«La storia non giustifica e non deplora»

(Eugenio Montale)

 

Caro lettore, adorata lettrice,

mentre tu leggi questo caffè, io sono probabilmente impegnato al check-in oppure in volo.

Destinazione: la terra che tanti chiamano “Santa”, ma che io ben conosco come bagnata di sangue e ingiustizia.

Ci sono stato già molte volte e ho avuto la responsabilità di accompagnare diversi gruppi, incluso un indimenticabile viaggio di istruzione con gli allora miei alunni di liceo.

Morale: purtroppo, non mi attendo sorprese. Solo, lo spettacolo iniquo del più forte che calpesta il più debole e la fa franca impunemente.

La fa franca perché è più potente, perché ha la forza per determinare l’opinione pubblica mondiale, perché è amico dei Paesi che, nell’ONU, detengono il potere di veto e, dunque, può beatamente ignorare le risoluzioni della medesima ONU – credo siano 72 le principali – le quali condannano la sua politica di occupazione e negazione dei diritti umani.

Perché può persino manipolare la storia a suo esclusivo beneficio: usando il passato per negare il presente nello stesso momento in cui ricorre ai metodi che proprio in quel passato ha selvaggiamente e crudelmente subito senza giustificazione alcuna.

Non farò nomi. Chi sa, ha capito, quale che sia il suo orientamento in questo dilaniante dibattito. Chi non vuole intendere, non intenderà. E magari farà ricorso alla scappatoia più agevole: accusare di antisemitismo chi osa farsi voce di chi non ha voce, voce dei Semiti che oggi non hanno voce.

Gli altri? Saranno nel macinino del turismo religioso che si batte il petto, si commuove, accende una candela, scatta un selfie e… si gira dall’altra parte.

Certo, in questo primo giorno dell’anno, in cui tanti augureranno pace e tantissimi auspicheranno, a giusta ragione, che cessi il conflitto tra Russia e Ucraina, fa strano pensare che ci siano tante guerre dimenticate (23, le principali, che diventano oltre 350, se si contano quelle “minori”…)  e tanti muri della vergogna di cui non si occupa più nessuno. O quasi.

Tornano al cuore e alla mente i versi tristi di Quasimodo, quando lancia il suo j’accuse contro l’uomo del mio tempo che però è ancora quello della fionda e della pietra.

E torna Montale, quando scandisce con tragica amarezza:

la storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

Nondimeno, che sia di pace il mio e il tuo viaggio: ovunque tu ti trovi, ovunque tu sia diretto. Che il mio e tuo impegno sia quello di restare umani.

Ti avverto: ci sentiremo spesso servi inutili, folli nel Paese degli avveduti, ma forse è esattamente di persone come me e te che la nostra Terra e questa umanità hanno estremo bisogno.

Un proverbio Tuareg: «Mettiti in cammino anche se l’ora non ti piace. Quando arriverai l’ora ti sarà comunque gradita».

C.S. Lewis: «Non sei mai troppo vecchio per porti un nuovo obiettivo o sognare un altro sogno».

Buddha: «Perdona gli altri, non perché meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace».


FontePhotocredits: Alessandro Inchingolo
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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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