
Burning Ambition
“I fan più accaniti non ti abbandonano mai”. A dirlo è Steve Harris, “il boss” bassista degli Iron Maiden, gruppo nato nel 1975 a Leyton, nella zona orientale di Londra. Harris è tra i principali padri fondatori della più importante formazione heavy metal della storia della musica. “Iron Maiden -Burning Ambition”, del regista Malcolm Venville, è un viaggio di cinquant’anni lungo la scena discografica mondiale.
Un racconto, quello di Venville, che affonda le radici cinematografiche nella biografia di alcuni elementi di spicco della band, vite incastonate nei momenti salienti della loro carriera: dal successo quasi immediato, alla sostituzione necessaria del cantante Paul Di’Anno per abuso di alcol e droghe con Bruce Dickinson, divenuto, in breve tempo, l’altra star del gruppo, superando un tumore alla gola, e pilotando personalmente l’aereo della band.
L’apoteosi a metà degli anni ’80 è, però, solo il preludio alla crisi del decennio successivo con l’addio di Dickinson e del chitarrista Adrian Smith, tornati, inaspettatamente, nel 1999. A far da sfondo è proprio la Londra del 1980 che, tra inflazione e disoccupazione, cerca di incasellare gli Iron Maiden nel genere punk come gruppi alternativi ai Sex Pistols e ai Clash, l’ostilità delle radio nei loro confronti è contrastata dalla mascotte Eddie (“miglior strumento di marketing dell’heavy metal”) icona delle loro copertine degli album, locandine, pubblicità e in gran parte dei videoclip. Il celebre mostruoso pupazzo ha suscitato polemiche mentre brandiva un coltello sul volto dell’allora Primo Ministro Margareth Thatcher nella copertina del singolo Sanctuary, poi censurato.
“I fan più accaniti non ti abbandonano mai”. A sostenerlo sono anche musicisti, agenti di polizia, professori, e, soprattutto, Lars Ulrich dei Metallica, il rapper Chuck D e l’attore spagnolo Javier Bardem le cui parole sublimano tutto il documentario.
Pur essendo minuzioso nella dovizia dei particolari, “Iron Maiden -Burning Ambition” affronta troppo velocemente la loro crisi degli anni ’90, quando non riuscivano a riempire locali ad ampiezza ridotta, con un lavoro meno educato e più ribelle sarebbe stato più facile descrivere la tensione tra il batterista Nicko McBrain e Bruce, e la portata rivoluzionaria della loro arte. In più ci potevano essere più musica e meno racconto, sottolineando per esempio l’impatto di album come Powerslave con un brano (Rime of the Ancient Mariner) che superava i 13 minuti di durata.
Un docufilm funzionale a chi vuole saperne di più sugli Iron Maiden.























