Parte I, II, III e IV

Un giorno nero, del febbraio scorso,
L’America dichiara crisi aperta
A chi sognava pace in piena allerta
Senz’accusare un minimo rimorso?

Si colloquiava forse blaterando?
Col solo intento volto alla congiura
Se Trump e Netanjahu, l’avventura,
Coscienti gliela stavano tramando…?

‘Sto sporco affare ci sanziona tutti
Nessuno escluso, alla fin dei conti.
La guerra miete vite e abbatte ponti
E ci riporta in casa danni e lutti.

Ma la bugia, ha le gambe corte,
Non giungerebbe certo a meta ambita
Ché avrebbe il tratto aspro,
‘na salita
E gambe indolenzite, forse storte…

Il dare inizio a certe situazioni,
Non ponderando gli sviluppi attesi,
I contraccolpi certo, assai palesi,
Andrebbero ben oltre le intenzioni…

E pare proprio esatto l’enunciato,
Le bombe han colpito le strutture:
Palazzi, minareti ed ossature…
Dal giorno che lo scontro è iniziato.

Notabili diritti messi in gioco
Di cui si fanno orecchi da mercante
Tirando avanti con ragion mancante
A spandere la guerra ad occhio cieco.

C’è chi s’umilia ma non parla, tace
E chi ritiene che sia cosa ingiusta?
Chi alza mano per brandir la frusta
E chi non smette d’invocar la pace…

Qui sembra elogio fatto alla pazzia
Dove si tenta d’imbrigliar la luna
Ignari sia la volta più opportuna
Si manifesti solo ipocrisia.

La guerra si consuma a nostre spese,
Ai dittatori non gli costa un fico:
È fatto già saputo, tanto antico
Ma mai nessuno accese le contese.

Si sposta avanti a forza libertina,
Disinibita casta di codardi,
Che gioca l’altrui vita con azzardi
Puntando sopra il piatto, dove abbina,

Le proprie convinzioni di vittoria:
Non mette a rischio le sue nude chiappe
Ma manda in prima linea ignare schiappe
Che cadono e premiati in vanagloria.

Al fuoco acceso manca l’estintore
Mentre le fiamme bruciano speranze
Mandando in fumo intese e tolleranze
Per l’avventata, senza alcun sentore,

Ché la vampata, sotto vento ostile,
È grav’impulso, gesto negativo,
Che assume il volto di disastro attivo
E porta fiamme la’, nel tuo cortile…

Ma il sordo Netanjahu non ci sente
E tira dritto contro un muro alzato
Piu non s’avverte, quasi ormai scalzato,
Che la ragion gli sfugge dalla mente.

La verità, che la questione guerra,
È stato un mero stato di capriccio
Ed ora, chi si trova nell’impiccio
Non trova sfogo e al nemico sferra

Un odio antico quanto planetario.
Ma sta cadendo dal suo piedistallo
Dacché la grinta s’è mostrata un fallo
Da quel dannato inizio arbitrario…

La brama di possesso fuor misura
Scavalca sino i muri d’indecenza
Laddove taglia corto la coscienza
Senz’accortezza di vital censura.

Il succo del limone, mal spremuto
Non fa lenir la sete di rivalsa
Pel fatto la torchiata non si è avavvalsa
Del non proporre al caso un buon rifiuto.

Ad ogni colpo inferto…? Ritorsioni!
Sul campo c’è lo scambio di granate
Si provano le mosse più azzardate
Con accaniti mezzi ed omissioni…

La guerra stagna tra le dune accese.
Tra spurie fedi pur la pace langue.
Si versano promesse miste a sangue
Nelle paludi d’infime pretese.

«Non esiste bandiera abbastanza grande da coprire la vergogna di uccidere persone innocenti» (Howard Zinn)

La Troika non desiste, parte II

Selezionati i capi iraniani,
Freddati dalle bombe intelligenti…?
Striscianti come fossero serpenti
Per togliergli la vita, da villani?

La guida spirituale Khamenei
Radiato dalla scena religiosa
Ma rimpiazzato dalla più corrosa
Figura del figlio… e pien di nei…?

Nessuno sa che pesci più imbrigliare
Le falle sono zeppe a dismisura
Le salme restan senza sepoltura
E il clima non attesta di cambiare?

