
PARTE V, VI, VII, VIII
Si blatera suprema la vittoria
Con poca convinzione degli astanti
Il mondo guarda gl’esiti distanti
E nota che la vincita irrisoria
Rimane espressa solo come scusa
Poiché la colpa dell’abbaglio è tale
Che non ti scopre ancora alcun finale
Del contenzioso aperto, sotto accusa
Dacché le misere ragioni in ballo
Non sembrano conforme e coerenti
Alla questione aperta ed ora in stallo:
Caduta nella rete degl’intenti..
Nessun’elogio si dovrebbe fare
A chi s’assume certi impegni insani
Se non è oggi, ma ci sarà un domani
Ché torneran coscienze a sussultare…
La storia si ripete e non insegna
Quel tanto che poi serve a non errare,
La dice Vico e non ti fa vagare:
La nuova scienza resta ‘na rassegna,
A definir valori (verum-factum)
La verità, qual vero insegnamento,
Da tener conto, quale accorgimento
Nei momenti vacui, dei tanti quorum…
Si fan promesse vuote a poco
prezzo
Per solo mantener questioni aperte?
Lasciar le conclusioni vane, incerte:
È forse negligenza oppure un vezzo?
Degli Dei, degli Eroi e degl’Uomini.
Ma qual’età viviamo or che scrivo?
Io credo sia l’età di un triste arrivo
Per l’uomo chiuso e pieno d’abomini.
Non torna indietro il sasso già lanciato
Ma forse l’eco acceso dal rumore
Che si riporta seco quell’umore
Seguendo passo passo il suo tracciato.
La bocca, catapulta d’imprudenze,
Se lascia ahimè passare parolacce
Deve aspettarsi indietro le minacce
Saranno sempre queste le tendenze.
Lo sproloquiare nelle relazioni
È già dannosa perdita di tempo
Se poi s’aggiunge il falso nel contempo
Finisce per andare in confusioni.
Se questa presa in giro si protrae
Di belle ne vedremo ad occhi chiusi
Perché chi prende mano con gl’abusi
Alla fin fine, si sa ché si contrae?
Durante questo pazzo scontro armato
Se ne son viste tante di pazzie
Perdendo le ragioni e rette vie
Per sol lasciare un clima arroventato.
La quiete l’han mandata a quel paese
Ed han lasciato un mondo fuori fase
I martellanti razzi sulla base
C’han messo in prima fila per le spese.
Semita Netanjahu assatanato
Col sangue agl’occhi e con il cuor di pietra
Ha fatto scempio, e giammai s’arretra
Fin quando non l’avranno condannato?
Risentimento folle, atavico
Ci porta a quei ricordi deliranti
Gli ebrei messi in fila, brulicanti
In un contesto storico, tragico.
Ma i bimbi morti adesso, son diversi
Di quelli già caduti in olocausto?
Non hanno forse un cuoricino esausto?
O forse restan angeli dispersi?
Catastrofe annunciata a molte voci
Per queste vite prive di destino
Strappati dalle aurore del mattino
Periti sotto cumuli di croci.
Le canagliate fatte con spergiuro
Si sommano agli orrori perpetrati
Ma con gl’incerti fini annunciati
Han fatto salti lunghi da ganguro.
Mettiamo in lista pure la vergogna
Non cambia nulla nella situazione
Che non si tratta solo d’intenzione
Piuttosto della pace messa a gogna
Ché con la pace cade l’interesse
E nelle tasche, vuote di risparmi,
Si corre a produzioni di più armi
E molto si fa fede alle commesse…
Tutti pensano a cambiare il mondo, rinunciando a cambiare se stessi.
(Lev Tolstoj)
Margherita di Savoia 10/04/2026
PARTE VI
Il sangue della Terra sta finendo.
È linfa nera estratta dal profondo
Per dissetare un clima sitibondo
Giacché l’arsura ora sta crescendo.
Si sta formando un mondo di bordelli
Di avanzate scienze e di progressi?
Ma i problemi restano gli stessi
Coi tanti già gravati di fardelli…
Esplicita carenza d’attenzioni
Per l’altro che non vede più fiorire:
È le magagne, sempre da coprire,
Spossato di restare in ginocchioni.
