Halloween pumpkin head jack lantern on wooden background

La notte delle zucche

Da settimane nel piccolo appartamento in periferia non si parlava d’altro. Halloween stava arrivando, e con esso la promessa di una notte magica in cui i bambini si trasformano in fantasmi, streghe, scheletri, e gli adulti, per una volta, ritrovano il coraggio di giocare. Il protagonista di questa storia è un bambino di quattro anni, occhi grandi e pieni di curiosità. Da quando aveva visto i costumi di Halloween in televisione, aveva cominciato a chiedere con insistenza: “Mamma, papà, mi comprate una maschera da scheletro?”. Non voleva un giocattolo, né una sorpresa. Voleva quellamaschera: il suo biglietto d’ingresso per un mondo dove la paura è finta, ma la felicità è vera.

I genitori, sorridendo, gliel’hanno comprata a fine settembre. Da quel giorno, la maschera e il costume sono diventati parte della casa. Ogni pomeriggio il bambino li tirava fuori dall’armadio, li indossava e correva per le stanze urlando “dolcetto o scherzetto!” a tutti, compreso il suo giocattolo preferito. La madre rideva, il padre faceva finta di spaventarsi. In quei momenti, il tempo sembrava tornare indietro, e la casa si riempiva di un’allegria dimenticata. Ma la maschera, di plastica rigida e poco adatta a tanta devozione, gli ha lasciato un piccolo segno sul naso: una ferita sottile, come un marchio d’amore. Lui, però, non se ne curava. “È il mio segreto da scheletro”, diceva, guardandosi allo specchio con orgoglio. E continuava a contare i giorni. Poi, finalmente, è arrivato il 31 ottobre. La famiglia si è truccata, come promesso: mamma con un cappello da strega, papà con un mantello nero improvvisato e il piccolo scheletro davanti, fiero come un eroe. Sono usciti nella sera umida e piena di vento, con il sacchetto per i dolci e un entusiasmo che scaldava l’aria.

Per strada, poche luci, poche voci, ma non importava. Ogni passo era un’avventura, ogni porta un mistero, ogni sorriso ricevuto una piccola vittoria. Halloween, come tutte le feste che nascono da antiche radici pagane, è un rito di passaggio: celebra la vita che resiste, la luce che continua a brillare nella notte più buia. È un invito a credere ancora nelle storie, nelle maschere, nelle cose che non si vedono ma si sentono. In un tempo in cui tutto è rapido e impersonale, dove la fantasia si consuma sullo schermo di un telefono, un bambino con una ferita sul naso ci ricorda che la magia è ancora possibile. Basta un costume, una candela accesa, una porta che si apre, e il coraggio di restare un po’ bambini, anche da grandi.

La notte delle zucche

Nella casa del vento e del buio leggero,
un piccolo scheletro danza sincero.
Ha il naso ferito, ma ride lo stesso,
perché nel suo cuore batte un universo.
Zucche di fuoco tremano in fila,
i sogni si accendono, l’anima brilla.
Le streghe sorvegliano il passo dei bimbi,
che corrono scalzi tra foglie e sospiri.
Ogni porta è un enigma, ogni luce un invito,
la notte respira, il cielo è infinito.

L’aria è unta di festa, d’incanto e mistero,
una risata di bimbo risuona leggero.
Dagli sguardi appesi alla schiuma di zucchero,
nasce il silenzio più dolce, più lucido e tenero.
Fitta selva di gole, una a una infilate,
nelle maschere buie, di paura ornate.
E in mezzo al respiro che ottobre consola,
una parola si spezza… ma ancora vola.


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Yuleisy Cruz Lezcano nata a Cuba, vive a Marzabotto, Bologna. Lavora nella sanità pubblica, laureata in scienze biologiche e con una seconda laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetricia, presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato diciotto libri a seguito di riconoscimenti e premi in concorsi. Due dei libri pubblicati sono in spagnolo/italiano e il penultimo in spagnolo/ portoghese è stato pubblicato in Portogallo. Si occupa di traduzioni in spagnolo, facendo conoscere poeti italiani in diverse riviste della Spagna e del Sudamerica e, in modo reciproco, facendo conoscere poeti sudamericani e spagnoli in Italia. Collabora con blogs letterari italiani, di America Latina e di Spagna. La sua poesia italiana è stata tradotta in francese, spagnolo, portoghese, inglese, albanese.