Il caffè della Parola ospita don Gianni De Robertis,

Direttore della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana

lunedì 15 aprile ore 19:30

presso Casa Accoglienza “S. Maria Goretti”, via Quarti, 11 -Andria

Proseguono gli incontri de “il caffè della Parola – dalle parole al Verbo” promosso dall’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria in collaborazione l’Associazione di volontariato Salah.

Ospite di questo terzo appuntamento: don Gianni De Robertis, Direttore della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana. Con il responsabile della fondazione Migrantes si approfondirà il tema della prossima giornata mondiale del migrante e del rifugiato: “non si tratta solo di migranti”, quando le parole hanno un senso ed un peso.

“Non si tratta solo di migranti”: tema scelto da papa Francesco,

Con questo tema, della prossima 105ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 29 settembre 2019, il Papa intende sottolineare che i suoi ripetuti appelli a favore dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati e delle vittime della tratta devono essere compresi all’interno della sua profonda preoccupazione per tutti gli abitanti delle periferie esistenziali.

Oggi più che mai viviamo in una società dove le parole subiscono digressioni volontarie finalizzate a fomentare le masse e, comunque, a creare consenso. Eppure, se tutte le scelte venissero affrontate sotto una guida ponderata e coerente, non farebbero così paura. Allora, per poter parlare e quindi affrontare tematiche che ci vedono ogni dì coinvolti come cristiani, dovremmo farci guidare dalla forza delle parole e dalla valenza della Parola.

Se lasciamo che Dio con la sua Parola, illumini tutti gli ambiti delle nostra vita su questa Terra, allora i mutamenti non ci faranno più paura e cominceremmo a “vedere” con gli occhi della Verità e della Giustizia.

Se lasciamo che Dio con la sua Parola, illumini tutti gli ambiti delle nostra vita, allora la conversione, la testimonianza evangelica, l’impegno attivo e incarnato nella storia delle persone e i mutamenti non ci faranno più paura e cominceremmo a “vedere” con gli occhi della Verità, Giustizia e della Misericordia.

ll primo appuntamento è stato tenuta da Nello Scavo giornalista di Avvenire, che negli ultimi anni ha trascorso molto tempo sulle navi di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. Le sue inchieste sono state rilanciate dalle principali testate del mondo. Negli anni, ha indagato sulla criminalità organizzata e il terrorismo globale, firmando servizi da molte zone «calde» del mondo come la ex-Jugoslavia, la Cambogia e il Sudest asiatico, i paesi dell’ex Urss, l’America Latina, il Corno d’Africa e il Maghreb. Scavo è un testimone del nostro tempo.

Il secondo incontro è stato tenuto da Franco Arminio poeta, scrittore e regista italiano, autodefinitosi come ‘paesologo’. Il tema affrontato è stato: la parola abusata, talvolta maltrattata e denigrata, quella pedagogica e consolatrice. Il potere della stessa sotto il profilo politico, sociale e culturale. La responsabilità, dal punto di vista educativo, civile e sociale, delle varie professionalità e personalità che ogni giorno hanno a che fare con la parola.

Con il ‘Caffè della Parola’ vogliamo riportare al centro di tutto la Parola. Comprendere i danni causati dalla sua assenza nei vari ambiti della nostra esistenza, nell’uso dei mezzi di comunicazione e nelle relazioni fra gli uomini e le donne.

Viviamo in una società che pronuncia parole di morte che ci sta mettendo l’uno contro l’altro come avversari diffidenti e ci fa essere stranieri l’uno all’altro; società marchiata da un individualismo pericoloso in cui hanno valore il potere, il denaro e il piacere; una società che pur definendosi “cristiana” non sempre reagisce dinanzi alla diffusione delle parole di morte, della cultura della morte!

La Parola di Dio ci mette in guardia dall’essere ipocriti. Gli ipocriti indossano la maschera per recitare.


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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

2 COMMENTI

    • L’assuefazione attracca al molo dell’indifferenza.
      L’assuefazione alle ingiustizie, alla guerra, all’aggressività, all’odio, all’astio, alle emarginazioni, ai confinamenti è la sovrana del nostro oggi e tempo. Bernanos in un romanzo dice: “L’uomo di questo tempo ha il cuore duro e la pancia sensibile”.
      L’indifferenza è da considerare come scellerata decisione programmata di escludere l’altro dalla propria vista, questa è la peggiore malattia contagiosa della nostra società evoluta, una società estremamente egoista per pensare e interessarsi all’altro, al noi, al vicino, figuriamoci poi occuparsi e preoccuparsi dei problemi, delle sofferenze che sono distanti mille miglia
      Tante situazioni nel nostro Paese oggi sono vissute e viste con una disarmante indifferenza, tanto da creare un legame inscindibile tra indifferenza, mediocrità, superficialità e insensibilità.
      L’indifferente si accasa al luogo comune. Si conforma alle mode di tutti i tipi.
      Non si pone altre domande, non ricerca la verità e la giustizia per fiacca o paura, non va alle radici dei problemi semplici e complessi e non vuole interpretare gli eventi.
      Martin Luther King ha detto: “La nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi sulle cose che contano”; e George Bernard Shaw: “Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma l’indifferenza: questa è l’essenza della disumanità”.

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