Leone d’oro a “The Woman Who Left” di Lav Diaz. I retroscena del Red carpet

Erano tre i film italiani in concorso quest’anno: “Questi giorni” di Giuseppe Piccioni, “Piuma” di Roan Johnson e il film documentario “Spira Mirabilis” di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti. Tra i film italiani fuori concorso ricordiamo “Indivisibili” di Edoardo De Angelis e “Tommaso” di Kim Rossi Stuart. “Liberami” di Federica Di Giacomo, è in concorso per la sezione “Orizzonti”.

La giuria presieduta dal grande regista Sam Mendes ha assegnato:

– il Leone d’oro a “The Woman Who Left” di Lav Diaz;

– il Gran Premio della Giuria a “Nocturnal Animals” di Tom Ford;

– la Coppa Volpi per la Migliore interpretazione Femminile a Emma Stone per il suo ruolo in “La la land”;

– la Coppa Volpi per la Migliore interpretazione maschile a Oscar Martinez per il suo ruolo in “El Ciudadano Ilustre”.

– il Leone d’oro alla Carriera a Jean Paul Belmondo e al regista polacco Jerzy Skolimowski.

L’unico premio assegnato all’Italia l’ha vinto “Liberami” di Federica Di Giacomo nella sezione “Orizzonti”, con il suo film sull’esorcismo a Palermo.

Ho avuto la fortuna di lavorare nel film in concorso “Questi giorni” di Giuseppe Piccioni, e non mi dilungherò in pseudo-recensioni, visto che non lo trovo corretto, essendo di parte, ma vorrei restituirvi la mia esperienza dietro le quinte e sotto i riflettori, con gli occhi di chi ha vissuto un grande evento per la prima volta facendone parte.

Il beneficio più grande in questa esperienza è stato l’incontro con Giuseppe Piccioni, un regista dalla rara sensibilità, capace di dirigere gli attori come in pochi sanno fare. Con lui ho riscoperto la forza e la gioia di improvvisare davanti alla videocamera, il divertimento di creare insieme al regista e alle colleghe, situazioni fresche e vere ogni volta, e ogni ciak era diverso, alla ricerca del “qui ed ora” unico ed irripetibile da immortalare. Un metodo di condurre il lavoro davvero appassionante.

Altro incontro da ricordare è stato quello con Margherita Buy, definita da alcuni critici la “Meryl Streep” italiana, che in questo film è riuscita ad interpretare con ironia, vivacità, verità e profondità un ruolo molto lontano da quelli interpretati da lei in precedenza.

L’emozione più grande è stata assistere alla proiezione del film nella Sala Grande: la voce dall’altoparlante che presenta il film in concorso, i lunghi applausi a fine film, il mio volto ed il mio nome su quel grande schermo alla fine, nei titoli di coda. E mentre vivevo tutto questo, ho realizzato che quello era solo l’inizio. Quell’esperienza non era un traguardo, ma lo spiraglio di una porta ancora da spalancare. Quella “Sala grande” ha fatto maturare in me il desiderio di una realizzazione più profonda, una meta a cui ambire ancor più pienamente e non “l’alloro su cui sedersi”. Venezia è stato il luogo per rinnovare con freschezza una forte determinazione.

Altro capitolo è quello del red carpet: con mio grande stupore ho scoperto alcune delle logiche e indiscrezioni a proposito del red carpet. Arriva gente da ovunque, semplicemente per farsi scattare foto sul prestigioso tappeto rosso, dominato interamente dalle logiche della moda e degli sponsor. Non solo gli attori dei film in concorso, ma anche ospiti illustri o rampanti donzelle sconosciute, vestite eccentricamente, alla ricerca dei flash dei fotografi, che tentano di farsi fotografare, anche se paradossalmente non vedono neanche un film e non hanno lavorato in nessun film.

Momento esilarante quello della sfilata di Denzel Washington sul red carpet seguito dai cavalli. È stato un momento unico, soprattutto per i volti preoccupati degli addetti all’ordine del red carpet che, elegantissimi, in smoking, armati di scopa e paletta, seguivano i cavalli prontamente raccogliendo gli escrementi che inaspettatamente di tanto in tanto disseminavano tra un colpo di coda e l’altro. Una scena da film, appunto.

Una baraonda di personaggi eccentrici si aggira per la città alla ricerca di fortuna. Fotografi ovunque per strada.

L’Excelsior, il rinomato hotel, è il luogo di incontro degli aperitivi pre-festival, diventa set fotografico per molti vip che vi soggiornano.

Il fremito per le strade, il rosso del tappeto e degli stand, gli uomini in smoking ovunque, donne in elegante abito da sera (anche se c’è ancora il sole). Paillettes, flash, luccichii, bollicine, spumanti, flash, aperitivi, e la bobina di un film, di un’emozione che si srotola velocemente, ma piano piano restituendoti la storia di un’emozione. Film in coreano, in norvegese, in cinese, in tedesco, in francese, in thailandese, in siciliano, muti. Tanta umanità, tanta arte, tante storie da tutto il mondo. E come la maga Circe rapì Ulisse con il suo incanto, così un’intera isola di 12 km, rapita dalla magia del cinema, dopo 10 giorni si desta dall’incanto.

Sono passata dai luoghi del festival, il giorno dopo la sua chiusura.

Il tappeto rosso era deserto, l’”Hotel Excelsior” vuoto, gli stand chiusi, le sale cinematografiche con il nastro bianco e rosso del “divieto di accesso”. E come un parco giochi deserto, con i giochi gonfiabili ormai sgonfi di fine estate, che fino al giorno prima rappresentavano un enorme castello da cui fare lo scivolo, poi il giorno dopo, ormai tristi e sgonfi sull’asfalto in attesa di essere ripiegati in magazzino, in attesa della prossima estate, così i giochi dei “grandi” del cinema, svaniscono come in un sogno, una magia che non sai se è mai esistita, o è solo un trucco oppure un sogno che ti ha semplicemente allietato il sonno. Ed un vecchietto salta in bicicletta, e pedalando, si riappropria della lentezza della sua città, delle sue strade, della sua quotidianità…perché si sa, dove c’è il mare, il tempo è più lento, perché è il tempo più bello quello che attende il tramonto.


Fontewikipedia.org
Articolo precedenteStoria di Luca che morde l’oro a Rio
Articolo successivoRiforme Costituzionali: cosa cambia?
Cecilia Zingaro
Laureata all’Accademia Nazionale d’arte drammatica “S. D’Amico”, si forma come attrice al Susan Batson Studio di New York. Lavora da anni nel settore teatrale e cinematografico a livello nazionale ed internazionale. Dopo essere fuggita per anni da Andria e dalla Puglia per formarsi e realizzare il proprio sogno di attrice, si ritrova spesso a tornare in terra natìa perché la Puglia, ormai terra in continuo fermento culturale, è diventata negli ultimi un importante polo di attrazione per le produzioni cinematografiche nazionali ed internazionali e trampolino di lancio per giovani realtà teatrali. Cecilia sarà il nostro sguardo andriese “sotto i riflettori e dietro i sipari”.