Conflitto ormai sfuggito dalle mani:
Da quelle già col dito sul grilletto
L’umano nelle vesti d’un’abietto
Che ci preclude speme pel domani?

Ma sono veramente razzi acuti?
Intelligenza che cercando, trova
Il bersaglio, ma se poi non lo approva
Ti scarica la morte e bei saluti?

Lo scontro verte tutto in fuorigioco
Con l’arbitro che resta fuori campo
I giocatori dentro a centrocampo
Che sfidano la vita a stare in loco.

Ormai non si comprende più lo scopo
Tra patti spuri e menzogne grezze
Ai passi falsi a mettere le pezze,
Per rimandare tutto al giorno dopo

E ritrovarsi lungi dalla fila
A dare peggior morso sul bersaglio
Da can mastino privo di guinzaglio
E con la brama messa alla trafila?

L’atomica brandendo in tal maniera
Paventa il lupo che non ha più denti
Non certo chi coltiva buon’intenti
E ostenta alta e fiera la criniera.

S’espande a macchia d’olio l’astio antico
E valica frontiere, e menti ostili
Il cielo piove bombe sugl’ovili
Persino nella landa dell’amico.

È terra come invasa da locuste?
Messa alle strette da figuri ignavi?
Bellingeranti, manzoniani bravi?
Vedenti incerti con vedute anguste?

Qui le sorprese sono giornaliere
Come la mente nelle previsioni
Si cambia il passo spesso in decisioni
Sul conto delle mille petroliere.

Lo stretto Hormuz è ‘na pietra al collo
È rappresaglia contro l’invasore
Un veto mantenuto con rigore
Da tante grosse mine messe a mollo.

Un clima che ti lascia amareggiato
Dai colpi bassi, inferti a tradimento
Pur le promesse sotto giuramento
A fine messa restan senza fiato.

La distruzione è tutta programmata
Con scopo cinico e con l’intenzione
Di dar’inizio alla ricostruzione
Sulle macerie, già pianificata.

L’Iran è un osso duro da morire
È peggio di un cinghiale sotto tiro
Che trova le risorse a stretto giro:
Da preda a cacciatore, può ghermire.

Lo stiam vedendo nelle reazioni
Rivolte quasi a tutto al vicinato:
Le monarchie come il sultanato
Per arrivare a chiuder le questioni

Lasciate aperte dalle forze in campo.
Hezbollah spalanca un altro fronte
Ma il cedro veste rosso l’orizzonte
Col sangue d’innocenti senza scampo.

È una sporca guerra indefinita
Che coinvolge tutto il Medio Oriente
E fin che la ragione resta assente
Ché la rivalsa non sarà svanita…

Se ne vedranno ancora giorni ameni?
E le pazzie volteranno in bene?
Oppure resteremo nelle pene
O meglio lungi da dissidi alieni?

Se c’è la croce non occorre il gladio
La sofferenza l’ha provata il Cristo
La guerra la sostiene l’anticristo
Contro la speme ed ogni fil di Gaudio.

«La guerra è un cattivo gioco,  dove ambedue le parti perdono» (Walter Scott)

Una guerra la puoi vincere solo se non la inizi.

La Troika nella mischia, parte III

Sull’accaduto resta ancor da dire
Ché gli sviluppi restano in attesa
Dacché le parti vanno a gran ripresa
Nel focolar’incendi a non finire.

Ognuno preme per pararsi il “dietro”
Piuttosto che la faccia messa in gioco
Tenersi lungi dall’acceso fuoco
Se Satana non dice:- Vada retro!

Inferno pieno di diseredati
Di malandrini e poveri innocenti
L’intesa langue, o cammina a stenti
Tra mille inconclusioni dei mandati…

Ma si discute ahimè tra muti e sordi
Nel miserando parco di rovine
Che sfugge ad un’idea di confine
Soltanto perché mancano gl’accordi.

La pace qui si nutre di pazienza
Tant’e che non rinuncia a pazientare:
Il tempo giusto che s’innalzi altare
E farsi insiem l’esame di coscienza.

