Domenica 17 aprile si terrà il referendum abrogativo riguardante le concessioni per le trivellazioni nel mare. Abbiamo provato a riassumere le ragioni di chi è favore del quesito referendario e di chi si oppone.

Le ragioni e gli interpreti del sì

Partiamo dagli interpreti. Sono per il sì ben nove consigli regionali, gli stessi che hanno fortemente voluto e promosso il referendum. In realtà, in origine erano dieci, ma poi l’Abruzzo ha fatto un passo indietro. Le altre nove regioni sono: Puglia, Basilicata, Marche, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Al loro fianco, Legambiente, Greenpeace e WWF, ovvero le maggiori organizzazioni ambientaliste. Infine, ci sono anche il movimento NoTriv e il comitato “Vota SI, per fermare le trivelle”.

Le loro ragioni sono così riassumibili:

  • I molteplici e seri rischi riguardanti l’ambiente, la fauna marina e, non ultimo, il settore del turismo. A questo proposito: si rischia di perdere molti più posti di lavoro con l’inquinamento dei mari che non con la limitazione delle trivellazioni.
  • In salute ci perdiamo tutti, a guadagnarci son solo i petrolieri; in Italia, si paga in “royalties” il 7% del valore di quanto viene estratto: si tratta della percentuale più bassa al mondo.
  • Le fonti di energie rinnovabili sono la sola e unica alternativa ed è giunta l’ora di investirci seriamente, in linea con quanto sancito nel vertice di Parigi contro le emissioni inquinanti.

Le ragioni e gli interpreti del no

Contro il referendum si è schierato il comitato degli “Ottimisti e razionali”. Con loro, il governo Renzi, che invita all’astensione, ma in pratica è perché la legge attuale non venga abrogata. Nel PD c’è in realtà una lotta intestina: Emiliano, governatore della Puglia e uomo PD, è quanto mai in campo per il fronte del “Sì”. Renzi non ne sarà particolarmente felice.

Le ragioni per chi vuol continuare le trivellazioni:

  • Gli interessi nazionali prevalgono su quelli delle Regioni.
  • Se perdiamo gli impianti, si perderà occupazione.
  • Gli incidenti verificatisi negli ultimi 65 anni sono pochi.
  • Abbiamo bisogno di petrolio estratto in Italia.