
Intervista a E. Tupputi e M. Vasalli circa l’atto scismatico della Fraternità Sacerdotale San Pio X
Il 1° luglio 2026 a Écône si è inferto una ferita alla comunione nella Chiesa Cattolica da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), la quale replicando uno strappo del 1988, ha sancito un nuovo scisma con la consacrazione dei quattro nuovi vescovi. A nulla sono valse le parole di paterna preoccupazione di papa Leone XIV, i quale scrivendo il 29 giugno alla vigilia delle consacrazioni dei quattro si è cosi rivolto: “Colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione”. Nonostante queste parole di affetto cristiano e ravvedimento è seguita l’ordinazione di nuovi vescovi senza il mandato pontificio. Questa decisione della FSSPX ha provocato sconcerto e disorientamento su come gestire i problemi sia da un punto di vista giuridico che pastorale. Ne abbiamo parlato con due canonisti: don Emanuele Tupputi e l’Avv. Marco Visalli per capire cosa questo atto scismatico comporta e per avere delucidazione anche circa una guida giuridico-pastorale, finalizzata ad approfondire la situazione dei fedeli lefebvriani ed a fornire soluzioni operative ad uso degli operatori ecclesiali. Il testo è stato pubblicato sul Periodico online delle Scienze Canonistiche “Vox Canonica”, che inoltre da subito si è anche occupato di questo scisma con una approfondita analisi canonistica sui presunti vizi della scomunica ai lefreviani.
Il 1° luglio 2026 a Écône la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), ha consacrato quattro vescovi senza mandato pontificio, cosa comporta, dal punto di vista canonico, questo atto?
L’atto compiuto il 1° luglio 2026 a Écône ha danneggiato i legami di comunione con la Chiesa Cattolica. Si è trattato, dunque, non solo di una violazione disciplinare, ma di un gesto che tocca la struttura stessa della communio Ecclesiae, come già chiarito nel precedente del 1988, quando tali consacrazioni furono considerate strettamente connesse allo scisma. Pertanto, con decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede datato 2 luglio 2026, è stata dichiarata la scomunica di sei Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Nello specifico, due di questi Vescovi avevano consacrato quattro loro successori, senza mandato pontificio. Si tratta di un delitto punito dal can. 1387 CIC, nonché di un atto scismatico. Lo scisma è un atto molto grave di disobbedienza alla Chiesa e ne ferisce l’unità voluta da Cristo (cfr. Gv 17,21), Che fondò la Chiesa su Pietro, conferendogli il potere delle chiavi e il cómpito di confermare i fratelli nella fede (cfr. Mt 16,18 e Lc 22,32), oltre che di pascere le pecore del gregge cristiano (cfr. Gv 21,15-17).
Tuttavia, appare opportuno ribadire che lo scisma non è solo il rifiuto della sottomissione al Romano Pontefice, ma anche il rifiuto della comunione con altri membri della Chiesa a lui soggetti (cfr. can. 751 CIC), tramite una dichiarazione od una manifestazione di volontà percepita da altri (cfr. can. 1330 CIC). In ogni caso, la consacrazione senza mandato pontificio sussiste ed è punibile anche in assenza di una specifica intenzione scismatica: come risulta da una lettura piana della norma, è sufficiente rappresentarsi e volere compiere l’ordinazione episcopale nonostante la mancanza dell’approvazione del Romano Pontefice.
Quali motivazioni hanno spinto la Fraternità a compiere un atto?
Le motivazioni addotte dalla Fraternità consistono in un asserito stato di necessità, riconducibile alla senescenza dei pochi Vescovi lefebvriani rimasti in vita. Nello specifico, la Fraternità afferma che, a partire dal Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica abbia introdotto errori dottrinali ed una riforma liturgica in contrasto con la Tradizione. Sostenendo di essere l’ultimo baluardo dell’ortodossia e della corretta lex orandi, la Fraternità ha ritenuto necessario ordinare nuovi Vescovi dalle proprie fila, per poter continuare ad ordinare il proprio clero, senza dover passare attraverso i seminari.