‘Sti maledetti capi di governo
Han fatto ‘na rapina piglia tutto
E quello c’han lasciato sopratutto:
Qualcosa che somiglia ad un inferno.
Non par ci sia ragione di pensare
Al sanamento, inteso, del disastro
Che mancano i mattoni pel pilastro,
Perché l’impresa è ancora in alto mare.
Intanto lo scompiglio ha preso piede
E chi si mette mani nei capelli
Accenna giustamente a nuovi appelli
Per dire basta al lutto, in buonafede.
Ma il cielo, di rimando, piove bombe
E bagna tamerici nel deserto
Ma tutt’intorno, quale gran sconcerto:
Spinosi cactus e spettrali tombe.
La notte veglia tra sabbiose valli
I flussi asciutti d’un’avaro pianto
Mentre il silenzio resta muto, affranto
A chi siede sopra indebiti stalli.
E le strutture giù, come birilli,
Nel gioco più costoso e devastante
Lì cadono civili col turbante
E dei bambini s’odon’urli e strilli.
Scomparsi dalla scena, fati e dei,
Ma forse su promessa di tornare
Se resta qualche marmo per altare
Oppure per raccogliere i trofei?
Le vie del petrolio sono chiuse
Natanti nell’attese d’aperture
Il mondo spinge con le sue premure
Gli Stati con idee più confuse…
Nel labirinto esteso di canali
Già stagna l’abbondanza d’energie
Le navi delle tante Compagnie
Fan scoop di notizie sui giornali.
Il mondo ne lamenta la carenza
Di questo sedimento millenario:
Il greggio che mantiene lo scenario
Finché non si discuta in coerenza.
Ma manca coerenza nel trattare
Ché ognuno tira l’acqua al suo mulino:
Se non raggiunge intesa col vicino
Si vuole, forse, ancora divagare..?
Si stringono le mani in malafede
Intanto che si contano incursioni
E restano inattese conclusioni
Per il fattore messo in contropiede.
Intanto si va avanti a ritorsioni
Contare i lutti perdi pur la stima
E l’altro che s’incazza più di prima
Rimane sulle stesse posizioni.
Surriscaldato clima ormai raggiunto
E non si vuole più tornare indietro?
Certamente un giorno sì, nel feretro
Magari ben vestito a tutto punto.
Oggi pensiamo bene a farci male
Prima che la morte ci renda pace
E che la pace non ci tolga face Restare senza luce, no non vale.
Ci stiamo consumando nel dissidio
Aperto senza darci alcun avviso
L’America proclama all’improvviso
L’Oriente come nuovo suo presidio…
Sfacciata la questione israeliana
Sul territorio della Palestina
Accolta un di’ facendo la cinquina
Ed oggi ti scatena la buriana?
Un temporale dentro la scodella
Fatta di Stati invasi da petrolio
Confederati in Oligopolio
Ed Israele arriva e li accoltella?
Se questa guerra non verrà buttata fuori dalla storia dagli uomini, sarà la guerra a buttare fuori dalla storia gli uomini. (Gino Strada)
Margherita di Savoia 12/04/2026
.
PARTE VII
La disputa, se non parla al senno,
Accende un odio infame a non finire.
Neppur la breve tregua fa lenire
La lite, se manca, almen, un liev’accenno.
Solo si va avanti negl’intenti
Privi di convinzione sull’accordo
Piuttosto che sanare quel raccordo
E dare un nuovo flusso agl’eventi.
Purtroppo è un attrito fuor misura
E che non lascia spazio al pentimento:
Finché il saggio senno rimarrà spento
S’avrà, sicuramente, ment’oscura.
Soccoraci buon Dio col Tuo aiuto!
E mandaci la grazia che ci vuole
In questa notte lunga che ci duole
Rimasti sì versati nell’imbuto.
Il clima sì rovente che ci cuoce
Non tiene conto più dell’impostura Occorre qualche cenno di bravura
Per questa frenesia che ci nuoce.
