Diario un viaggiatore in partenza. Destinazione: Freetown.

Diario un viaggiatore in partenza. Destinazione: Freetown. Missione: un mondo migliore

29 Febbraio 2016: bussano alla porta. È un plico urgente. Il visto per la Sierra Leone. Giusto in tempo. Si parte. Finalmente.

«Mi perdoni, non la faccio entrare.» Anto si scusa con il corriere DHL mentre firma la ricevuta sorridendo. L’ingresso è un inferno di disordine sparso a terra intorno ad un borsone nero per metà già pieno. Mancano magliette, mutande, rasoi monouso e detersivo per lavare a mano la biancheria. Aveva programmato un salto al supermercato ma l’attesa dell’arrivo del visto non glielo aveva permesso. Prima Emergency sposta la partenza ad aprile, poi di nuovo il primo marzo. Sembra di essere sull’ottovolante. L’ansia inizia a salire.

“Stai tranquillo Anto, andrà tutto bene”. La voce di dentro giunge ad Anto insieme ad un pacco di calzini nuovi che spunta da chissà dove. Viene fuori anche il sapone, pazienza per le mutande, le laverà più spesso.

«Me lo dici ogni volta che parto. Ti prendo in parola, come sempre. Intanto non riesco a chiudere la valigia».

“Hai messo troppa roba. Quanti libri vuoi portarti dietro? Non avrai il tempo di sfogliarne neanche uno. Toglili tutti. Qualcosa troverai lì, come al solito”.

«Almeno uno. Come al solito, appunto. Ma quale?» C’è una pila di libri vicino alla borsa del bagaglio a mano. È il risultato di una selezione dolorosa che va avanti da giorni. Shantaram, tecniche di rilassamento, i bambini soldato e l’economia cinese, Napoleone in esilio e l’inchiostro di Puglia, un romanzo sulla Palestina e l’arte di scrivere di Carver. Ci vorrebbe un DHL da spedire a parte.

“Uno con un incipit stupendo, tanto non andrai oltre quello!”

«Anna Karenina, allora. Però poi, se riuscirò a leggerlo, mi renderà nostalgico».

“E allora? La nostalgia è una cosa bella, è quando ai ricordi spunta una lacrima”. Anna Karenina entra in valigia ed un paio di jeans ne esce insieme al rasoio elettrico. “Hai pensato a qualcosa per gli amici che ti stanno aspettando?”

«Anima di poca fede!» Anto apre il frigorifero e mette in valigia piramidi di parmigiano, barre di cioccolato e caffè italiano. Vengono scambiati con un paio di scarpe da running.

“Tanto non riuscirai ad andare a correre, non vai lì per pensare alla tua linea. Hai stampato i biglietti dell’aereo? Che ci fa lì dentro la reflex? Mica sei un reporter! Ti basterà lo smartphone!”

Ora la valigia può essere chiusa. È per metà vuota. Come di chi viaggia. Come di chi libera la mente da ciò che lascia per riempirla di cose nuove da portare indietro, un nuovo pezzo di vita. Il ricordo dell’ennesima avventura.

“La devi smettere Anto! Questa missione non è ancora iniziata e stai già pensando a quella che verrà dopo. Devi vivere il presente. Basta sognare”.

Ancora cinque minuti, davanti alla finestra. Le montagne e la valle. I paesi arroccati sui dirupi ed il fiume che scorre. Da sempre. Suonano di nuovo alla porta. È ora di andare.

“Viaggerai da solo, stavolta”.

«Avrò più tempo per pensare». Il caldo che satura l’aria e le piogge torrenziali, le ananas dolcissime ed il caffè pieno di polvere. I sorrisi delle donne e la serietà dei bambini. La gioia che supera la sofferenza. L’Africa. Bella e disperata. Seducente e violenta. Freetown. Il mio ospedale. Gli amici di sempre, da riabbracciare con la tensione di non piangere. La voglia di lottare insieme, gomito a gomito, per un mondo migliore, senza privilegi e disuguaglianze.

“Am coming … sto arrivando. Stai tranquillo Anto, andrà tutto bene!”

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