
Le storie di Amalia Casti, Abib Kontey, Asel Makeeva
Da badante a imprenditrice, ma c’è anche la storia di chi a scuola ci va da 20 anni perché lì ha trovato una comunità, di chi è arrivato senza sapere leggere e scrivere e ora è pronto per gli esami.
Sono tanti i racconti che gli studenti del CPIA 1 Karalis hanno voluto condividere – lo scorso 28 maggio – alla presentazione del libro “Io speriamo che CI Pìo” di Paolo Farina, dirigente del CPIA BAT Gino Strada”.
Nel suo libro Farina ha raccolto vicende e aneddoti legati a quello straordinario mondo colorato che sono i centri di istruzione provinciale degli adulti, scuola che accolgono italiani e stranieri, analfabeti e laureati, 16enni e centenari: per tutti c’è un percorso, per tutti uno spazio.
Così, ascoltati con attenzione da Farina, accompagnato nella presentazione da Giuseppe Ennas – dirigente del CPIA 1 Karalis – da Carmensita Feltrin – dirigente del CPIA 4 di Oristano– e da Andrea Schirru – dirigente del CPIA 2 di Serramanna – gli studenti hanno chiesto di raccontarsi.
Ha preso per prima la parola Amalia Casti che a 87 anni è finalmente pronta per conseguire la licenza media. Un sogno rincorso da molti anni, ma rimandato perché c’era stata la guerra, la famiglia era numerosa e si faceva fatica a tirare avanti. Amalia, poco più che bambina, è stata mandata a Roma a servizio di un cardinale. Una vita da domestica, una pensione da volontaria della Caritas. Poi finalmente l’occasione di tornare a scuola, perché al CPIA non è mai troppo tardi. In questi giorni Amelia si prepara per gli scritti e presto realizzerà il suo sogno.
Ha chiesto il microfono anche Abib Kontey, senegalese di 24 anni, che studia a Uta (Cagliari). Ha atteso un po’ prima di farsi coraggio e parlare in pubblico, perché l’emozione era tanta e il suo italiano ancora da consolidare, ma ha voluto parlare della sua esperienza. Da qualche anno ha raggiunto la famiglia in Sardegna, vive con i genitori e 5 tra fratelli e sorelle. Lavora in una fabbrica di scarpe ed è benvoluto. Ha raccontato che proprio il suo datore di lavoro ha insistito perché studiasse: quando lo hanno chiamato per firmare il contratto lui ha detto di non essere mai andato a scuola e non poteva né leggere né firmare quel documento. «Così non puoi stare? Come farai?», si era sorpreso il datore di lavoro, che si era subito attivato per cercargli una scuola. In questo modo Abib è approdato al CPIA, da anni studia per imparare a leggere e scrivere oltre che per migliorare il suo italiano e quest’anno è finalmente riuscito a superare il test A2.
Anche Asel Makeeva – poco più che 20enne ma con già diverse vite alle spalle – ha voluto raccontarsi. Nel Kirghizistan studia, si laurea in veterinaria, ma non trova lavoro e la sua famiglia ha diversi debiti. Decide allora di raggiungere la zia che lavora in Sardegna. Inizia come badante e si iscrive subito al CPIA per imparare l’italiano. Cambia diverse famiglie, ma, anche se si sposta spesso, trova sempre una sede della scuola non troppo lontana per proseguire il suo percorso. Studia e lavora, riesce a ripagare i debiti della sua famiglia e intanto impara l’italiano. Decide di proseguire con la licenza media e capisce che non può fermarsi perché il suo titolo di studio in Italia non è riconosciuto. Quindi fa il biennio delle superiori al CPIA, poi passa alla scuola secondaria di secondo grado serale e si diploma, in tempi record, in “made in Italy”. Oggi è una piccola imprenditrice, ha un suo studio di design sartoriale e collabora con artisti e artigiani. Alla presentazione del libro l’ha accompagnata anche uno dei suoi insegnanti, perché Asel è un’eccellenza, un modello per chi vuole riprendere gli studi.



























