Il male ha origine dall’assenza di Dio nelle coscienze dell’uomo?

Ha suscitato clamore mediatico ed una vasta eco il testo del Papa emerito Benedetto XVI sullo scandalo degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica. Alcuni hanno subito bollato il Papa come un vecchio e ormai incapace Pastore, che tenta di discolparsi delle sue dirette responsabilità. Altri lo accusano di aver dimostrato, ancora una volta, di essere un teologo e pensatore antimodernista e, dunque, incapace di reggere il confronto con le sfide odierne.

In realtà, a leggere il testo nella sua interezza, (reperibile sul sito del Corriere della sera) si rimane come sempre pieni di ammirazione per la lucida e ferma disamina del Papa, capace di andare al nocciolo della questione. Infatti, come può non affermare un credente –per giunta fine teologo e Papa – che il male ha origine dall’assenza di Dio nelle coscienze dell’uomo? Come può un profondo conoscitore degli ambienti ecclesiastici, dai seminari alle curie, non affermare che le responsabilità più gravi sono da ricercare nelle anime dei tanti che hanno lasciato affievolire dentro di sé la voce di Dio che spinge ogni uomo al bene e non al male? Questo significa l’assenza di Dio. Un tema, in verità, da sempre caro al Papa emerito, che già fece sentire il suo forte grido a favore della fede cristiana nell’omelia pronunciata durante la messa pro eligendo Pontifice e divenuta forse la più famosa: «”Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede – solo la fede – che crea unità e si realizza nella carità». Si potrebbe affermare che il filo rosso del pensiero teologico di Benedetto è la fede in Cristo; una fede chiara e vera, che permette all’uomo di aderire a Dio e di comportarsi secondo la verità e il bene che è Dio stesso.

Con questo, però, non si è ancora toccato il passaggio forse più intenso dello scritto. Mi riferisco al terzo paragrafo intitolato “Alcune prospettive” e da cui emerge l’ampio respiro dello scritto del Papa. Egli si chiede: «Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo creare un’altra Chiesa affinché le cose possano aggiustarsi? (…) Il Signo­re ha iniziato con noi una storia d’amore e vuole riassumere in essa l’intera creazione. L’antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero ultimamente non può che consistere nel fatto che ci abbandoniamo a questo amore. Questo è il vero antidoto al male. La forza del male nasce dal nostro rifiuto dell’amore a Dio. È redento chi si affida all’amore di Dio. Il nostro non essere redenti poggia sull’incapacità di amare Dio. Imparare ad amare Dio è dunque la strada per la redenzione degli uo­mini». E ancora: «Il primo fondamentale dono che la fede ci offre consiste nella certezza che Dio esiste. Un mon­do senza Dio non può essere altro che un mondo senza senso. (…) Il potere diviene allora l’unico principio. La verità non conta, anzi in realtà non esiste. Solo se le cose hanno un fondamento spirituale, so­lo se sono volute e pensate – solo se c’è un Dio creatore che è buono e vuole il bene – anche la vita dell’uomo può avere un senso».

Il Papa non si limita a gridare il problema, ma va alla sua causa e ne prospetta la soluzione. Come un medico non si limita ad individuare la malattia ma ne trova la cura invitando il paziente a ricorrere alla medicina, così il Papa invita ogni credente a ritornare a Dio. La medicina della Chiesa è il ritorno a Dio; di questo oggi ha bisogno più che mai. Oltre a tutte le norme e le leggi, che devono estirpare il cancro della pedofilia e punire i responsabili, occorre gridare la causa e non i rimedi.  Senza un’adeguata formazione ed educazione alla fede, la punizione resterà solamente un palliativo. E la forza di questa prospettiva poggia sulla fede in un Dio che è amore, che continua ad essere presente nella barca della Chiesa nonostante la zizzania che si confonde al grano buono: «Anche oggi la Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania. La Chiesa di Dio c’è an­che oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva. È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama». E’ questa la fede-certezza di Benedetto.


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