Democracy word drawn by felt tip pen

«Il fondamento della Casa del popolo è la comunanza e il senso di comunità. La buona Casa non conosce privilegiati o svantaggiati (…). Lì l’uno non disprezza l’altro, non c’è nessuno che cerca di trarre vantaggio a spese degli altri, i forti non opprimono e saccheggiano i deboli. In una buona Casa c’è uguaglianza, considerazione, cooperazione, disponibilità»

(Albin Hansson, primo ministro,  davanti al Riksdag, 18 gennaio 1928, Stoccolma)

«Est modus in rebus. Sunt certi denique fines quos ultra citraque nequit consistere rectum / C’è una misura in tutte le cose. Ci sono certi determinati confini al di là o al di qua dei quali non può esserci  la rettitudine»

(Quinto Orazio Flacco da Satire)

Domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025 gli italiani sono stati chiamati a votare per cinque referendum abrogativi. Solo il 30% degli elettori si è recato alla urne con la conseguenza che le votazioni sono state invalidate, rendendo inutile tutta la macchina elettorale messa in piedi e rendendo nullo il risultato elettorale che in tutti e cinque i casi ha visto prevalere a schiacciante maggioranza il SI’, ovvero il desiderio degli elettori di abrogare le leggi oggetto del voto.

Questo è l’unico dato di fatto certo, ovvero che è come se non si fosse votato e le leggi su cui gli italiani si sono espressi, – quelli che si sono espressi – , rimangono in vigore così come sono.

Perché il referendum abrogativo funziona così, ovvero che, per essere valido, prevede che almeno il 50% +1 degli aventi diritto al voto deve recarsi alle urne affinché la votazione sia valida.

Ergo, chi è per il mantenimento in vigore della legge oggetto di referendum ha due opzioni. La prima,  recarsi alle urne e votare NO. La seconda, disertare le urne. E, se il giochetto del quorum riesce, è fatta. Come per questi referendum.

A nulla valgono le parole in libertà che si sono sentite subito dopo la chiusura dei seggi quando era di solare evidenza che i referendum erano falliti.

Inutili sono state le parole di chi ha comunque voluto evidenziare che 15 milioni di elettori, andando a votare,  hanno manifestato riprovazione verso il governo in carica e che sono lo zoccolo duro dell’elettorato che sostiene i partiti di opposizione. E che sono più dei voti presi dai partiti di governo alle ultime elezioni politiche del 2022.

Come altrettanto prive di fondamento sono state le parole di chi ha visto nel fallimento di questa tornata referendaria la conferma del sostegno dell’elettorato al governo in carica.

Come si possono dire parole così stupide?

L’ubi consistam di questa votazione riguardava esclusivamente le materie relative ai quesiti presenti sulle cinque schede che ci sono state consegnate dal presidente di seggio, insieme alla matita copiativa.

Quattro, quelli sul lavoro, val la pena ricordarlo, riguardavano la reintegra nei contratti a tutele crescenti, l’indennità per licenziamenti ingiustificati in piccole imprese, l’abrogazione di norme sui contratti a termine e la responsabilità del committente per infortuni.

Il quinto, il dimezzamento dei tempi per la richiesta di cittadinanza italiana da parte dello straniero extracomunitario.

Ora, a leggere i risultati usciti dalle urne, per quanto inutili, la scelta degli elettori è stata uniforme per i quesiti riguardanti la materia lavoristica, per i quali poco meno del 90% ha votato per l’abrogazione di leggi obiettivamente sfavorevoli ai lavoratori dipendenti, per qualcuna delle quali si deve risalire al mai rimpianto governo Renzi, che, sotto dettatura della Confindustria, si inventò lo scellerato Jobs act (per tacere di quell’altro obbrobrio che è stata la legge sulla così detta “buona scuola” che ha introdotto, tra le altre cose,  l’alternanza scuola- lavoro, ma questa è un’altra storia!).

In riguardo al quinto quesito, il SI’ è stato scelto dal 65% circa degli elettori. Cosa che sta a significare che, da un lato, gli italiani che si sono espressi non sono poi così apertamente favorevoli alla più agevole modalità che i presentatori del quesito intendevano raggiungere, cioè la cittadinanza in tempi più brevi.

Dall’altro, che questo quesito, ad avviso di chi scrive, ha rappresentato, soprattutto per gli elettori che sostengono il governo, ma non solo, in qualche modo, un deterrente, un dissuasore che li ha ancor più convinti a non andare a votare, col timore che, se il quorum fosse stato raggiunto, gli stranieri ci avrebbero “invaso”, accedendo velocemente alla naturalizzazione italiana. Una specie di cavallo di Troia che ha contribuito, legittimamente, s’intende, a far fallire i referendum.

Tutto quanto premesso, non c’è nulla da dire contro gli elettori, come qualcuno ha fatto, perché questa è la democrazia.

Quello che gli elettori decidono non è mai sbagliato. E va sempre rispettato. Trattasi di presunzione assoluta che non ammette prova contraria! E che è la condicio sine qua non della democrazia.

Il vero problema, semmai, non è quello per il quale qualche politico più o meno importante invita a disertare le urne: si chiama campagna elettorale. Che, guarda caso, per i referendum, legittima l’appello perché l’astensione è una delle opzioni previste dalla legge.

Il vero problema è la “asimmetria informativa”, ovvero il fatto che al popolo non vengano date informazioni, ma non solo relativamente ai quesiti dei referendum, sia chiaro. Ma, più in generale, su quello che accade, sui fatti, che la tv e la stampa mainstream nascondono. Ragion per cui gli elettori, spesso, hanno una conoscenza distorta della realtà e di come agisce la classe politica. Non hanno tutti gli strumenti per scegliere secondo i loro interessi, le loro opinioni, i loro bisogni. E per scegliere le persone giuste che le rappresentino degnamente per realizzarli. Per davvero.


Articolo precedenteStupore dello stupro
Articolo successivoIo speriamo che Ci Pìo al CPIA Karalis
Nata a Corato, cresciuta a Ruvo di Puglia, mi sono laureata all’Università degli studi di Bari e ho insegnato per 38 anni scolastici tra le province di Milano e di Bari Diritto ed Economia Politica. Mi piacciono i libri, non da bibliofila, ma da lettrice, il cinema e la musica (Prince su tutti) e coltivo queste mie passioni costantemente. Amo la buona compagnia, ma anche un’operosa solitudine. Credo nei valori della libertà, dell’uguaglianza, del rispetto di tutte le persone e di tutte le opinioni. Detesto gli integralismi di ogni forma.