Mentre la terra invia ogni giorno segnali inquietanti sul suo stato di salute, i potenti restano colpevolmente a guardare.

La notizia di un lago che rischia di scomparire, prosciugarsi a causa dei cambiamenti atmosferici, è solo l’ultima su un tema, che con quotidiana puntualità, sale alla ribalta dei giornali e dei rotocalchi. Il lago in questione è il Titicaca, il più alto bacino del mondo, che si estende per ottomila chilometri quadrati e che ora, oltre alla beffa dell’elevato grado di inquinamento, che ha messo a rischio l’esistenza dei pesci del lago e la sua purezza, ritenuta sacra dalle popolazioni autoctone, vede ridursi la portata delle sue acque. È la sorte che sta interessando un gran numero di laghi, che rischiano di essere soltanto dei crateri prosciugati, non molto diversi da quelli lunari, un triste ricordo sulle cartine geografiche. Le notizie sono allarmanti: a partire dagli anni ’90, i bacini si sono ridotti del 56% a causa del surriscaldamento globale che comprometterebbe seriamente le zone umide presenti sul nostro pianeta. Il 2023 è tra gli anni più caldi di sempre, mentre il 2022 detiene il primato assoluto, segnando il picco di una crescita drammaticamente allarmante che non pare conoscere sosta dal 2014. Ancor più grave è la situazione del Lago Ciad che è cruciale per milioni di persone nel centro dell’Africa. Circondato per gran parte dal deserto, questa fonte d’acqua dolce si è ridotta del 90%. Le immagini dal satellite mostrano gli effetti dei cambiamenti repentini dovuti a ragioni idrologiche (il lago non ha fiumi emissari), climatiche e di gestione delle sue acque, che creano gravi problemi socio economici. È possibile comprendere l’evoluzione della tragedia attraverso una sequenza fotografica  (consultabile al seguente indirizzo) che riassume la storia del prosciugamento lago dal 1967 ad oggi. Il grande malato d’Africa è solo uno degli esempi più lampanti dei cambiamenti climatici che interessano l’intero globo. Potremmo parlare dei ghiacciai che si sciolgono in Groenlandia o nell’Antartide e non solo, perché non basta andare tanto lontano per capire che il problema è anche italiano e che interessa i nostri ghiacciai alpini in sofferenza. Si potrebbe riferire delle plastiche della Drina, quel fiume reso famoso da Ivo Andric nel suo romanzo più noto, che hanno violentato la purezza delle sue acque verdi e cristalline, e degli oceani che ospitano le isole dell’orrore. Si potrebbe parlare ancora degli eventi climatici estremi che sono all’ordine del giorno e che mettono a rischio la vita di milioni di persone. E si potrebbe andare all’infinito con altri esempi che poco hanno di illuminante ma molto di allarmante. La verità è che ci siamo stancati delle promesse, dei forum e delle conferenze per l’ambiente che aggiungono parole a fatti inconsistenti, a impegni mai presi sul serio. E allora se in Africa gli Stati ragionano sulla possibilità di utilizzare le fonti rinnovabili, ma nel contempo non dimenticano di detenere riserve importanti di gas e petrolio, nell’ultimo incontro dei Paesi BRICS Xi Jinping rivendica “un diritto inalienabile” allo sviluppo di tutti i Paesi, “non un privilegio di pochi”, con la sottintesa quota assassina di CO2, con il Dragone che guida l’inquietante e avvelenata classifica dell’emmissioni. Punti di vista opposti insomma, di chi almeno cerca una soluzione e di chi va dritto verso la supremazia globale.

Serve di più, molto di più. È diventato persino inutile comportarsi onestamente nei confronti dell’ambiente, preservarne l’integrità con comportamenti esemplari che sono alla base del vivere comune e dell’educazione spicciola, se poi i grandi della terra derubricano il problema con irrisoria facilità. È provocatorio, certo, nessuno si sognerebbe di infrangere le norme elementari e quotidiane di salvaguardia, anche se ci sono sempre esempi negativi, ma ad oggi la politica delle piccole gocce che fanno il mare ha fatto il suo corso e le notizie quotidiane restano la crudele nenia di un pianeta destinato ad un male incurabile, del quale ogni giorno si cita un bollettino medico senza speranza. Il nostro è stato fatto, abbondantemente, ma adesso tocca a loro, ai potenti della terra, attivarsi in maniera attiva, mettere da parte gli interessi economici e  indicare un percorso serio che cerchi perlomeno di limitare i danni. Ancora oggi al TG hanno parlato di notizie sconfortanti, con la noiosa chiosa del giornalista che invita a fare di meglio. Ma pare che a loro nulla interessi.

Non ci resta che appuntare malinconicamente nella comune memoria del disastro l’ennesimo allarme che la terra invia che cade nel silenzio di un’indifferenza imbarazzante.


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