
«Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono»
(Galileo Galilei)
Caro lettore, adorata lettrice,
ti confesso che ogni tanto nel mio cervello si forma un calembour, un gioco di parole, e mi parte la rotella: mi si offrono, in modo spontaneo, delle associazioni di idee e devo “vedere” dove mi portano.
È ciò che è accaduto con l’accostamento dei verbi che danno il titolo a questo caffè. Anche se non sei un latinista, avrai già notato che hanno una radice in comune: “prevedere” deriva da praevidere, composto da prae, che significa “prima”, e videre, che ovviamente significa “vedere”; “provvedere” discende invece da providēre, composto da pro, che vuol dire “davanti, in anticipo”, ma anche “a favore”, e di nuovo dal verbo “vedere”.
Insomma, “previdente” è colui che coltiva la capacità di “vedere prima” situazioni future, colui che, anticipando gli eventi, sa come prendere misure adeguate per affrontarle.
Nella filosofia greca, la previdenza era considerata una forma di phronesis (“prudenza/saggezza pratica”). Platone e Aristotele la collegavano alla capacità del buon governante di agire non solo per il presente, ma con uno sguardo rivolto al futuro. Non a caso la dea Atena, simbolo di saggezza, era anche associata alla previdenza.
Ed è qui, ancor prima che nella comune radice etimologica, che intravedo un legame tra chi, semplicemente, “prevede” e chi, di fatto, “provvede”.
Chi prevede “sa”: e lì potrebbe fermarsi, magari scegliendo di rimanere uno spettatore passivo. Chi provvede sceglie di accogliere una visione ampia e responsabile del futuro. Chi provvede, fornisce il necessario, non rimane indifferente, vuol “agire a favore”, si prende cura: cito l’I care di don Milani e della sua Scuola di Barbiana e ho detto tutto. Perché don Milani non si è limitato a prevedere un futuro infausto per i suoi scolari spalatori di merda. Don Milani ha provveduto a dar loro gli strumenti perché riconoscessero ed esprimessero il loro valore di essere umani, liberi e uguali: cittadini sovrani.
A questo punto, mi si potrebbe obiettare: ma non tutti sono don Milani! O anche: dunque, il titolo di questo caffè è sbagliato! Sarebbe stato più esatto scrivere: non sempre chi prevede provvede.
L’obiezione è fondata. Non lo nego.
Ma io sono un romantico che ha scelto di restare tale anche da vecchio. Io credo nel bene comune, anche se ho visto non poche brutture in vita mia. Io credo nel senso di appartenenza, anche se ho incontrato molti biechi individualisti. Io credo nell’umanità, anche se vedo, ogni giorno, spettacoli disumani.
Sono un folle e ingenuo? Può essere.
Oppure ha ragione Gesualdo Bufalino: meglio apparire folli che rinunciare in partenza all’impossibile.
Perché a me non basta guardare. Voglio vedere per davvero e voglio credere in ciò che vedo: me lo ha insegnato un certo Galilei. E poi voglio liberare un angelo pietrificato, come direbbe Michelangelo.
Sì, desidero continuare a credere, a sperare, a pensare, a scegliere che chi prevede possa anche provvedere: e, lo giuro, non intendo qui riferirmi ad alcun tipo di manzoniana Provvidenza.
Sto, invece, pensando a chi ha responsabilità di governo, a qualsiasi livello. Sto pensando ad ogni educatore, quale che sia il suo ruolo. Sto pensando ai genitori, categoria di cui tanto si sente la mancanza visto che, troppo spesso, sono impegnati a travestirsi, goffamente e nocivamente, nei panni di “amici” dei propri figli (quando e se li fanno…), invece che rimanere in quelli ben più scomodi di maestri e testimoni.
Infine, sto pensando al seme divino insito nel cuore di ogni uomo. Quel seme, dice padre Dante, è il solo in grado di renderci felici. Quel seme dice che solo chi vede, prevede e provvede ai bisogni dei suoi simili, è davvero beato: già qui in questa terra, mica solo in un ipotetico aldilà!
Qui, però, il discorso s’allarga. Magari ci torneremo su un’altra volta: l’importante è che, nel frattempo, tu abbia ben legato il tuo cammello.
Gesualdo Bufalino: «Previdenza e follia in me han fatto sempre tutt’uno, né ho mai rinunziato all’impossibile con la debole scusa che era, appunto, impossibile».
Michelangelo: «Ho visto un angelo nel marmo e l’ho scolpito finché non l’ho liberato».
Proverbio arabo: «Affida il tuo cammello alla provvidenza di Dio, ma legalo prima ad un albero».























Lo Spirito lavora da sempre e conduce, alimenta nutre (si prende cura) e dolcemente trasforma/evolvendo le coscienze ( dell’umanità) coi suoi tempi e modi, lasciando che si scelga il meglio (dopo aver sperimentato/vissuto da ogni punto di vista per conoscere). Voglio gioire riconoscere e confermare questo ( dal tuo calembour e ciò che ti si apre da vedere… ) e la Speranza che di palesa con le caratteristiche di programmare già il comportamento che si sceglierà (già da ora direzionato) nel futuro. E più si incarna la visione/desiderio/Speranza più ci avviciniamo alla manifestazione/nascita del Nuovo (l’umanità ha già cominciato a salvare l’umanità 😉🙏). Grazie anche a te 👋
Accolgo grato, Nicola!