Si contano i caduti con cinismo
Ed il contesto emana un freddo intenso
Soltanto ogni momento che ci penso
Mi perdo nel brutale nichilismo…

Si perde la ragione nel dissidio
Dacché non v’è ragione di far guerra
Piuttosto è un’azione che si aberra
Che porta normalmente al suicidio…

Per prima cosa muore già l’idea
Per una pace che in silenzio tace
Per un’intesa, ma che sia efficace,
E che non porti l’uomo al culpa mea.

Messaggi contrastanti fanno testo
A confermar l’intruglio sugl’approcci
Quei tipi nelle vesti di capocci,
Non danno garanzie nell’assesto.

Non si pensava ai risvolti in corso
È stato un’altro errore della Storia
Dettato con la fretta e dalla boria
Di chi ha fatto a meno del trascorso,

Ma si è affidato a spirito folletto
Con l’arroganza che gli calza appieno
Al punto la ragione gli vien meno
E dice:- Ti saluto, vado a letto!

La bolgia assatanata tira dritto
Scavalca, travolgendo intera schiera:
Per sol sentirsi forte, salda e fiera?
Oppure solo a scopo di profitto?

I danni perpetrati sono ingenti
E restano legati all’imperizia
Passare mano, senza dir giustizia,
Sarebbe, rivedersi dagl’intenti?

Ma si fa presto a dire:-Torna indietro…
Se non s’ammette, poi, d’aver sbagliato
Che rimanere a lungo in detto stato
È come dire:-A morte non arretro!

Risorge dalla storia il filisteo?
Già visto come capro espiatorio,
Vissuto proprio in questo Territorio
Ma lo si vuole adesso per trofeo?

La storia si ripete a non finire
Non bastan le ferite a ricordare
I falsi passi messi contr’altare
Per farsi propriamente maledire?

Si preme oltre il confine del criterio
Lasciando un quadro senza più cornice
Non c’è quel dio che vede e maledice
La piega di quest’altro gran martirio?

Qui manca la sagacia e la perizia
Nemmeno la Giustizia trova posto
Con questi petrendenti ad ogni costo
Dannati tal, da farne, ahimè, notizia.

Quatar con Emirati, contro voglia,
Malvisti da fratelli musulmani,
Farebbero la parte di sciamani
L’aiuto rimarrebbe sulla soglia

Ma c’è l’incomprensione e gelosia
Che questi Stati hanno yankee in casa
E che la terra, dall’ebreo invasa,
Nasconde una grande ipocrisia:

La mano con il sasso da scagliare
Per mantenere a lungo padronanza
E che giammai perda piede usanza:
Non farsi dall’Oriente sbaragliare.

«Non so con quali armi si combatterà la Terza Guerra Mondiale, ma so di sicuro che la Quarta si farà con pietre e bastoni» (Albert Einstein)

Si è perso il filo della Pace, IV parte

Mancante di fermezza, tentennante,
La mente del magnate americano
Con la questione guerra, fuori mano
A fianco di un semita anielante…

Aprendo ‘sto conflitto d’interessi
Han scatenato cielo, terra e mare
Ed ora non san più che cosa fare
Tant’è che sembran oggi pesci lessi.

Minacciano, al momento, gl’alleati
Insieme con l’Europa raggirata.
Han messo in fretta a cuocer la frittata
Lasciando tutti più che nauseati.

L’impatto è stato pari, e non vi dico,
Lo strascico lasciato dall’evento,
L’azione fatta tutto in controvento
Da render pure il popolo, nemico,

Perché la verve della ritorsione
La stiam subendo come ‘na gabella
Ché già ne stiam pagando la cartella:
Dal giorno perpetrata l’incursione.

Or si lamentan, Trump e Benjamin
Rimasti impantanati tra le dune:
Funamboli restati senza fune
Sui tetti già bloccati nel cammin.

Il vanto che n’ostenta la vittoria
È pari al fumo d’un camino spento
Che manco le narici, sotto vento
Ne accusano odore e traiettoria.

Iraq, Siria, Kuwait e la Giordania
Sono Paesi messi a dura prova,
Ma l’aggressore, che nessuno approva,
Impazza e rompe i freni e li dilania.

Diventa un cimiter l’intera landa
Di corpi e di rovine sparsi in giro
Nessuno escluso, tutti sotto tiro
Ad aspettar la resa della banda.

