Nella Parigi dei primi del Novecento, viveva un ragazzo di nome Roland.

Aveva poco più di diciotto anni  e lavorava come aiuto pasticciere  in una graziosa pasticceria nei pressi di Place des Vosges, una tra le più antiche e prestigiose piazze della città.

Roland era molto felice del suo lavoro, che amava moltissimo. In poco tempo era diventato un maestro nell’arte di cucinare croissants. Grandi, dorati e profumati; si scioglievano in bocca quando li mangiavi lasciandoti il sapore del burro sul palato, per ore. Erano molto ricercati, i suoi croissants e lui lavorava tantissimo per cercare di accontentare i clienti che diventavano sempre più numerosi man mano che la sua nomea si diffondeva nella città.

Era un ragazzo gentile e quando cucinava era come se la sua bontà passasse direttamente nell’impasto dei suoi dolci. Il padrone era molto contento di lui e nel negozio si mormorava che presto, Roland, sarebbe stato promosso  primo pasticciere.

Improvvisamente le cose cambiarono.

Scoppiò la guerra e non c’era più voglia, più tempo per pensare ai croissants. Nella piccola pasticceria non veniva quasi più nessuno e le giornate passavano più a far niente che a cucinare.

E poi arrivò quel giorno.

Quello in cui su Parigi caddero le prime bombe.

Quel giorno Roland stava preparando i suoi dolci, tranquillo, senza pensare alla guerra che sentiva lontana dal suo piccolo mondo fatto di cose belle, buone, semplici.

Improvvisamente sentì un forte boato, preceduto dal suono delle contraerei che non fece in tempo ad avvisare la popolazione di mettersi al riparo.

Tutto tremò; i vetri andarono in frantumi, gli scaffali caddero, rovesciando sul pavimento il loro carico di dolci.

Roland rimase inebetito, le sue gambe tremolanti, lo sguardo perso nel vuoto e le mani alle orecchie nel tentativo di proteggersi dal frastuono che diventava sempre più forte.

Conobbe la paura, un sentimento a lui sconosciuto.

– Che sta succedendo? E ora che faccio? – pensò.

Una voce gridò – Scappate tutti. Ci stanno bombardando.

E in risposta a quell’ordine, lui fu invaso dal panico. Il cuore gli batteva velocissimo, la testa girava e rigirava e lui continuava a tremare. Ma si mise a correre. Senza sapere dove andare.

Correva correva senza riuscire a pensare a null’altro che a fuggire via.

Tutta Parigi scappava; la gente cercava il rifugio più vicino mentre le sirene continuavano a suonare per dare l’allarme.

Era dalle parti della Sorbonne quando improvvisamente si sentì tirare il braccio come se qualcuno stesse cercando di prenderlo per portarlo in salvo. Si ritrovò in un rifugio sotterraneo con tanta gente e solo allora poté scorgere il volto del suo salvatore. Era un suo affezionato cliente; il vecchio professore di Storia che era amante dei suoi deliziosi croissant alla crema.

Roland gli si gettò addosso e scoppiò finalmente in lacrime. Singhiozzava e tremava come un bambino.

Il professore lo abbracciò e cercò di consolarlo.

– Sei salvo, Roland. Non ti sei fatto nulla.

– Questa volta, sì.  Ma la guerra è appena cominciata. Succederà ancora e allora  e  come farò a salvarmi di nuovo? – rispose lui terrorizzato.

– Nessuno può dirti cosa succederà domani. Nessuno può sapere se succederà ancora.

La vita è sempre fatta di imprevisti e molti sono belli. Per esempio… oggi hai incontrato me. Avresti mai pensato di potermi incontrare, in un giorno come questo?

– Effettivamente – riuscì a pronunciare Roland – l’ultima persona a cui mai avrei pensato oggi, è proprio lei.

