Tenendo conto che viviamo ogni giorno come se non esistessimo…

La settimana scorsa è stata la giornata internazionale sull’autismo. Ci sono state molte iniziative in merito: dall’illuminare alcuni monumenti di blu, a spot televisivi a convegni e iniziative varie.

Che dire in merito? Non so. Perplessità su molte. Sembra la settimana della pubblicità sull’autismo. Con tutti i meriti e demeriti di una pubblicità.

Meritevoli sono quelle iniziative dove si cerca di cambiare la mentalità di approccio, iniziando a cambiare i termini e gli atteggiamenti: non siamo malati e non abbiamo bisogno di pietismi. Pubblicità negativa, tutte quelle iniziative istituzionali e non che si ricordano di noi solo il 2 Aprile. Non penso che colorare un monumento di blu ci faccia sentire parte di una società o che porti un approfondimento culturale. Non penso che un giorno di inclusione scolastica o sportiva possa migliorare la nostra vita o insegnarci qualcosa, non penso che il tirarci fuori dai cassetti quel giorno sia un gesto  che serva a qualcosa se non a mettersi la coscienza apposto.

Sono veramente rattristato da questa pubblicità. Frasi note dette come se esistessimo   365 giorni all’anno, ancora però non sono entrate nel comune modo di pensare e sentire.

Nonostante leggi e linee guida hanno l’obbiettivo di una presa in carico totale da parte delle istituzione e della società  a garanzia dell’attuazione di un progetto di vita personalizzato, tenendo conto delle nostre abilità e non della nostra condizione.

Tenendo conto che viviamo ogni giorno come se non esistessimo, senza possibilità di vivere la nostra vita, nel rispetto e nella libertà di essere accolti per quello che siamo. Siamo persone, prima di tutto.

Giornata persa e inutile, poteva essere un’occasione per far parlare chi vive la condizione; restare in silenzio senza studi di settore, analisi e trattazioni scientifiche. Ascoltare e farsi raccontare quanto sia difficile bere un bicchiere d’acqua, dover imparare a vestirsi, ad attraversare, aprire un pacco di pasta…

Non possiamo star soli neanche al bagno! Pensateci, voler star soli cinque minuti, piangere in santa pace senza avere nessuno intorno, poter uscire di casa quando hai le palle girate per rinfrescarsi le idee e tornare. No, non possiamo. E non posso neanche mandare a quel paese qualcuno quando ne ho voglia, devo trovare una tastiera, un tablet ma nel frattempo mi passa la voglia.

Però, possiamo sognare come tutti, pensare, amare. Come scriveva il maestro Guccini “Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontate a me che cos’è la libertà”.

Libertà è stare nella propria vita, viverla per quello che dà, sfidare i limiti, superarli insieme a  quelle persone che ti stanno accanto, potersi affidare e fidare.

Fate una cosa bella, dimenticatevi di noi se non riuscite a considerarci uomini e donne con diritti e doveri. Potete vivere tranquillamente.

E soprattutto risparmiateci le vostre litanie su come e cosa doveremmo fare per stare meglio. Noi stiamo benissimo cosi, combattiamo la nostra guerra quotidiana contro ignoranza e pregiudizi insieme a chi cammina al nostro fianco, forte e senza esitazioni. Se poi volete aiutarci siete i benvenuti. Camminate con noi, parlateci, uscite con noi per un caffè, ascoltateci e mandateci male se vi facciamo incazzare, ma non trattateci come casi umani o come poveri cristi.


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