La notizia è uscita prima su “La Stampa” del 28 settembre scorso, poi è stata rimbalzata da “L’Huffington Post” e, via via, dagli altri giornali: un agricoltore va in campagna con gli amici per condividere la vendemmia e farsi due risate e paga caro, anzi carissima, la sua idea. Per l’esattezza, 19.500€.

L’idea era venuta ad un contadino del cuneese, ma, prima di lui, chissà a quanti altri, dal Nord al Sud Italia. Bene, ora chi vorrà andare in campagna con gli amici dovrà pensarci due volte ed essere pronto a dimostrare (come, non si sa…) che sono lì per comune godimento, non già per prestare del lavoro nero.

Fatto sta che lo sfortunato agricoltore in questione è stato sorpreso dall’Ispettorato del Lavoro mentre vendemmiava la sua uva insieme alla sua compagna e a tre amici della prim’ora.

Nota bene: il vigneto di cui trattasi è di appena un ettaro e l’uva raccolta serve a produrre vino da bere in famiglia e … con gli amici, ma anche questa ragione non è stata intesa dagli zelanti ispettori del lavoro: non c’è stato verso di spiegarsi e così ad Battista Battaglino, di Castellinaldo d’Alba, pensionato di 63 anni, è stata comminata una multa di circa 20.000€.

Singolare la testimonianza di Ada Bensa, la compagna di Battista. Riferisce che, mentre in piena allegria i 5 amici erano intenti a raccogliere uva, sono stati improvvisamente accerchiati da carabinieri e funzionari dell’Ispettorato, quasi si trattasse di dover catturare dei pericolosi malviventi. Richiesti i documenti e redatto il verbale di denuncia per lavoro nero, Battista, la compagna Ada e i loro 3 amici sono stati multati per 3.900€ a testa.

Ora, si potrebbero fare mille considerazioni sul valore del lavoro nei campi, sull’importanza di preservare le tradizioni e tutelare i piccoli coltivatori diretti già vessati dalle grandi aziende agricole e da una congiuntura economica di certo non favorevole. Si potrebbe aggiungere che, quando eravamo piccoli, il lavoro nei campi insieme ai nostri nonni e ai nostri genitori era una vera e propria palestra di vita, una preparazione a sopportare sacrifici ben maggiori, una volta divenuti adulti.

Ma lasceremo da parte tutte queste considerazioni, per concentrarci su una sola, che intendiamo porre sotto forma di interrogazione finale, in attesa che qualche solerte deputato o membro del Governo ci risponda: posto che la legge deve essere rispettate, cosa fare se una legge è intimamente percepita come iniqua?

Don Milani avrebbe risposto: “L’obbedienza non è più una virtù”.

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