Il Mediterraneo è stracolmo di morti, di corpi, di persone!

“Mare Nostro che non sei nei cieli,

tu sei più giusto della terraferma

pure quando sollevi onde a muraglia

poi le abbassi a tappeto.

Custodisci le vite, le vite cadute

come foglie sul viale,

fai da autunno per loro,

da carezza, abbraccio, bacio in fronte,

madre, padre prima di partire”

(Erri De Luca)

Senz’altro il silenzio sarebbe più conveniente alla catastrofe umana a cui stiamo assistendo ormai da anni.

A questa si aggiungano valutazioni fuori posto da parte di personaggi ambigui, ignoranti, che mettono in scena tutte le loro intelligenze fortemente razziste, meglio trascurarli perché veramente “disonorevoli”. I corpi di uomini, donne, bambini che galleggiano non si possono tollerare, è una orrenda visione per chi ha un minimo di sensibilità umana.

Fuggono dalla guerra, dalla fame, dalle persecuzioni religiose, politiche, ideologiche, da una vita senza speranza, senza libertà e a volte senza senso, con la certezza che la morte aleggia fra le onde, onde che odorano di morte dei numerosi cadaveri che si cercano e tra cui ci sono anche bambini.

E il mondo civile, politico, il mondo dei credenti pare guardare con indifferenza o con sterili lacrime, soffermandosi su teorie, discussioni, mozioni, progetti, muri, fili spinati…senza il dovuto riguardo verso una umanità che chiede asilo, protezione e dignità.

Fermare questo stillicidio è compito di tutti i Governi. Il Mediterraneo è stracolmo di morti, di corpi, di persone! Anche il mio Governo, il Governo del Bel Paese, in parte ha le sue responsabilità: scarso contrasto verso le organizzazioni criminali che gestiscono i viaggi della speranza e mi chiedo il perché… Sarebbe stato più civile ed umano, prima ancora che istituire l’ennesima giornata della memoria degli immigrati, occuparsi della soluzione del problema.

Il decreto Legge per l’istituzione della “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione” all’articolo 1 stabilisce che: «La Repubblica riconosce il giorno 3 ottobre quale Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione…, al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria». La data fa riferimento alla tragedia che si consumò il 3 ottobre 2013, al largo di Lampedusa, costata la vita a 370 persone. L’articolo 2, invece, prevede che: «In occasione della Giornata nazionale le istituzioni della repubblica… promuovono apposite iniziative, nelle scuole di ogni ordine e grado, anche in coordinamento con le associazioni…, al fine di sensibilizzare e di formare i giovani sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza»; mentre l’articolo 3 prescrive: «Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

Amen. La festa è finita andate in pace! E vissero tutti felici e contenti!

Questo “mare” ha già ‘generato’ danni smisurati da ogni punto di vista, tra poco con l’approssimarsi delle “belle giornate” non oso pensare, cosa potrebbe ancora e di più accadere. Ancora, forse anche di più, corpi umani galleggeranno o affonderanno nel grande mare azzurro “per mano” del governo, dei governi europei e della stessa Europa e ci ritroveremo ancora una volta tutti abbracciati in un nuovo slancio stracolmo di brividi e pianti dinnanzi al signor schermo gridando per l’ennesima volta l’ipocrita frase: “mai più!

In realtà, non vi è problema senza soluzione, casomai sui problemi vi sono gli interessi, che come la storia ci insegna, non sono mai stati conciliabili e compatibili con le soluzioni. Soluzioni che dovrebbero essere adottate dai tantissimi Sig.ri e Sig.re Responsabili, ma che di fatto non rendono onore al loro mandato.

Non servono discorsi razzisti, demagogia e populismo per interessi di parte, per consensi elettorali, per fini privati. C’è bisogno di fatti concreti e soluzioni attuabili e realizzabili. È necessario agire e non parlare, se non per la Comunità Internazionale, ispirata ai valori di civiltà e solidarietà, almeno per una passione senza alcuna bandiera: la pietà umana.