Responsabilità autoriale, infrastrutture e futuro della letteratura

La dimensione estetica della scrittura algoritmica conduce inevitabilmente alla questione politica. I modelli linguistici dipendono da infrastrutture tecniche, risorse computazionali, corpora e organizzazioni che determinano le condizioni della loro produzione e del loro accesso. La libertà di scrivere con l’IA non deve essere separata dal potere economico e culturale esercitato da chi controlla gli strumenti. Bajohr formula il problema in termini espliciti: «The problem with large language models is not technical, but political: It is that the medium of politics – language- is privatized» («Il problema dei grandi modelli linguistici non è tecnico, ma politico: il mezzo della politica – il linguaggio- viene privatizzato» [«Whoever Controls Language Models Controls Politics», in Inke Arns et al. [a cura di], Training the Archive, Verlag der Buchhandlung Walther und Franz König, 2024, 189-195).

Il linguaggio non è uno strumento di espressione individuale: è la risorsa collettiva attraverso cui una società formula giudizi, costruisce identità, contesta norme e discute le sue istituzioni. Quando l’accesso agli strumenti che producono e distribuiscono testi dipende da infrastrutture private, la scrittura generativa solleva interrogativi sulla concentrazione del potere, sulla proprietà dei dati e sulla possibilità di contestare decisioni automatizzate. La libertà algoritmica non dovrebbe pertanto essere intesa come assenza di vincoli nella macchina, ma come capacità delle persone di comprendere, utilizzare, criticare e trasformare le condizioni tecniche della produzione culturale. La questione dell’autorialità richiede un’analisi che non confonda la generazione di un testo con l’assunzione della responsabilità sul suo contenuto.

Nell’articolo «Authorship and ChatGPT: A Conservative View», van Woudenberg, Ranalli e Bracker distinguono la produzione di enunciati dall’esercizio di atti linguistici che impegnano un soggetto, proponendo criteri restrittivi per l’attribuzione dell’autorialità a ChatGPT. Il loro argomento non chiude il dibattito, rende evidente la necessità di separare capacità linguistiche, intenzione e responsabilità. Sul piano culturale, la stessa esigenza emerge dalla domanda antropologica: «Authorship is a long-contested notion. What is an author? And how do we know who, or what, constitutes one?» («L’autorialità è una nozione da lungo tempo controversa. Che cos’è un autore? E come sappiamo chi, o che cosa, lo costituisca?». La categoria di autore non è neutrale: distribuisce riconoscimento, prestigio, diritti e responsabilità. Per questo l’uso della scrittura generativa richiede criteri trasparenti che permettano di descrivere il contributo umano e quello automatico senza cancellare le differenze fra i due.

La questione riguarda anche il lessico con cui interpretiamo le nuove pratiche. Steven Watson, Erik Brezovec e Jonathan Romic osservano che le possibilità della tecnologia hanno alimentato un dibattito sviluppatosi «nell’intervallo tra le esperienze umane con essa e la definizione di una terminologia chiara» («The Role of Generative AI in Academic and Scientific Authorship: An Autopoietic Perspective», in AI & Society, Springer Nature, 2025, 3225-3235). Parole come «autore», «strumento», «collaboratore» e «creatività» non sono etichette neutre: ciascuna presuppone una diversa distribuzione di capacità e responsabilità. L’impiego dell’IA nella ricerca sociale, descritto come promettente per questionari, esperimenti online e analisi automatizzate dei contenuti, richiede verifiche metodologiche e valutazioni critiche («Can Generative AI Improve Social Science?», in  Proceedings of the National Academy of Sciences, National Academy of Sciences, 2024). Le capacità di elaborare testi e individuare regolarità possono sostenere l’indagine, non sostituiscono la verifica delle fonti, l’interpretazione e l’argomentazione.

Una conclusione analoga emerge dalla riflessione di Mark Coeckelbergh e David J. Gunkel: per progredire nel dibattito sull’IA occorre esaminare le assunzioni filosofiche che guidano il nostro modo di definire il linguaggio e l’autorialità. La scrittura generativa non rende obsoleta la letteratura, ne rivela la natura programmata, relazionale e istituzionale. La creatività non è l’opposto della regola: emerge dalla capacità di lavorare sulle regole, riconoscerne i limiti e produrre scarti significativi. L’autorialità non coincide necessariamente con l’esecuzione materiale di ogni parola, non può neppure essere dissolta in una rete indistinta di contributi: deve essere ricostruita attraverso le scelte, il controllo e le responsabilità esercitate.

La prospettiva di Bajohr permette di superare tanto l’entusiasmo che attribuisce alle macchine una creatività umana senza riserve quanto il rifiuto che considera ogni testo generato automaticamente privo di valore. La domanda fondamentale non è se l’algoritmo sia libero nello stesso senso di uno scrittore, è che possibilità di libertà esso apra o restringa per chi scrive, legge e partecipa alla vita culturale. Considerare la letteratura come programma significa, in definitiva, riconoscere che ogni forma creativa opera entro condizioni determinate, e che tali condizioni possano essere interpretate, contestate e trasformate. La libertà letteraria non nasce dal vuoto delle regole: nasce dalla possibilità di agire criticamente al loro interno.


FonteImmagine generata con AI
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Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha introdotto in Italia la materia della Law and Literature. Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2005 e 2026 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni e Kolektivne NSEAE e Lo Stato Pontificio con Divinafollia. Ha scritto/curato 152 volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d'avanguardia (NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), e steso un Anti-Manifesto NeoN-Avanguardista. I suoi versi sono tradotti in trenta lingue. Nel 2024, dopo sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica) [https://kolektivnenseae.wordpress.com/], braccio “armato” del tardomodernismo letterario.

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