La flotta iraniana è andata a picco?
Col mar che si colora d’antracite?
La colpa è delle chiazze fuoriuscite
Da quelle bombe esplose, per ripicco.

La guerra demolisce  le coscienze
E i ponti ancor sospesi per l’intesa.
Se sol ci fosse almeno  la ripresa
Al dialogo, mettendoci sapienza,

Sarebbe un bel regalo per la Pasqua
Che ci farebbe nascere di nuovo;
Sarebbe la sorpresa senza l’ovo;
Un annegare asciutto, privo d’acqua.

Si scambiano minacce per promesse
E tutto arriva a completar sfacelo.
Han reso nero l’orizzonte e il cielo
Ma solo le intenzioni son le stesse…

Si mostra grinta, ma si resta a casa.
Che almeno poi si tenga bocca chiusa!
Ma credo che si debba chieder scusa
Che la notizia poi, non resti evasa.

I propri danni, se li vuoi celare,
Ti restano pesanti sulla groppa
Se credi sol d’avere il vento in poppa
E le ferite più non vuoi svelare,

Fai conto di mentirti apertamente
Ma con lo scopo di mentire agl’altri
Che certamente troverai più scaltri
Per canzonare quel tuo stato assente.

Dal fuoco tieni lungi la benzina
Quel fuoco che minaccia senza senso:
Se le parole vanno in controsenso
È come dar molt’aria alla fucina…

L’economia porta lo scontento
Al grembo della fame che protesta,
Ma l’alimento ultimo che resta
Si perde nella guerra o arriva a stento.

Girar la testa e non guardare i falli
Commessi per star dentro nella Storia?
Non voglia che ci sfugga alla  memoria
Per rintanarsi e nella mente  installi

Il mite della “guerra-sana-lite”?
Che mette poi da parte l’armonia?
Se poi s’entrasse in netta sintonia
Noi siederemmo sulla dinamite.

Lo scontro ci divide nell’incontro
E ci allontana ahimè dalla concordia
Sarebbe seminare la discordia,
Privarsi dell’intesa e di un raffronto.

«Nessuno può essere così folle da preferire la guerra alla pace: in pace sono i figli a seppellire i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli» (Creso)

PARTE V, VI, VII, VIII

Si blatera suprema la vittoria
Con poca convinzione degli astanti
Il mondo guarda gl’esiti distanti
E nota che la vincita irrisoria

Rimane espressa solo come scusa
Poiché la colpa dell’abbaglio è tale
Che non ti scopre ancora alcun finale
Del contenzioso aperto, sotto accusa

Dacché le misere ragioni in ballo
Non sembrano conforme e coerenti
Alla questione aperta ed ora in stallo:
Caduta nella rete degl’intenti..

Nessun’elogio si dovrebbe fare
A chi s’assume certi impegni insani
Se non è oggi, ma ci sarà un domani
Ché torneran coscienze a sussultare…

La storia si ripete e non insegna
Quel tanto che poi serve a non errare,
La dice Vico e non ti fa vagare:
La nuova scienza resta ‘na rassegna,

A definir valori (verum-factum)
La verità, qual vero insegnamento,
Da tener conto, quale accorgimento
Nei momenti vacui, dei tanti quorum…

Si fan promesse vuote a poco
prezzo
Per solo mantener questioni aperte?
Lasciar le conclusioni vane, incerte:
È forse negligenza oppure un vezzo?

Degli Dei, degli Eroi e degl’Uomini.
Ma qual’età viviamo or che scrivo?
Io credo sia l’età di un triste arrivo
Per l’uomo chiuso e pieno d’abomini.

Non torna indietro il sasso già lanciato
Ma forse l’eco acceso dal rumore
Che si riporta seco quell’umore
Seguendo passo passo il suo tracciato.

La bocca, catapulta d’imprudenze,
Se lascia ahimè passare parolacce
Deve aspettarsi indietro le minacce
Saranno sempre queste le tendenze.

Lo sproloquiare nelle relazioni
È già dannosa perdita di tempo
Se poi s’aggiunge il falso nel contempo
Finisce per andare in confusioni.

Se questa presa in giro si protrae
Di belle ne vedremo ad occhi chiusi
Perché chi prende mano con gl’abusi
Alla fin fine, si sa ché si contrae?

