…molto più che “fastidiosa”

“Non tutti i mali vengono per nuocere”, recita la sapienza popolare. Che poi continua: “se non uccide, fortifica”.

Tuttavia, ciò non vale per tanti ulivi di Puglia, sempre più piagati e piegati dalla xylella.

La xylella fastidiosa è un batterio che uccide le piante dal loro interno, ostruendo i vasi xilematici, ovvero i canali che trasportano acqua e sali minerali dalle radici alle foglie.

Il batterio infetta silenziosamente, lentamente e inesorabilmente. Quando è dentro lo xilema della pianta, instaura con essa una relazione altamente tossica: sottrae linfa, si propaga e si difende, producendo una mucillagine gelatinosa che tappa i vasi linfatici e blocca il nutrimento. L’ingiallimento dei rami superficiali della chioma suggerisce che qualcosa non va: l’ulivo non riesce più a propagarsi, la libertà dei rami è sotto silente e grave assedio. Ma i più non si accorgono di nulla. Forse non se ne accorge neanche esso. E quando l’infezione è visibile, non c’è più nulla da fare.

Non esiste ancora una cura mirata. I produttori e i contadini hanno imparato, dopo tanto tempo, a fare squadra attorno a qualche segnale precoce e a intervenire con potature drastiche e trattamenti allo zolfo, ma solo per rallentare l’infezione e convivere con essa. Da certi mali non ci si libera: gli ulivi muoiono nel giro di 3 o 4 anni per disidratazione e malnutrizione. Così, si compie la loro esistenza. O forse si è solo compiuta una grande ingenuità: dare per scontata la forza di certi giganti, credere che cento, mille anni di vita bastino a difendersi da un parassita.

Si potrebbe pensare che finisca qui, con il taglio, con le cure palliative, con un commiato poetico. Se non fosse che il parassita ama propagarsi e per farlo sfrutta la complicità di alcuni insetti. Questi, nutrendosi della linfa delle piante, acquisiscono il batterio e, spostandosi poi sulle piante sane, trasmettono loro l’infezione attraverso la saliva. E il ciclo ricomincia altrove, incontrollato, arginato solo da qualche tempestivo intervento sulle uova degli insetti vettori. Perché, si sa, la connivenza col male è peggio del male stesso.

Percorrere certe strade di Puglia fa male: alcuni uliveti sono ormai cimiteri a cielo aperto. La vicinanza con le distese di alberi giovani, spesso piantati in gran numero e vicinissimi tra loro, non consola: l’impressione è che si voglia combattere un nemico semplicemente sostituendo i morti e i malati, dimenticando che in questa battaglia, come in molte altre, l’ingenuità e l’improvvisazione sono mali collaterali e altrettanto pericolosi.

È che la natura del batterio non può essere cambiata, né è facile convertire la missione di un insetto vettore, convincerlo che ciò di cui si nutre è malato, che è asservito alla morte, che il suo viaggio è un esodo al contrario. Si può solo difendere la vita e tutelare i frutti, caparbiamente e senza perdere tempo, osservando, tagliando, arginando fin dai primi segnali, facendo tutto il necessario. L’amore per la terra a volte deve avere la lucidità del chirurgo. Come quello per le persone del resto. Perché è ovvio, tutto ciò non vale solo per gli ulivi di Puglia e per la xylella fastidiosa.


FontePhotocredits: Michela Conte
Articolo precedenteSu arte, amore e bellezza
Articolo successivoDublinanti
Sono un'insegnante, anche se il più delle volte sono io quella in-segnata dai miei studenti. Sono una ricercatrice, perché cerco piste di rilevanza pubblica per una materia troppo fraintesa e troppo di nicchia: la teologia. Sono una giornalista e faccio cose con le parole. "Quello che non ho è quel che non mi manca" (F. De André) e sono immensamente grata alla vita perché, non senza impegno e sacrificio, "ho trovato amore nel mezzo de la via, in abito legger di peregrino" (Dante Alighieri, Vita nova)

2 COMMENTI

  1. Brava, come al solito su questa testata solo le idee giuste, piene di amore e di buoni sentimenti. Peccato, però, che la Xylella si sarebbe potuta estirpare anni fa, quando sarebbe bastato abbattere le prime piante malate (100, 200, 500?), ma non fu fatto perchè persone con le idee giuste, piene di amore e di buoni sentimenti, si opposero in nome della difesa della natura e degli ulivi secolari. Il cortocircuito della mente umana è, contemporaneamente, affascinante e terrorizzante. Ma detto da un’insegnante che abdica al proprio ruolo e si sente in-segnata…

  2. Buongiorno, la ringrazio del commento di cui, tuttavia, fatico a comprendere il tono. L’articolo non è un trattato di agronomia, ma una riflessione esistenziale di natura antropologica. Il mio campo è quello. Se è un’assidua lettrice dei miei articoli si sarà accorta, in questi 8 anni, che non baratto mai la verità con “buoni sentimenti”. Ringraziandola ancora, le auguro buona giornata.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here