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Comporre colonne sonore con l’aria che respiriamo

«Baciami con i baci della tua bocca»: così comincia il Cantico dei Cantici, un librettino tutto particolare, entrato a fatica nel canone dei testi sacri. Troppo eros. Troppi riferimenti al corpo e al sesso. E invece ce l’ha fatta questa poesia meravigliosa ad essere considerata parola di Dio. Perché l’amore non vive di sole metafore. L’amore vuole il suo linguaggio. E i suoi gesti, soprattutto.

Prendi il bacio, legato al greco “bazein”, “parlare”, e al sanscrito “ba-bhas-ti”, “masticare”. Nel bacio, in effetti, c’è di tutto: scambio di fiato, esercizio del tatto, composizione di movimenti muscolari, fame e sete colmate, parole impastate, intenzioni comunicate, assaggio di esistenze e sensazioni sulla porta della vita, lì dove il respiro è protagonista. Il respiro così provato in questo 2020: il Covid-19, che lo stronca lentamente, accartocciando i polmoni; la sofferenza di Zanardi e la scomparsa di Bosso, che non consumano i polmoni, ma accartocciano ugualmente il cuore. E poi Morricone, che muore nella giornata mondiale del bacio, lasciandoci definitivamente a corto di fiato, più poveri, più soli, più bisognosi di musica e d’amore, arti intrecciate.

La musica racconta l’amore come poche altre cose; del resto quando a Morricone chiesero come fosse possibile creare certi capolavori, lui rispose soltanto: «non lo so, escono da dentro». Come potrebbe essere diversamente? Ascoltare “C’era una volta il west”, “Nuovo cinema paradiso”, “Mission” è come ritrovarsi in un bacio dolcissimo e infinito, in cui tutte le corde più intime sono toccate e tutti gli affetti coinvolti. Perché l’amore ha innumerevoli volti e i baci diversi destinatari: non c’è monopolio; al massimo determinate relazioni, improntate all’esclusività, richiedono una dose maggiorata di intimità, com’è giusto, nobile e bello che sia. Ma se quell’esclusività si dimentica di aprirsi a tutte le possibilità dei gesti amorosi, è solo una gabbia.

La musica di Morricone è stata e sempre sarà un esercizio di apertura e di fecondità, per il potere di coinvolgere con emozioni e sentimenti di qualità, per l’attitudine a trattare l’aria, elemento basilare comune alla vita, all’amore e alla musica, non solo come materia, ma come linfa per raccontare storie con parole di un altro alfabeto. Perché pure i suoni sono parole, come suggerisce l’etimologia del lemma legata all’irlandese “son”, “parola” appunto. Questo linguaggio profondo, vibrante, incisivo, celebrativo, che tiene insieme l’universale e il singolare, che giunge a tutti e a ciascuno, trasporta in un mondo di bellezza senza sollevare dalla terra, può giungere al cuore solo dall’orecchio, insegna che la materia ha un’eccedenza insopprimibile.

Così il bacio e tutti i gesti dell’amore chiedono autentico coinvolgimento dei corpi, per insegnare che se tutto resta sfruttamento di risorse e soddisfazione di bisogni, il corpo stesso muore e l’eccedenza, di cui l’uomo è portatore, si annichilisce. La bestialità, paradossalmente, uccide anzitutto l’eros. E senza eros non c’è passione, forza, spinta, novità, piacere, vita, cose delle quali l’amore necessita per evitare di rimanere un’idea. Quell’amore, d’altra parte, in grado di irrigare di desiderio le medesime cose, in una tensione in cui non si può disgiungere lo spirituale dal carnale, perché si corre il rischio di offendere la carne e di trattare lo spirito come aria rarefatta, viziata dall’astrattezza, irrespirabile.

Allora se c’è una cosa che il maestro Morricone ci lascia, oltre un patrimonio musicale inestimabile, è l’invito ad aprire nella materia solchi profondi, a comporre colonne sonore con l’aria che respiriamo, di modo che possano raccontare la vita concreta, con la vita concreta emozionare, dalla vita concreta generare progetti che raccontino apertura, slancio, risurrezioni. Come fa la musica. Come fa l’amore. Come fa il bacio.

Grazie, maestro!


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Michela Conte
“Ecco la grande attrattiva del nostro tempo: penetrare nella più alta contemplazione, e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo” (Chiara Lubic): sono una studentessa specializzanda in antropologia teologica presso la Facoltà Teologica Pugliese, con una grande passione per la vita e per le persone! Sono fermamente convinta, infatti, che i limiti di questa esistenza irripetibile rechino in sé una bellezza straordinaria e una reale possibilità di compimento. Per questo, da anni, scrivo: per cercare di dare voce a tale bellezza …e contemporaneamente per rendermi conto che non tutto può essere adeguatamente espresso, che a un certo punto è necessario fermarsi di fronte a questo mare sconfinato e misterioso che è la persona, un mare in cui, nonostante tutto, “è dolce il naufragar”. Per Dio. Per l'uomo stesso. Per me.

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