Durante questo pazzo scontro armato
Se ne son viste tante di pazzie
Perdendo le ragioni e rette vie
Per sol lasciare un clima arroventato.

La quiete l’han mandata a quel paese
Ed han lasciato un mondo fuori fase
I martellanti razzi sulla base
C’han messo in prima fila per le spese.

Semita Netanjahu assatanato
Col sangue agl’occhi e con il cuor di pietra
Ha fatto scempio, e giammai s’arretra
Fin quando non l’avranno condannato?

Risentimento folle, atavico
Ci porta a quei ricordi deliranti
Gli ebrei messi in fila, brulicanti
In un contesto storico, tragico.

Ma i bimbi morti adesso, son diversi
Di quelli già caduti in olocausto?
Non hanno forse un cuoricino esausto?
O forse restan angeli dispersi?

Catastrofe annunciata a molte voci
Per queste vite prive di destino
Strappati dalle aurore del mattino
Periti sotto cumuli di croci.

Le canagliate fatte con spergiuro
Si sommano agli orrori perpetrati
Ma con gl’incerti fini annunciati
Han fatto salti lunghi da ganguro.

Mettiamo in lista pure la vergogna
Non cambia nulla nella situazione
Che non si tratta solo d’intenzione
Piuttosto della pace messa a gogna

Ché con la pace cade l’interesse
E nelle tasche, vuote di risparmi,
Si corre a produzioni di più armi
E molto si fa fede alle commesse…

Tutti pensano a cambiare il mondo, rinunciando a cambiare se stessi.
(Lev Tolstoj)

Margherita di Savoia 10/04/2026

PARTE VI

Il sangue della Terra sta finendo.
È linfa nera estratta dal profondo
Per dissetare un clima sitibondo
Giacché l’arsura ora sta crescendo.

Si sta formando un mondo di bordelli
Di avanzate scienze e di progressi?
Ma i problemi restano gli stessi
Coi tanti più gravosi fardelli.

Esplicita carenza d’attenzioni
Per l’altro che non vede più fiorire:
È le magagne, sempre da coprire,
Spossato di restare in ginocchioni.

‘Sti maledetti capi di governo
Han fatto ‘na rapina piglia tutto
E quello c’han lasciato sopratutto:
Qualcosa che somiglia ad un inferno.

Non par ci sia ragione di pensare
Al sanamento, inteso, del disastro
Che mancano i mattoni pel pilastro,
Perché l’impresa è ancora in alto mare.

Intanto lo scompiglio ha preso piede
E chi si mette mani nei capelli
Accenna giustamente a nuovi appelli
Per dire basta al lutto, in buonafede.

Ma il cielo, di rimando, piove bombe
E bagna tamerici n deserto
Ma tutt’intorno, quale gran sconcerto:
Spinosi cactus e spettrali tombe.

La notte veglia tra sabbiose valli
I flussi asciutti d’un’avaro pianto
Mentre il silenzio resta muto, affranto
A chi siede sopra indebiti stalli.

E le strutture giù, come birilli,
Nel gioco più costoso e devastante
Lì cadono civili col turbante
E dei bambini s’odon’urli e strilli.

Scomparsi dalla scena, fati e dei,
Ma forse su promessa di tornare
Se resta qualche marmo per altare
Oppure per raccogliere i trofei?

Le vie del petrolio sono chiuse
Natanti nell’attese d’aperture
Il mondo spinge con le sue premure
Gli Stati con idee più confuse…

Nel labirinto esteso di canali
Già stagna l’abbondanza d’energie
Le navi delle tante Compagnie
Fan scoop di notizie sui giornali.

Il mondo ne lamenta la carenza
Di questo sedimento millenario:
Il greggio che mantiene lo scenario
Finché non si discuta in coerenza.

Ma manca coerenza nel trattare
Ché ognuno tira l’acqua al suo mulino:
Se non raggiunge intesa col vicino
Si vuole, forse, ancora divagare..?

Si stringono le mani in malafede
Intanto che si contano incursioni
E restano inattese conclusioni
Per il fattore messo in contropiede.

Intanto si va avanti a ritorsioni
Contare i lutti perdi pur la stima
E l’altro che s’incazza più di prima
Rimane sulle stesse posizioni.

