
Il coefficiente di Gini
Corrado Gini (1884-1965) si laureò a 21 anni in Giurisprudenza a Bologna e dieci anni dopo in Statistica. Insegnò politica e statistica economica all’Università di Roma e fu fra i fondatori, nel 1926, dell’Istituto centrale di statistica, dove introdusse precocemente il calcolo automatico. Dal 1941 sino all’anno della morte fu presidente della Società italiana di statistica. Fu una delle voci più autorevoli in materia nel panorama internazionale: il suo approccio alla statistica non fu arido e puramente matematico, ma interdisciplinare e umanistico.
In tempi come i nostri vale la pena di ricordare il coefficiente di Gini, uno strumento matematico per analizzare le diseguaglianze sociali.
Con un valore da zero a uno si considera zero la perfetta uguaglianza di reddito: più alto è il valore, maggiore la disuguaglianza e l’iniquità. In altri termini, le variazioni del coefficiente di Gini possono aiutare a comprendere l’impatto delle iniziative economiche e politiche sulle disuguaglianze sociali.
Nella mappa del 2022 l’Italia si colloca nella fascia 30-35, come Francia, Inghilterra, Spagna, India, Iran, Australia, USA. Risultano più virtuosi Belgio, Danimarca, Norvegia e le ex Repubbliche sovietiche europee.
Nel 2025 il coefficiente di Gini per l’Italia è sceso a 31 punti, dal 32,2 dell’anno precedente.
Il divario con l’Europa resta però ampio, visto che in Italia quasi un minore su quattro è a rischio povertà, contro il 19,6% della UE.
Cosa ci insegna il coefficiente di Gini?
In primo luogo ci dice che la matematica non è neutra. C’è una matematica dell’oppressione, asservita alla concentrazione della ricchezza e c’è un’altra matematica che presta attenzione all’ingiustizia. Pensiamo ai tecnoplutocrati che compiono il processo opposto: decidere, inventare e investire per concentrare la ricchezza, non per distribuirla. Proviamo a pensare in questi termini all’attuale crisi energetica: poche compagnie con profitti enormi e milioni di persone in estrema difficoltà. E non basta ribattere che gli azionisti sono tanti, se poi, solo in Italia, più di 5 milioni di persone sono sotto la soglia di povertà. E non sarebbe opportuno che invece dei dati del PIL (un vero e proprio fantoccio matematico) ci fossero comunicati annualmente i dati sulla variazione del coefficiente di Gini?
C’è un’altra ragione per parlare del coefficiente di Gini: ci dice infatti che nel tempo sono state elaborate tante buone idee, tante soluzioni, tante misure preventive; che queste idee sono state messe a tacere, occultate, dimenticate; che tocca a noi riportarle alla luce.
Dall’altra parte c’è un muro: non è più di Berlino, è il muro spesso del Pensiero Unico, il muro spesso del dominio del Pensiero Unico di cui tutti siamo sudditi, vittime, forse complici.



























