, e di fatto sono, degni per Amore. Resi degni dall’Amore e vivi sol perché amati e amanti. Tienilo sempre bene a mente e nel cuore, Paolino mio: l’Amore dura perché sa stare dentro le nostre crepe».
Mi arrendo: «Non ti seguo, Giacomino. O forse ci riesco solo fino a un certo punto. Mi piace quel che dici, lo accolgo, lo rumino, lo divoro. Poi non me ne sento all’altezza. Poi cado, mi disoriento… Che altro posso dirti? Io speriamo che Ci Pìo!».
Con parole di nuovo sorrise: «Non ti preoccupare. Io sarò qui ad attenderti. Ma ricorda: quando cadi, serve che qualcuno ti dia una mano per rialzarti, ma serve soprattutto che tu tenda la tua per chiedere aiuto e lasciarti afferrare: proprio come ha fatto Dante con Virgilio, alle porte dell’Inferno».
«E per l’anno nuovo, Giacomo, cosa suggerisci per l’anno nuovo?».
«Forse il segreto non è credere che il 2026 sarà “più più assai”, ma imparare a vivere ogni giorno con gratitudine, senza smettere di sognare».
Il mio caffè, anche stavolta, si è raffreddato. Spero sia ancora bollente il tuo. Felice anno! Che sia un anno pieno di speranza e amore: pure dentro le crepe.
Samuel Johnson: «Le grandi opere non si realizzano con la forza, ma con la perseveranza».
Emily Dickinson:
«La “Speranza” è quella cosa piumata –
che si viene a posare sull’anima –
Canta melodie senza parole –
e non smette – mai –».
William Shakespeare: «Love is not love which alters when it alteration finds / Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento».

























