Il momento in cui ho compreso che una partita della squadra nazionale non è una partita e basta è un attimo lontano. Mia madre sul balcone a sbuffare annoiata e a cercare nel suo giro adepte per un interesse culturale della durata di un mese circa. Mio padre di contro in soggiorno con la combriccola di fratelli e il tv col volume alto e l’inno cantato a gran voce. Silenzio per le strade, a me la scelta.

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta cantavano. Svegli sì, i bei ragazzi abbracciati che pur fermi fremevano per muoversi. Due nazioni a confronto nei colori delle maglie e dei capelli, a volte della pelle. E noi che siamo italiani. È quella la prima vera identificazione di massa, semplice e pura, forse dozzinale.

Dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. Ma chi era costui? E che faceva, cosa pensava? Non osavo chiederlo tanto nessuno mai mi avrebbe risposto. Concentrazione e tensione si tagliavano nell’aria.

Dov’è la vittoria? Ah e chi lo sa. Nel calcio e nello sport in genere ho capito cha almeno un punteggio c’è ma nel frattempo c’erano e ci sono sempre novanta minuti di vita dove guardare, commentare, aspettare. Mi sono seduta ed ho scrutato i volti attorno a me e la bottiglia di vetro di acqua che sobbalzava ad ogni urlo. L’acqua ancora non si comprava e a nessuno sarebbe mai venuto in mente questo.

La magia parte così, ci si innamora senza averne coscienza e allorquando arriva la consapevolezza è già tardi.

Ma la frase più tremenda dell’inno è che siam pronti alla morte. A volte neanche alla vita. Ma è bello pensarlo, sperare che ci sia qualcosa, una persona o un’idea per cui ci immoleremmo convinti.

L’Italia chiamò. Molte volte mi vergogno di essere italiana ma mille e una volta ne sono fiera.

Ragazzi che corrono dietro ad un pallone. Fratelli d’Italia, fratelli anche di chi è solo, chi è orfano, di chiunque insomma  che in quei novanta minuti può illudersi di allargare la famiglia o di reinventarla. Mica poco.

Il fischio di inizio acuto e perentorio. Il boato dagli spalti. I volti di mio padre e dei suoi fratelli.

E così ho scelto.


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