Sodali con noi stessi, prima cosa,
Lasciando l’arroganza nel cassetto
Proviamo agire con un nuov’assetto
E che alla fine resti rigogliosa
Al pari d’una landa seminata
Che porta in seno il frutto da sbocciare
Nella stagion che faccia maturare
L’intesa, la più bella dell’annata.
Freniamo il nostro passo nel cammino,
È l’ora di vagliare gl’accaduti:
I falli con gl’abbagli e gl’insoluti
Restando un po’ dimessi e a capo chino.
Son troppi gl’egoismi messi in gara
Ben tanta la sostanza messa in gioco
Con un lumino acceso molto, fioco
La speme di rivalsa è poco chiara.
Giudizio infine, se dovessi dare,
Risveglierebbe l’infima coscienza
Di fronte a ‘sta grassata d’indecenza
Che il muro della crisi vuol scalare.
L’America spavalda t’alza il tiro
E manda truppe pronte allo sbaraglio
Con Trump che fa a meno del bavaglio
Per blaterare ‘naltra presa in giro.
Si vince la disfida sulla carta;
Si perde la fiducia nei suffragi;
Si gioca a moscacieca coi Re Magi?
Ma come, da statisti ci s’incarta?
La brama non fa testo con la fretta
Nemmen la forza serve nella lite:
Sarebbe come se la dinamite
La s’accendesse con la sigaretta…
‘Na guerra già scoppiata per scommessa
Mentre la mente gode la vittoria?
Un razzo che non segue traiettoria
E c’ogni direzione sia la stessa?
Difficile comprendere la trama
Di questi squilibrati bombaroli
Mercanti della morte, tombaroli,
In cerca di pedine per la fama?
Son già famosi per i danni in corso
Vorrebbero rialzare l’asticella
Coprire questa infame marachella
Restar puliti e senza alcun rimorso…
Le colpe già son scritte in bianco e nero
Ma pure le coscienze faran testo:
Per scrivere la Storia è ancora presto
Quel giorno non sarà un giorno austero.
Or dopo quei disastri perpetrati
Si cercan soluzioni a tavolino
Ma come? Dopo tutto sto casino
Non siamo tutti, forse, un po’ frustati?
Si vende ancora fumo per salsiccia
I media reclamizzano il prodotto
S’accusa già l’odore d’el complotto
Che si sprigiona dall’accesa miccia.
Non si comprende appieno la minaccia…
Che l’un per l’altro, per incattivire
Si scambiano sentenze a non finire
Perdendo dignità, la propria faccia.
Le voci hanno un tono, a dir, sguaiato
E nel contesto allunga le distanze
Chi nuota sempre nelle proprie usanze
Alla fin fine resta senza fiato.
Un giorno faranno una guerra in cui nessuno parteciperà (Carl Sandburg)
PARTE VIII
Indossa un bel vestito la Ragione
Nel darsi appuntamento con la Pace
Un gesto molto atteso, a dir, ferace
Che lascia aperta porta alla prigione.
S’intenerisce, forse, la durezza,
Usata fino all’alba di un delitto?
Oppure si ravvede sul diritto
Qual’unico risvolto alla certezza?
Parlare sottovoce la questione
E senza uscir mai fuor dal seminato
S’arriva con stesura d’un trattato
A mettere a tacere il battaglione…
Chiudendo quello Stretto di passaggio,
Posando mine sul percorso d’acqua,
Nemmeno il buon Gesù risorto a Pasqua
Avrebbe dato avvio a quell’ingaggio.
A tregua stabilita, patti chiari…?
Ma gl’animi convulsi restan tali:
Han messo a garanzia tanti pali
Creando tanti intoppi alle biliari…
Eppure, resta sordo Netanjahu
E la sua guerra spuria non l’arresta
Ma spinge sul pedale, dove attesta
Tant’è che pure il gatto gli fa gnhaau!
Continua a bombardare sui fantasmi
Sugli hezbollah e sempre in vecchio stile
Sul Libano cedroso e pien di bile
Tant’è che la questione manda miasmi.
Quell’accanito impulso a perpetrare
Con gran ferocia ed oltre la pazzia
Ha reso l’uomo d’una tal mania
Che non gli costa nulla più sperare.
I compromessi sono palliativi
Per dar respiro ai ripensamenti
Ché restano celati i ver’intenti
Prima dei balzelli e i tentativi.
Le teste più scontrose son cadute
Ben altre son’apparse sulla scena
Ma la questione resta nell’arena
Fintanto, in alto mare, si discute.
Di questi giorni pur la tregua langue
Con tutti i patti e con gl’accordi in calce
Ma col pensier che miete occorre falce
Per poi lasciar l’arista nel suo sangue…
L’imbelle lista che rimane scritta
Riguarda solamente la preghiera
Ma solo per qualcun che ancora spera
Nella question che prenda la mandritta.
Non resta che pregare per la fine
Di queste guerre fatte di Calvarii
Son piene zeppe pagini e diarii
Per espansione vanno per le chine
E accendono fervori fuor misura
Che restan lungi dallo spegnimento
A causa del marcato accecamento
Dell’uom che giura il falso e poi abiura
Credendo di quietarsi la coscienza,
Ma che la inchioda come messa al palo,
Convinto ahimè di farsi un buon regalo,
Con la ferita chiusa, e l’aderenza…?
La guerra vien sfruttata dalla bolgia
Per ricavarne il massimo voluto
L’errore resta tale in assoluto
Poiché è la pazzia che lo forgia.
C’è pure chi scommette sull’andazzo
E fa quattrini in modo assai funesto
Si trova sempre pronto un bel pretesto
Per far passare un telo per arazzo.
Chi avrà pazienza ne vedrà di peggio
C’è solo qualche giorno d’aspettare
In modo che la borsa può spalmare:
I dividenti dei guadagni in greggio.
Cadranno molti razzi ed altre teste
Sui siti degl’ignavi e degl’affini
Avranno la paura ed irti crini
Sporadiche saranno le proteste
Sotto l’impulso di minacce estreme
Dell’armi, quale mezzo d’ingiunzione,
Da chi manovra e crea la cagione
E sui dissidi investe soldi e preme.
Se ho perso il filo e l’indirizzo esatto
Con il lettor mi scuso della svista
Terrò io quest’errore bene in vista
Se ancor dovrò tornare sul misfatto.
I crimini peggiori sono stati usati da pochi, voluti dai più e tollerati da tutti. (Tacito)
Margherita di Savoia 19/04/2026
La troika 3
IX
La guerra non prevede mai scadenza
Dei tanti focolai sparsi in giro
Che pare più non diano respiro:
Come la droga crean dipendenza,
In molte menti di figuri strambi.
Così succede, sempre più agguerrito,
Lo scontro tra malnati senza rito
Che trattano la pace con il piombo.
Sono colombe con il becco adunco
Con ali pien di rostri arrugginiti
Che sganciano violenze sui sunniti
Chinando l’uomo come fosse un giunco.
Qui detta solo il libero pensiero
E non c’è dogma che ti quieti l’ira,
Ché quando il vento sol da un verso spira:
Il crin s’adatta al pari del cimiero.
Ai tavoli, se manca la saggezza,
Si perde l’occasione per l’intesa
E prende piede fermo la contesa
Nel clima dove stagna l’incertezza.
Taciuta la presenza della fede
Dagl’interessi sporchi messi in gioco
Poiché la carne umana messa al fuoco
E già notizia vecchia a chi non crede.
Sobillano, viscosi, i dittatori
Per attizzar le brame di scompigli:
Tra pari s’armonizzano i cipigli
In un comune sdegno di fattori.
Si chiaman Presidenti ‘sti buffoni
Eletti coi suffragi della massa
Ma resta avviluppata la matassa
Nello scontento delle conclusioni.
È triste lo scacchiere dei rilievi
Intra le dune dardeggiate a morte
Ricchezza nera messa in mala sorte
Primari sedimenti ad usi brevi?
Tra le bassezze degli annali in corso
Null’altro emerge, che l’avventatezza.
Destriero folle privo di cavezza
Da finimenti libero e dal Morso.
Le guerre sono il frutto velenoso
Giammai sventato da coscenza pura
Un atto snaturato d’impostura
Un gesto, meglio andrebbe se a riposo.
Ci fosse almeno il tempo di pensare
Per non trovarsi in brutte situazioni
Dacché son le migliori esitazioni
A consigliar la mente a non osare.
Hezbollah, partito di Dio, folle?
Sfrenato contro l’ira d’Israele
Che sparge sangue misto ad aspro fiele
In un miscuglio gruppo che si volle?
Hamas, Movimento di resistenza
Che tien vetusto l’astio ai giudei,
Se fossero ligi, io l’aiuterei,
Benedirei pure l’esistenza…
Ma pare, qui, non ci sia amore
Piuttosto lo scontento pel vicino
Che sia mullah, sciamano o rabbino
C’è l’astio che sprigiona un brutto odore.
Dimenticavo gl’Houthi, partigiani
Che dallo Yemen soffiano sul fuoco
Acceso non per grazia, non dappoco
Con la fiammella aiuto agl’iraniani.
In tutto questo brutto gran casino
Non è bastato Roma con Nerone
Ma pure messo, in detto calderone,
Del cinico Putin, il suo zampino.
Nemmen la Cina resta mano in mano
Ma gioca a moscacieca in retroscena
È pronta all’uso senza darsi pena:
È pronto ed agguerrito il caimano.
Si stanno preparando per la mischia
I coreani, quelli più pugnaci
Che tengono i fratelli più loquaci,
Ma nei dissidi lunghi, chi s’arrischia?
Un carosello di figuri grigi
Che fanno a pugni per salvar la faccia
Ma tra le righe fanno figuraccia
Così montati d’accattar litigi.
Non sembra vero tutto ‘sto trambusto
Se pur la Storia scriverà la fine
Se resta in loco o varchera’ confine:
Ché non si calchi a ‘sti ladroni il Busto.
X
Oh Dio, le promesse che si fanno!
Son come il tuono dopo il forte lampo
Col cielo che peggiora: non c’è scampo!
Ché l’uragano arriva e lascia il danno
E quel che ti combina fa paura.
Degl’avi il gran sudore? Demolito.
Le ruspe spazzan case a menadito
E nulla vien salvato per sutura…
La tregua titubante regge male
È come la parola detta al vento
Ma tal rimane infine nell’intento
Intanto che si svuota l’arsenale.
Capricci demenziali e arroganti
Preposti ad impartire direttive
Inviando eccellenze selettive
A fare le promesse più vaganti?
Dall’altro campo, uomini sornioni
Barbuti diffidenti e sfiduciati…?
Ma tosti che non sembrano accasciati
Son fermi sulle loro decisioni…
L’atomica ristagna in trattative
È il chiodo fisso messo in discussione
E tutto segna il passo in conclusione
Con la questione senza prospettive.
Diritto sacrosanto per la morte?
La bomba ideale, disastrosa:
Un mezzo di natura bellicosa
Per compensare aiuto alla sorte?
I popoli si pongon di traverso
Per respirare il clima della pace
Dal sol mutismo ora è più loquace
E dice basta a tutto il tempo perso
A perpetrare, senza coerenza,
Lo scontro aperto nella landa invasa
Piuttosto che restare attivi in casa
E dimostrare in loco l’efficienza.
S’esulta la vittoria disastrosa?
Miliardi persi e tante vite umane?
Piuttosto che comprare tanto pane
E rendere la mossa silenziosa?
La cinica alleanza con L’America
Ha dato ad Israele un altro volto
È vero che già tanto gli fu tolto:
Cangia la Terra, o resta sferica?
Intanto si procede a tentativi
Strafatti dico, peggio che storditi,
In alto mare, fermi ed intontiti
Dove alla fine mancano aggettivi
Per definir lo sballo degli intrusi
Le tante gaffe messe a far da pezza
Che più nessuno ormai ci raccapezza
Il dove e chi ha perpetrato abusi…
La tregua è uno stato di respiro
Ci si raccoglie per tirar le somme
Al carro gli si cambiano le gomme
Per esser pronti per il nuovo giro…
Intermediari cercano rimedi
Usando l’equilibrio e la bilancia
Ma sono molto forti i mal di pancia
E tanti gl’improvvisi gravi assedi.
Araghchi che contatta Russia e Cina
Cercando aiuto per salvar merenda
Ha pien le palle tanto che l’agenda
Il tempo e le meningi gli macina.
Ma Netanjahu soffre d’itterizia
Non vede l’ora che si ricominci
La lite non si ferma adesso, quinci…
Riparte a suon di bombe e fa notizia.
Ne Golfo, intanto, si parcheggia, pare
Ci somo petroliere lì bloccate
Con maestranze stanche a dir scioccate
Ancora nell’attesa di salpare?
Tra morti e atti vili non c’è Cristo
Che metta fine a questa risma infame
Mentre nessun si fa un saggio esame
Per denunciare Trump a “Chi l’ha visto”.
A questa guerra in corso c’entra il Papa?
Non certamente come vien descritto:
È l’uomo che rispetta ogni diritto
Da Roma coll’emblema della lupa,
Ma sta di fatto che la sua preghiera
Non è in suffragio per alcun dissidio
Nemmeno contro Tramp e il suo presidio
Per togliere alla pace ogni barriera.
XI
Global Sumud Flotilla sotto attacco
Per la protesta invisa ad Israele
Pei suoi capricci pien di rabbia e fiele
Volendo metter tutti sotto scacco.
È vipera col dente avvelenato
Fintanto che rimane sulla scena
Cipiglio cupo ma si nota appena
Tenuto mascherato, ben celato.
Lo scopo più straziante di quest’ira
Si deve ricercare nel trascorso
Del processato senza alcun rimorso
Che grazia solo aspetta, fin che tira…
S’allea con L’America di turno
Per sol sentirsi al pari di Golia
Ma nella foga perde giusta via:
Smarrisce pur la strada pel ritorno.
Si spende e spande soldi all’infinito
Pagando con valuta di sudore 💦
Ma non si parla proprio del dolore:
Dal modo com’è stato concepito?
Avremo il tempo per sanar ferite,
Inferte con demenza cognitiva
Se putacaso pazza comitiva
Entrasse con le smanie ingigantite?
La nuov’economia fa scintille
Si tratta delle armi intelligenti
Sono momenti questi, i più salienti,
Per dire che non servono postille…
Non servono archibuci per morire
Se per produrli poi ci manca il pane;
Se pur le scelte sono state vane
E che i profeti non si voll’udire.
Eccentrica, convulsa la gestione
Di ‘sti fasulli comandanti arresi
Che se finissero ad un palo appesi
Avremmo già risolto la questione.
Invece si procede con ferocia
L’un l’altro senza tante aspettative
Si scambiano siluri ed invettive
Laddove la demenza in lite sfocia.
E il mondo qui si limita a guardare
Mentre i civili fanno da birilli
Dei bimbi strazi e delle madri strilli
Che pure il cielo sembra protestare.
La Terra è sfiduciata ed allibita
E la Natura invoca primavere:
Dolci, soavi non gravi o austere
D’alleviarci gl’affanni, nella vita.
Ma questa guerra allarga il suo presidio
Con i cervelli vuoti di memoria
La gloria resta, a dire, provvisoria
Ma questo stato certo non invidio.
La leggerezza nelle decisioni
Non salva manco la diplomazia
Se non si faccia prima pulizia
Dettate scorie sulle imprecisioni.
Il Libano soccombe dentro casa
Per tanta gente messa a dura prova
Ma Israele intanto ci riprova
Sfollando un volgo dalla terra invasa.
Spavaldi nel dettare fruste leggi
A gente inerme e priva d’ogni bene
Fameliche le brame delle iene
Che rompono la quiete delle greggi.
Ma tal rimane tutto tra le dune,
La landa e il mar caduti nel degrado
Inquinamento, come se un tornado
Lasciasse tanto sporco e l’acqua immune.
Sospinti dalla foga e da baldanza
Ci ritroviamo insieme sul Calvario
Soltanto siamo uniti nel divario
Qualcun si salva solo in discordanza
Poiché ripudia la presenza in loco,
La micidiale tesi del profitto
Con l’etica mancante pel diritto
E che l’intruso pensi al suo trasloco.
