Con Mariantonietta Vito, avevamo avuto una precedente conversazione, su Odysseo, il 22 febbraio di questo terribile 2020: significativa coincidenza, era l’inizio della pandemia in Italia e non lo sapevamo ancora. Torniamo a fare due chiacchiere con lei tra noi in questo scorcio d’un dicembre che porta con sé un bilancio sconvolgente di malattia e di morte nel nostro paese e nel mondo

Mariantonietta, un anno indimenticabile, non c’è che dire. Nella precedente intervista ci hai parlato del libro scritto a quattro mani con tuo marito, Domenico Canciani, e ne abbiamo ascoltato alcune pagine recitate dalla bella voce di Ilaria Drago. Ma soprattutto ci hai parlato di Sara, la vostra splendida nipote, morta a soli 13 anni. In quel momento parlavamo non sapendo cosa ci attendeva di lì a qualche giorno. Un anno come questo, vuoi dirmi come lo vive chi, come voi, era stato da poco colpito da una così grave perdita?

È chiaro che passare attraverso un’esperienza come la nostra è qualcosa che accentua la sensibilità verso il dolore e il lutto dei propri simili. Il nostro dramma è stato non poter salvare una vita giovanissima, in pieno sboccio. L’assurdo allo stato puro, inaccettabile. Non saprei definire diversamente la morte dei giovani e dei bambini. Questo però non toglie nulla alla tragicità di ciò che è poi avvenuto e sta avvenendo: questa strage, soprattutto d’anziani, una grave perdita, quasi una decapitazione che la società subisce. E per chi ci ha lasciato, neppure il conforto della vicinanza dei propri cari nel momento estremo. Cosa può esserci di peggio?

Forse uno squarcio di luce si comincia ora a vederlo, non ti pare? La rapidità incredibile con cui si è arrivati al vaccino e gli effetti positivi che si spera possa avere, secondo te, ci fanno chiudere l’anno con un po’ di speranza?

Senza dubbio. Ora c’è da sperare che tutti lo capiscano, ed anche che questa dolorosissima vicenda apra gli occhi a molti sull’importanza della ricerca scientifica, che dovrebbe essere al primo posto negli investimenti sia privati che pubblici. È su questo che ci giochiamo la vita, ma anche il livello di civiltà delle nazioni. Occorre una pandemia per capirlo? Speriamo che serva.

A proposito di ricerca, a che punto siete col sostegno finanziario che, come familiari di Sara, attraverso il Progetto Sarà con noi, state dando ad una borsa di ricerca sull’osteosarcoma in età pediatrica presso la Fondazione Città della Speranza di Padova?

La ricerca va avanti da più di un anno e ne siamo molto soddisfatti. Come tutte le ricerche, degne di questo nome, ha bisogno di tempi relativamente lunghi per pervenire a risultati scientificamente attendibili e promettenti. Ogni semplificazione, in questo campo, sarebbe una pericolosa scorciatoia. Perciò il nostro sostegno deve proseguire e siamo intenzionati a farlo. Non a caso la borsa di ricerca è intitolata a Sara Rodighiero!

Come vi muovete in un momento così problematico?

Facile capire che il 2020 è stato un anno durissimo anche per noi e per i molti altri piccoli gruppi privati (fondazioni, volontariato, famiglie, ecc.) che, in totale carenza d’altri mezzi, devono autonomamente reperire i fondi indispensabili a portare avanti un determinato progetto. Noi, prima della pandemia, avevamo promosso diverse iniziative: concerti, eventi sportivi, presentazione del nostro libro, ecc. Da febbraio in poi, anche per noi, ovviamente, tutto si è bloccato. Ci tocca quindi cercare nuove vie, lavorare a distanza, aprire altri canali di solidarietà.

Odysseo vi ha sostenuto, con entusiasmo, nella diffusione del libro dedicato a Sara, Tutto di te rimane. In che modo possiamo darvi una mano adesso?

Siamo grati ad Odysseo per il suo generoso sostegno. In occasione di questo Natale, così triste ma potenzialmente fecondo di pensieri e azioni di sostegno ad ogni tipo di fragilità,  di tutte le fragilità, desideriamo proporci alla comunità dei lettori, in due momenti diversi, con due primizie di nostri nuovi lavori in memoria di Sara che ci piace offrirvi come dono natalizio. La prima è la lettura ad alta voce d’un racconto scritto da Sara, poco prima di morire, d’una semplicità e profondità straordinaria, che ha un titolo che già in sé dice tanti: La cura del silenzio. Chi lo legge, o lo ascolta, non può non rintracciarvi un messaggio potente che lei ci ha lasciato sul valore della parola e contro ogni uso distorto che il mondo contemporaneo ne fa. Inviterei gli educatori dell’infanzia a proporlo come riflessione ai propri scolari. L’ascolto è accompagnato da una graphic novel, opera di Alexandra Stendl, una bella trasposizione in immagini del racconto di Sara. La seconda proposta consiste nell’ascolto di una canzone, liberamente ispirata ai nostri versi e dedicata a Sara dalla musicista e cantante, oltre che filosofa napoletana, Stefania Tarantino, accompagnata al violino da Giovanna Greco e alla chitarra da Claudia Scuro. Parlo di primizia perché il lavoro rientra in un progetto più ampio di un CD di canzoni su Sara che speriamo entro il prossimo anno di poter offrire al pubblico e mettere in vendita anche per finanziare il nostro Progetto.

Il lavoro con Alexandra Stendl prelude anch’esso a qualcosa del genere?

Sì, stiamo preparando assieme un testo per l’infanzia, in parole e immagini, su temi che toccano la condizione infantile, in cui abbiamo inserito anche una sezione dedicata al covid, persuase della necessità di aiutare i bambini a vivere questa esperienza nel modo meno traumatico possibile. L’arte dà un aiuto prezioso in simili circostanze. Anche questo libro, appena pubblicato, verrà posto in vendita e il ricavato sarà interamente devoluto all’iniziativa.

Un’ultima domanda: come darvi una mano nell’immediato?

Senza forzare la mano a nessuno, mi sento di suggerire ai lettori che possano e desiderino farlo, di contribuire al nostro progetto, nella misura in cui potranno, utilizzando le indicazioni che Odysseo mette per qualche giorno a disposizione di tutti. Potrebbe essere un bel modo di sottolineare la particolarità di questo Natale che ci invita a ripensare anche il concetto di dono. Ricordiamo che non di solo covid si muore! È inevitabile che la pandemia distolga l’attenzione da altre patologie, gravissime, che rischiano d’essere trascurate sia a livello di ricerca che di cura. Per quanto ci è possibile, non possiamo permetterlo.

Chi voglia sostenere la borsa di ricerca sull’osteosarcoma in età pediatrica che porta il nome di Sara Rodighiero puoi farlo attraverso un bonifico così formulato:

CODICE IBAN:  IT 92 GO58 5660 4801 7757 0174 961Banca Popolare dell’Alto AdigeBeneficiario: Città della speranza onlus Causale: nr. 015/19-PD Sarà con noi– Progetto: Sara contro l’osteosarcoma.

Leggi la graphic novel La cura del silenzio

Ascolta il racconto letto da Maria Antonietta Vito


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...