In realtà, questo stato di necessità non sussiste: la Fraternità Sacerdotale San Pio X esige dalla Chiesa Cattolica la ritrattazione di una parte del proprio Magistero, tacciandola di presunti errori ed ergendosi così a suo giudice. Si tratta di una situazione in cui la Fraternità Sacerdotale San Pio X si è scientemente posta e da cui rifiuta di uscire. Per lo stesso motivo, sono stati vani i molti decenni di dialogo e tentativi di riavvicinamento.
Quali sono effetti giuridici e pastorali può produrre questo atto?
Sul piano giuridico, l’atto comporta una rottura della comunione gerarchica e può implicare le conseguenze canoniche legate al delitto di scisma (canone 1364 del Codice di diritto canonico), in particolare per chi vi aderisce formalmente. A tal riguardo con decreto del 2 luglio 2026 è stata dichiarata la scomunica latae sententiae dei cinque Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
In una annessa nota esplicativa del Dicastero per la Dottrina della Fede, si dichiarano scomunicati, in quanto scismatici, anche i sacerdoti e i laici che aderiscano formalmente a tale Fraternità. Per gli altri soggetti frequentanti o simpatizzanti di tale realtà, invece, occorre effettuare un accertamento caso per caso.
Da un punto di vista pastorale, ci sono ripercussioni nella vita sacramentale, nel senso che i sacramenti celebrati dai sacerdoti lefebvriani sono illeciti e, in alcuni casi, anche invalidi. L’illiceità, anche non sfociando nell’invalidità, comporta pur sempre un peccato mortale, da accusare in confessione.
Ciò chiarito, rientrano tra i sacramenti illeciti ma validi il battesimo, l’Eucaristia, l’ordinazione e l’unzione degli infermi. Al di fuori delle ipotesi eccezionali previste dal diritto (come il pericolo di morte), gli altri sacramenti – ossia confermazione, confessione e matrimonio – risultano invalidi. Per meglio comprendere la questione si rinvia alla guida giuridico-pastorale dove sono riportate informazioni e precisazioni puntuali e chiare.
Perché e per chi è stata pensata la guida giuridico-pastorale, pubblicata su vox canonica?
La guida giuridico-pastorale vuole, con semplicità, essere un supporto nell’azione pastorale a séguito dell’atto scismatico e, al tempo stesso, assolvere quel dovere che ogni pastore è chiamato a porre in essere nel suo ministero: istruire con chiarezza e pazienza ogni fedele che è affidato alle cure pastorali, spiegando la gravità dello scisma. Non stiamo infatti parlando di una mera questione tecnica o liturgica, ma di una ferita inferta all’unità sacramentale della Chiesa, che ha la sua espressione visibile nel Successore di Pietro. L’atto che si è consumato il 1° luglio 2026 a Écône danneggia i legami di comunione con la Chiesa cattolica.
Ulteriormente, restare uniti a un movimento scismatico pone i fedeli in una grave irregolarità canonica, consistente nell’essere privati di una certezza sacramentale, in modo particolare con riguardo alla validità delle confessioni sacramentali e del sacramento del matrimonio, mancando ai ministri della Fraternità Sacerdotale San Pio X le facoltà proviste dal diritto canonico. Infine, il testo appare prezioso poiché, oltre a spiegare con linguaggio duttile e puntuale le questioni dottrinali, offre indicazioni pastorali e giuridiche di cui tenere conto al fine di fugare leggerezze o possibili errori. Inoltre, ogni indicazione proposta è stata compiuta analizzando i provvedimenti canonici pubblicati dal Dicastero per la Dottrina della Fede, che resta sempre il riferimento primordiale per dirimere le varie questioni che si dovessero presentare caso per caso.
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Di seguito il link ove è possibile scaricare e leggere il testo integrale della guida giuridico-pastorale:























