Divagazioni (semi)serie sul chiasso del (sul) terrorismo e sul silenzio della (sulla) mafia.

Divagazioni (semi)serie sul chiasso del (sul) terrorismo e sul silenzio della (sulla) mafia.

Proviamo una speculazione surreale.

Qual è meglio il terrorismo o la mafia?

Qual è più forte delle due?

Perché i terroristi non attaccano una nave piena di narcotrafficanti mafiosi e “infedeli”? Oppure un quartiere infestato dai mali della vita organizzata?

Forse i terroristi non sanno dell’esistenza delle mafie perché esse non trasmettono i loro prodotti alla pubblicità in televisione, però i mafiosi sanno dell’esistenza dei terroristi. Che ne pensano loro? Li condannano? Sono mai stati colpiti accidentalmente in prima persona in un loro dei attacchi? Turbano i loro affari oppure sono indifferenti, o li incrementano?

Entrambi fanno paura, ma solo il terrorismo fa clamore; la mafia uccide silenziosamente, lentamente e senza fare notizia.

Il terrorismo rivendica i suoi attacchi; la mafia non vuole far sapere della sua esistenza, agisce nell’ombra.

Il terrorismo non sembra fare affari ma sembra agire solo per una forza cieca e diabolica; la mafia produce cascate di denaro frutto di attività illecite e diaboliche.

Vi immaginate un terrorista e un mafioso in un bistrot francese comodamente seduti a sorseggiare del buon caffè? Che cosa mai potrebbero dirsi?

Se dovessero confessarsi uno all’altro che cosa avrebbero mai da tirar fuori dall’oscurità del loro cuore?

Probabilmente se incominciassero a parlare, in sincerità, come tra due vecchi amici che si rivedono dopo tanto tempo e tiran fuori ciò che li abita interiormente, entrambi confesserebbero il (e forse anche si pentirebbero del) male che attanaglia le loro viscere senza neanche sapere più né il come, né il quando, né il perché il male abbia avuto il sopravvento su di loro ed li abbia anche portati a distruggere tutto intorno a loro. Magari potrebbero far fuoriuscire pure qualche candido ricordo dell’infanzia, un gesto di amore autentico ricevuto, un pio sogno nel cassetto mai realizzato; ma subito, altrettanto probabilmente, le tenebre che avvolgono irrimediabilmente il loro cuore tornerebbero a spegnere quella piccola luce per ricordar loro la propria illusoria e presunta forza, superiorità e giustizia. Il male, infatti, si maschera sempre dietro una parvenza di bene.

Forse una tale confessione potrebbe far bruciare loro nuovamente qualcosa dentro sé, ma la realtà incombe sempre bruscamente e busserebbe prontamente alle loro porte, come anche alle nostre.

Ed essa ci dice e ci ricorda di come oggi la gente e i mass media siano allarmati dai terrori degli attacchi dei terroristi islamici; e ci dice anche di come nel frattempo, nel silenzio più tombale, la mafia ogni giorno uccida più o meno metaforicamente migliaia di vittime innocenti con attività simili ad un cancro, che lentamente uccide pur chi sembra restare in vita e godere di ottima salute. Ma di cui nessuno sembra occuparsi, né tantomeno interessarsi.


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Nicola Uva, sj
Terrone e fiero di esserlo: Nicola nasce a Trani, Puglia, nel 1985. Studia Economia a Bari e a Siena: ha grandi desideri di fare del bene per il mondo in cui vive. Sogna le istituzioni internazionali, ad un lavoro di prestigio dopo l'università e al bene per la sua terra di nascita. Riscopre la fede nel borgo toscano ed incontra i gesuiti alla cappella universitaria di Bari, mentre si interroga sul suo desiderio vocazionale; dopo essersi riavvicinato alla fede, infatti, tutta la sua vita e i suoi desideri erano cambiati: vuole ridonare quell’amore gratuito ricevuto da Dio di cui ha fatto esperienza e pensa al sacerdozio. Dei gesuiti, lo affascinano la libertà interiore, la profonda lettura del Vangelo e il carisma degli esercizi. Nel 2017 entra in Noviziato a Genova e nel 2019 fa i suoi primi voti. Attualmente vive a Roma, dove studia filosofia. Ama la vita che conduce, ama la vita in Compagnia.