Surriscaldato clima ormai raggiunto
E non si vuole più tornare indietro?
Certamente un giorno sì, nel feretro
Magari ben vestito a tutto punto.

Oggi pensiamo bene a farci male
Prima che la morte ci renda pace
E che la pace non ci tolga face Restare senza luce, no non vale.

Ci stiamo consumando nel dissidio
Aperto senza darci alcun avviso
L’America proclama all’improvviso
L’Oriente come nuovo suo presidio…

Sfacciata la questione israeliana
Sul territorio della Palestina
Accolta un di’ facendo la cinquina
Ed oggi ti scatena la buriana?

Un temporale dentro la scodella
Fatta di Stati invasi da petrolio
Confederati in Oligopolio
Ed Israele arriva e li accoltella?

Se questa guerra non verrà buttata fuori dalla storia dagli uomini, sarà la guerra a buttare fuori dalla storia gli uomini. (Gino Strada)

Margherita di Savoia 12/04/2026

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PARTE VII

La disputa, se non parla al senno,
Accende un odio infame a non finire.
Neppur la breve tregua fa lenire
La lite, se manca, almen, un liev’accenno.

Solo si va avanti negl’intenti
Privi di convinzione sull’accordo
Piuttosto che sanare quel raccordo
E dare un nuovo flusso agl’eventi.

Purtroppo è un attrito fuor misura
E che non lascia spazio al pentimento:
Finché il saggio senno rimarrà spento
S’avrà, sicuramente, ment’oscura.

Soccoraci buon Dio col Tuo aiuto!
E mandaci la grazia che ci vuole
In questa notte lunga che ci duole
Rimasti sì versati nell’imbuto.

Il clima sì rovente che ci cuoce
Non tiene conto più dell’impostura Occorre qualche cenno di bravura
Per questa frenesia che ci nuoce.

Sodali con noi stessi, prima cosa,
Lasciando l’arroganza nel cassetto
Proviamo agire con un nuov’assetto
E che alla fine resti rigogliosa
Io
Al pari d’una landa seminata
Che porta in seno il frutto da sbocciare
Nella stagion che faccia maturare
L’intesa, la più bella dell’annata.

Freniamo il nostro passo nel cammino,
È l’ora di vagliare gl’accaduti:
I falli con gl’abbagli e gl’insoluti
Restando un po’ dimessi e a capo chino.

Son troppi gl’egoismi messi in gara
Ben tanta la sostanza messa in gioco
Con un lumino acceso molto, fioco
La speme di rivalsa è poco chiara.

Giudizio infine, se dovessi dare,
Risveglierebbe l’infima coscienza
Di fronte a ‘sta grassata d’indecenza
Che il muro della crisi vuol scalare.

L’America spavalda t’alza il tiro
E manda truppe pronte allo sbaraglio
Con Trump che fa a meno del bavaglio
Per blaterare ‘naltra presa in giro.

Si vince la disfida sulla carta;
Si perde la fiducia nei suffragi;
Si gioca a moscacieca coi Re Magi?
Ma come, da statisti ci s’incarta?

La brama non fa testo con la fretta
Nemmen la forza serve nella lite:
Sarebbe come se la dinamite
La s’accendesse con la sigaretta…

‘Na guerra già scoppiata per scommessa
Mentre la mente gode la vittoria?
Un razzo che non segue traiettoria
E c’ogni direzione sia la stessa?

Difficile comprendere la trama
Di questi squilibrati bombaroli
Mercanti della morte, tombaroli,
In cerca di pedine per la fama?

Son già famosi per i danni in corso
Vorrebbero rialzare l’asticella
Coprire questa infame marachella
Restar puliti e senza alcun rimorso…

Le colpe già son scritte in bianco e nero
Ma pure le coscienze faran testo:
Per scrivere la Storia è ancora presto
Quel giorno non sarà un giorno austero.

Or dopo quei disastri perpetrati
Si cercan suluzioni a tavolino
Ma come? Dopo tutto sto casino

Non siamo tutti, forse, un po’ frustati?

Si vende ancora fumo per salsiccia
I media reclamizzano il prodotto
S’accusa già l’odore d’el complotto
Che si sprigiona dall’accesa miccia.