– E avresti mai detto che un vecchietto come me, avrebbe avuto la forza di strattonarti con tanta forza da interrompere la furia con cui correvi? – aggiunse ridacchiando il vecchio professore strappando un sorriso a Roland, il cui viso stava già rassettandosi

– Ecco, la vita è un po’ così. Imprevedibile. E quando pensi che tutto stia andando storto, che non ci sia altra speranza che la fuga, può accadere  qualcosa di

Anche in mezzo alla grande tragedia di una guerra.

Roland smise pian piano di piangere.

– Vedrai –  riprese il professore –  presto la guerra sarà finita e tu  potrai riprendere a deliziare il palato della gente con le tue squisitezze.

E il tuo lavoro sarà ancora più importante perché ci sarà bisogno di tanta dolcezza per rallegrare il cuore della gente, dopo. Roland, caro. Sii saggio, proteggiti.

Rincuorato dalle parole del professore, Roland, tornò a casa, che era ancora in piedi, per fortuna,  e appena possibile   cercò rifugio in una piccola città  che si trovava più a nord, Rouen, dove fornì la sua opera come panettiere.

Ogni volta che passava le piccole pagnotte nella mano della gente affamata, provata dalla sofferenza, e vedeva il loro volto illuminarsi all’odore del suo pane, capiva il senso delle parole del professore. Era vero; lui doveva sopravvivere per regalare alla gente un po’ di felicità. Pregava che la sorte lo proteggesse.

Poi toccò anche a lui andare in guerra e dovette nuovamente combattere con la paura.

Temeva la morte e non riusciva a smettere di avere paura.   Ma fece di tutto per non farsi uccidere, per sopravvivere: doveva diventare primo pasticcere e cucinare i croissants più buoni che mai fossero stati assaporati per ricompensare la gente di tutta la sofferenza patita.

E allora sviluppò la saggezza: imparò a distinguere i suoni amici da quelli nemici in modo da mettersi velocemente in salvo. Imparò a osservare attentamente il territorio per avere sempre una via di fuga; imparò ad ascoltare e a seguire le istruzioni con grande serietà e in breve tempo divenne il più coraggioso dei soldati della sua brigata.

“Monsieur Courage”, lo chiamavano, per  la grinta con cui affrontava ogni battaglia.

Finita la guerra,  Roland era diventato un uomo forte, ammirato da tutti.  Fece ritorno a Parigi dove lo attendeva, intatto, il suo sogno.

Poteva finalmente tornare ad essere gentile e dolce come un tempo, immerso nei profumi della cucina, ad impastare i suoi squisiti croissants.

Nei pressi della Sorbonne, proprio vicino a quel palazzo in cui aveva trovato rifugio, quel giorno in cui aveva conosciuto la paura, aprì il suo locale: una piccola pasticceria, con una bella vetrina che dava sulla piazza e da cui i passanti potevano ammirare torte di ogni tipo, bombons al cioccolato e, ovviamente i suoi squisiti croissants.

“Chez Monsieur Courage.Les meilleurs Croissants de Paris” questo, fece scrivere sull’insegna.

di Roberto Savoiardo e Paola Colarossi


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Paola Colarossi
Sono Paola Colarossi, Insegno matematica e scienze presso un Istituto comprensivo di Andria e mi piace scrivere... Dal 2005 al 2009 ho collaborato, in qualità di redattrice dell’ambito scientifico, alla stesura di “Eirene” foglio di ricerca e cultura della pace, una pubblicazione periodica promossa dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura del Comune di Andria, in collaborazione con la Sezione di Pedagogia Interculturale dell’Università di Bari. Dal 2010 al 2012 , sempre con la stessa qualifica ho collaborato con la rivista “Scuola e Didattica”, editrice La Scuola, Brescia. Poi il grande salto... Nel 2012 ho scritto il mio primo libro “ E’ solo questione di tempo. La mia vita, una favola” edito da Etet, Andria , pubblicato nel 2014 e da allora gestisco una pagina facebook a mio nome all’indirizzo https://www.facebook.com/paolacolarossiHo partecipato all’edizione 2014 di “Libri nel Borgo Antico, conversazioni con gli autori nelle piazze del centro storico”, manifestazione pubblica del Comune di Bisceglie. E adesso...eccomi qua!