Renato ama quello che mi piace definire “giornalismo della luce”: un giornalismo che dà speranza, che illumina esempi positivi, che gode del bene che si afferma

È curioso. La prima volta in cui ho incontrato Renato Brucoli ero a una sua lezione di giornalismo. La sua testimonianza mi colpì a tal punto che scrissi subito un pezzo: Il master in giornalismo di don Tonino Bello.

Quell’incontro fu la scaturigine della nostra amicizia e della collaborazione di Renato con la nostra testata: un duplice dono del tutto imprevisto, gratuito, proprio come devono essere i doni…

Renato è firma di qualità. Lo mostrano il suo assai lungo curriculum, i numerosi premi giornalistici (negli ultimi tre anni ha vinto per due volte il premio Campione…), le alte onorificenze (inclusa la medaglia d’oro al merito culturale, ottenuta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore).

Ma la qualità di Renato che a me piace sottolineare è proprio quella che emerge a chiare lettere nel suo ultimo libro: Volti. Per un giornalismo di prossimità (Ed Insieme 2016, 10€, 123pp.).

Già, “giornalismo di prossimità”: proprio come gli aveva insegnato don Tonino, proprio come mi ha suggerito Renato in quella prima lezione, proprio come oggi egli stesso torna a spiegarci nella introduzione al suo testo, in cui ricorda ancora una volta l’insegnamento del compianto vescovo di Molfetta, lo stesso che volle proprio Renato alla direzione del settimanale diocesano “Luce e Vita insieme”.

Ma che vuol dire giornalismo di prossimità? Basta sfogliare le pagine del libro di Renato, leggere alcune delle storie che ci racconta, ammirare le stupende fotografie che le corredano e riflettere su quel titolo, Volti, per trovare agevolmente la risposta.

Giornalismo di prossimità vuol dire scoprire “volti rivolti”, condividerne il cammino, soffrirne le pene e sentire le loro stesse gioie. Sì, perché Renato non ama solo raccontare storie che nessuno (o solo qualcuno) racconta: storie di derelitti dimenticati, emarginati che vivono ai bordi della società. Certo, in Volti, storie simili non possono mancare e la penna di Renato si fa vibrante denuncia, umanità piena di sdegno ogni volta che la dignità di un uomo è calpestata.

Renato ama, però, anche quello che mi piace definire “giornalismo della luce”: un giornalismo che dà speranza, che illumina esempi positivi, che gode del bene che si afferma.

Ne sono consapevoli i lettori di Odysseo che da Renato hanno appreso storie come quella del campione paralimpico Luca Mazzone o della nuotatrice olimpica Yusra Mardini, profuga siriana e portabandiera dei rifugiati all’Olimpiade di Rio. Renato ci incanta con il sorriso di Zejd, così come con la musica di Ezio Bosso, con la signorilità dell’homeless Zoltàn, così come con speranza che alberga nel cuore di Donika o in tutte le altre storie che potrete scoprire in in Volti.Tutte storie in cui la denuncia non è mai fine a se stessa. Tutte storie in cui la passione si fa testimonianza. Tutte storie che vogliono sempre costruire e mai demolire. Tutte storie di luce.

Tutte storie da leggere.

A proposito. Un consiglio per gli insegnanti: basterebbero cinque minuti al giorno, magari mentre compilate il registro di classe, per leggere una di queste storie ai vostri alunni. Ne trarrebbero benefici. Ve l’assicuro. Potreste alla fine certificare le loro “competenze in umanità” e scoprire, ancora una volta, che sono proprio i giovani i primi capaci di dare, a noi adulti, lezioni di prossimità.


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...