Non si comprende appieno la minaccia…
Che l’un per l’altro, per incattivire
Si scambiano sentenze a non finire
Perdendo dignità, la propria faccia.

Le voci hanno un tono, a dir, sguaiato
E nel contesto allunga le distanze
Chi nuota sempre nelle proprie usanze
Alla fin fine resta senza fiato.

Un giorno faranno una guerra in cui nessuno parteciperà (Carl Sandburg)

PARTE VIII

Indossa un bel  vestito la Ragione
Nel darsi appuntamento con la Pace
Un gesto molto atteso, a dir, ferace
Che lascia aperta porta alla prigione.

S’intenerisce, forse, la durezza,
Usata fino all’alba di un delitto?
Oppure si ravvede sul diritto
Qual’unico risvolto alla certezza?

Parlare sottovoce la questione
E senza uscir mai fuor dal seminato
S’arriva con stesura d’un trattato
A mettere a tacere il battaglione…

Chiudendo quello Stretto di passaggio,
Posando mine sul percorso d’acqua,
Nemmeno il buon Gesù risorto a Pasqua
Avrebbe dato avvio a quell’ingaggio.

A tregua stabilita, patti chiari…?
Ma gl’animi convulsi restan tali:
Han messo a garanzia tanti pali
Creando tanti intoppi alle biliari…

Eppure, resta sordo Netanjahu
E la sua guerra spuria non l’arresta
Ma spinge sul pedale, dove attesta
Tant’è che pure il gatto gli fa gnhaau!

Continua a bombardare sui fantasmi
Sugli hezbollah e sempre in vecchio stile
Sul Libano cedroso e pien di bile
Tant’è che la questione manda miasmi.

Quell’accanito impulso a perpetrare
Con gran ferocia ed oltre la pazzia
Ha reso l’uomo d’una tal mania
Che non gli costa nulla più sperare.

I compromessi sono palliativi
Per dar respiro ai ripensamenti
Ché restano celati i ver’intenti
Prima dei balzelli e i tentativi.

Le teste più scontrose son cadute
Ben altre son’apparse sulla scena
Ma la questione resta nell’arena
Fintanto, in alto mare, si discute.

Di questi giorni pur la tregua langue
Con tutti i patti e con gl’accordi in calce
Ma col pensier che miete occorre falce
Per poi lasciar l’arista nel suo sangue…

L’imbelle lista che rimane scritta
Riguarda solamente la preghiera
Ma solo per qualcun che ancora spera
Nella question che prenda la mandritta.

Non resta che pregare per la fine
Di queste guerre fatte di Calvarii
Son piene zeppe pagini e diarii
Per espansione vanno per le chine

E accendono fervori fuor misura
Che restan lungi dallo spegnimento
A causa del marcato accecamento
Dell’uom che giura il falso e poi abiura

Credendo di quietarsi la coscienza,
Ma che la inchioda  come messa al palo,
Convinto ahimè di farsi un buon regalo,
Con la ferita chiusa, e l’aderenza…?

La guerra vien sfruttata dalla bolgia
Per ricavarne il massimo voluto
L’errore resta tale in assoluto
Poiché è la pazzia che lo forgia.

C’è pure chi scommette sull’andazzo
E fa quattrini in modo assai funesto
Si trova sempre pronto un bel pretesto
Per far passare un telo per arazzo.

Chi avrà pazienza ne vedrà di peggio
C’è solo qualche giorno d’aspettare
In modo che la  borsa può spalmare:
I dividenti dei guadagni in greggio.

Cadranno molti razzi ed altre teste
Sui siti degl’ignavi e degl’affini
Avranno la paura ed irti crini
Sporadiche saranno le proteste

Sotto l’impulso di minacce estreme
Dell’armi, quale mezzo d’ingiunzione,
Da chi manovra e crea la cagione
E sui dissidi investe soldi e preme.

Se ho perso il filo e l’indirizzo esatto
Con il lettor mi scuso della svista
Terrò io quest’errore bene in vista
Se ancor dovrò tornare sul misfatto.

I crimini peggiori sono stati usati da pochi, voluti dai più e tollerati da tutti. (Tacito)

Leggi Una belligerante Troika, parte II


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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.