
La situazione è fuori controllo…
Al Museo tattile di Ancona ci è stato fatto notare che le riproduzioni virtuali, immateriali delle opere d’arte sono discriminatorie nei confronti dei non vedenti, come del resto tutta la dimensione esclusivamente visuale.
Questo contrasta con tutti gli sforzi fatti nei secoli per accrescere l’inclusione dei non vedenti: dall’alfabeto Braille alla striscia gialla davanti ai binari, dai percorsi pedonali dedicati alle mappe tattili. Un edificio pubblico oggi deve rispettare norme inclusive: l’universo della civiltà dell’immagine viaggia in direzione opposta.
Il caso particolare ci induce a riflettere sulla totale assenza di regolamentazione che ha accompagnato ed accompagna la diffusione di smartphone, internet, robot, IA, l’intera rivoluzione informatica in cui viviamo, immersi e sommersi.
Le leggi in realtà non mancano, ma sono applicate in modo improprio. Faccio un esempio scolastico: a scuola gli studenti non dovrebbero usare i cellulari. Se però un insegnante sequestra un cellulare immediatamente i genitori minacciano denuncia per violazione della privacy! Altro esempio: non tutti sanno che violare la casella mail di una persona è equiparato alla violazione di domicilio e così le norme sono generalmente ignorate e disapplicate. I minori hanno accesso alle peggiori nefandezze della rete; sui social il vilipendio, addirittura l’istigazione ai reati più disparati abbondano, ma non succede niente. Anzi quello che succede nel frattempo è che se protesti con un sit in rischi il carcere, mentre in rete puoi fare apologia di reato o propaganda filonazista senza alcuna conseguenza immediata.
Dobbiamo cominciare a ragionare sulla personalità giuridica della “macchina”.
Noi umani possediamo (parlo per approssimazione) la capacità “di intendere e di volere”. E’ giunto il momento di valutare se ci sono oggi “macchine” capaci di intendere e di volere, a cui sono imputabili diritti e doveri, riconoscimenti e sanzioni.
In altri termini, il principio di responsabilità va esteso alle macchine.
La macchina o il sito o il profilo non possono essere impersonali e qualunque atto moralmente o giuridicamente significativo deve essere riconducibile ad un soggetto umano.
Se la macchina è capace di sviluppare comportamenti autonomi deve essere un soggetto giuridicamente perseguibile (ad es. con la demolizione).
Se la macchina è tecnicamente dipendente da un essere umano o azienda, deve esserci sempre e comunque un responsabile umano a cui fare riferimento.
In altri termini è indispensabile considerare la macchina e le sue prestazioni entro il perimetro del diritto civile e penale. La situazione è fuori controllo e procede veloce verso il caos.



























Nessuna macchina è responsabile delle proprie azioni: dietro c’è sempre l’Uomo, che dopo averla inventata e costruita ne fa talvolta un uso scorretto utilizzandola o programmandola in suo danno e svantaggio.
“Datemi una leva e vi solleverò il mondo” è la frase che attribuiamo ad Archimede a proposito di quella che la fisica considera la macchina più semplice, il primo esempio di automazione: la leva appunto. Per utilizzarla bisogna posizionare su un piano il suo punto d’appoggio (in questo caso il fulcro, centrale nella “leva di primo genere”), e a farlo è sempre una persona. Con la leva puoi costruire una macchina da guerra, con la leva costruisci il famoso gioco per bambini.
Le macchine hanno solo la funzione di implementare, amplificare, velocizzare in maniera esponenziale – e perfezionare – il pensiero e l’agire umano, riducendone i limiti a ordini di grandezza davvero irrisori e pertanto ininfluenti.
Ben vengano le leggi che puniscono l’uso inappropriato degli strumenti di comunicazione telematica, e già ce ne sono un bel po’, ma educare gli esseri umani a non farsi e non fare del male è impresa ardua se non impossibile.
Il fatto che ci siano macchine capaci di rielaborare autonomamente le informazioni in modo non previsto dai costruttori e’ considerato ormai acquisito. Inoltre non sappiamo fin dove si e’ gia’ spinta la ricerca: sappiamo ad esempio che sono stati impiantati microchip in cervelli umani, ma ignoriamo se ci sono altri sviluppi. E’ molto probabile. La scienza deve essere condivisa pubblicamente. Sono convinto che esistono gia’ macchine che possono svilupparsi in modo non previsto ne’ controllato da parte dei costruttori. Perfino macchine progettate per trascendere le intenzioni dei costruttori.