«La sana crescita del mondo dipende in parte da atti ignorati dalla storia; e se a te e a me le cose non vanno così male come sarebbero potuto andare, lo dobbiamo anche a coloro che hanno vissuto con fede una vita nascosta e riposano in tombe dimenticate»

(George Eliot)

Sere fa, per sfuggire alla calura estiva che soffoca le quattro mura della mia abitazione, ho inforcato la bici e mi sono dedicato ad un giro senza meta. Inevitabilmente, ad un certo punto le mie ruote hanno incrociato il Centro, uno di quei tipici centri storici delle tante magnifiche città d’Italia, caratterizzato da piazze, palazzi antichi, fontane …e l’immancabile movida di giovani e meno giovani.

La mia attenzione, però, è stata attratta da un quartetto molto singolare: due ragazzi e due ragazze che si erano ritagliati un angolino, stranamente vuoto, nella gigantesca piazza che stavo attraversando. Ballavano una danza silenziosa, fatta di potenza, sensualità, dolcezza, vitalità. In una parola, Grazia. Allo stato puro. Si muovevano leggeri, arrivando a sfiorarsi senza mai toccarsi. La lotta trasformata in corteggiamento. E viceversa.

Non me ne intendo, ma credo si trattasse della capoeira, l’arte marziale nata in Brasile, durante la colonizzazione portoghese, la stessa che serviva agli schiavi africani per simulare una danza mentre in realtà si allenavano al combattimento. Affascinante. E, ancora una volta, esemplificativa di quelle che possono essere tante condizioni di vita: non penso solo a quelle in cui fingiamo grazia e nascondiamo aggressione, ma anche a quelle in cui il nostro gesto è vero e, per quanto umile e dimesso, conserva una forza interiore.

Come quando un amico o un’amica, per nulla toccati da invidia, gioiscono fino in fondo per la fortuna toccata all’altro amico. O come per tutti gli atti che celano e manifestano tenacia, lealtà, pazienza, obbedienza. E che talvolta culminano in un’attesa premiata.

Abbiamo pianto Morricone, nei giorni scorsi. Le sue parole valgono un testamento: «Nell’amore come nell’arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine o l’intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata».

Sono le medesime virtù che, con meraviglia, ho scoperto nell’esistenza di Franz Jägerstätter, magistralmente contemplata, più che narrata, nel film/meditazione la “Vita nascosta”, di Terrence Malick. Visione consigliata a chi non ha fretta. A chi non teme di misurarsi col silenzio.

Poco prima che Franz, marito amato e innamorato, padre felice di tre bimbe, venga decapitato per non aver voluto – lui, un soldato austriaco – giurare fedeltà a Hitler, al momento dello spasimo,  si odono queste parole: «Sai una cosa? Anche se piove, il sole risplende. Il sole splende sia nel bene, sia nel male. Sempre».

Questione di Grazia. Appunto.


FonteDesigned by Eich
Articolo precedenteConte che prosciuga il Mar Rosso! No, era solo la Laguna…
Articolo successivoEnnio Morricone: come un bacio
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...