Chi vanga la sua terra dando vita
Vorrà restare in pace sotto il cielo
Soltanto lavorando con lo zelo
Si arriva un po’ a ridurre la salita.
La fame già scavalva la frontiera
Non si lenisce solo digiunando
Ché il “cibo” che ci stanno destinando
È molto duro se non hai dentiera…
XII
Con l’ultima proposta ancor respinta
Il ferro nella forgia è più rovente
Con Trump che s’atteggia a prepotente
E Netanjahu che gli dà la spinta
A mettere la carne sulla brace
Per solo liberarsi da un ombra
Fantasma che la psiche male adombra
E la coscienza che non gli dà pace?
S’impenna l’asticella del rancore
Nel limbo d’un girone sconosciuto
Indove l’odio espresso e non taciuto
Già spesso si tramuta in grave ardore.
Quell’arricchito uranio custodito
Mantiene le Potenze discordanti
Si fanno passi indietro più che avanti
In un balletto senza alcun spartito.
Se almeno si scendesse un sol gradino
Dalla postura d’arrrogante ruolo
Nessuno soffrirebbe tanto duolo
Saremmo pure in pace col vicino.
Vivremmo come pappa e cacio, insieme
In un giardin di rose senza spine
E troveremmo quella gioia infine
Di stare in pace con le parti estreme.
Non vuol sentirsi dare alcun rifiuto
Ma sol’assensi alle sue richieste
Se no diventa peggio d’una peste
Ché permaloso è proprio l’attributo.
Si parla, si discude e si bombarda
Le tregue sono come neve al sole
Si gondola suonando barcarole
Si pesca bene tra chi più s’azzarda.
Qui l’esca è fatta solo di tranelli
Sono sgambetti astuti e traditori
Son proprio in primo piano i malfattori
E sulla scena sono sempre quelli…
Che fanno e poi disfanno a piacimento
Così facendo si guadagna bene
È la manovra ch’oggidi’ conviene
È più dell’oro nero, un giacimento.
Quella delle armi è pure una miniera,
Profitti a non finire per la morte,
Ma par si sian ridotte un po’ le scorte
E che il leone ha perso la criniera?
Ma poi ci si dà mano ad aiutarsi:
Le belve sazie non si fanno lite…
Indebite maniere mai bandite
Diventan mero unguento di catarsi.
S’agogna pace ma con l’arma in
pugno
Son già tre mesi messi a dura prova Ma c’è l’ostil che certo si ritrova
A premunirsi in armi pure a giugno…?
Le navi pien di greggio fanno fila
Nel galleggiare sopra un mar di bile
La lotta che prosegue in nuovo stile
Ti passa la questione alla trafila.
Esiston’eminenze tra i buffoni
Che possano trattare seriamente
Piuttosto che giostrare inutilmente
E per la pace perder’occasioni?
Si sta recando in Cina lo spaccone
Lasciandosi alle spalle la tragedia
Col mondo che non cade nell’inedia
A causa della presa col forcone
Le trattative svolte a porte chiuse,
In un contesto più che mai mafioso,
Il clima è divenuto tanto afoso
E vuote son rimaste le cambuse…
Piuttosto sono all’opre gl’arsenali:
L’atomica rimessa sulle righe?
E i campi, pur già zeppi di lettighe,
Son’atti seri, sì, giammai banali.
Su questo tema i versi restan tali
Soltanto versi per uditi sordi
Ma senza intese e senza buon’abbordi
Si perde tutto, sino i genitali.
Vorrei vedere un mondo di dolcezza
Dormir fratelli nello stesso letto
Non più per strada come i senzatetto;
Sentire frasi dolci di purezza.
Intanto mi dimetto da censore
E m’inginocchio innanzi al confessore.
Io sono peccatore come tanti
Non voglio questa guerra vada avanti.
La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire. (Albet Einstein)
La guerra è una sconfitta per l’umanità. (Papa Francesco)


























