Restare umani, in Europa, al Nord del mondo, non si può.

Restare umani, in Europa, al Nord del mondo, non si può. Abbiamo PIL e conto corrente a cui pensare…

“Ecce Homo”, “Ecco l’Uomo”. È l’espressione lapidaria che, un giorno, Pilato usò per mostrare alla folla, assetata di giustizia, un UOMO fatto flagellare. A sua insaputa Pilato mostrando quell’UOMO in quel corpo martoriato ha mostrato l’essenza dell’umanità. Ma non è bastato per restare umani.

Ecco l’Uomo. Calpestato dal potere. L’unica colpa è quella di aver dato voce ai poveri, a coloro che non contano, agli avanzi e scarti della società, ai disperati, ai non violenti, ai semplici di cuore, ai costruttori di pace, ai perseguitati a causa della giustizia ossia aver ri-donato speranza, dignità e vitalità a quanti erano considerati nullità, mettendo in scacco ogni potere, quello politico e quello religioso.

Questa volta, l’uomo non è visibile perché è sepolto sotto le onde del Mare Nostrum trasformato da mare di incontro a mare-muro di morte.

Investito dall’acqua nella disperata ricerca di un luogo dove poter coltivare la speranza perché in fuga da guerre e miseria, da prepotenze e violenze, con il desiderio di costruire l’umanità diversa. Senza recinzioni e barriere, senza l’idolatria della propria etnia, senza l’imposizione della propria fede.

Ecco l’Uomo. Immolato giorno dopo giorno sull’altare della logica che lascia liberi i capitali, ma tiene imprigionato l’uomo.

Oggi il sepolcro non è chiuso da una pietra, ma è sommerso da un’acqua spessissima che toglie ogni raggio di luce, che insabbia ogni speranza. L’Uomo oggi non è sepolto in una normale tomba, ma nel grande cimitero coperto dall’acqua. Ed è in questo mare che si condanna l’uomo oggi, in nome di una sicurezza che di umano non ha niente, di una economia fatta per le sacche dei privilegiati e dei potenti, di una politica codarda e dispotica che si basa solo sulla difesa delle proprie postazioni e propri vantaggi.

“Ecco l’Uomo”, disse Pilato, convinto che, mostrando quell’Uomo, flagellato, la gente si sarebbe accontentata e avrebbe esaudito la sete di giustizia, che avrebbe avuto un moto di compassione. Il potere è capace di svuotare anche i sentimenti, di sobillare la folla chiedendo il consenso per i propri disegni disumani.

“…Non lui, ma Barabba”, Pilato lascia quell’uomo nelle mani della folla assetata e condanna l’Uomo in nome del consenso democratico, sì, quel voto popolare scippato con l’imbroglio e la persuasione occulta, con il favore e il clientelismo con la scambio e la compravendita. Trenta denari per Giuda ieri, tremila dollari oggi.

Quando “arrivano”, non c’è nessun uomo di potere o altra personalità ad accoglierli, ma solo alcuni uomini e donne, così com’è avvenuto per l’Uomo della Croce.

Già perché sia il potere che tanti comuni uomini si commuovono e si muovono, per altre manifestazioni solenni che hanno al centro campo un pallone.

Dobbiamo ammetterlo, senza se e senza ma, abbiamo paura di chi sogna nel campo del mondo, della vita, di chi desidera e sogna di costruire un proprio futuro con le proprie mani, i propri viaggi, le proprie storie, capovolgendo logiche, sistemi e strutture, concretizzando l’inno degli anawim (sono gli affondati, gli abbassati, gli schiacciati, i calpestati, i sottomessi, gli oppressi da pesi): “rovesciare i potenti dai troni ed innalzare i piccoli”.

“A casa loro”, scrivono e dicono in tanti, perché ormai l’Umanità non abita più qui in mezzo all’uomo, l’Uomo deve essere invisibile e afono e neppure la sua tomba deve parlare.

Si rimpallano l’Uomo, da un capo all’altro del Paese, da un capo all’altro dell’Europa. Al Sud e non al Nord, perché qui per l’uomo non c’è tempo per essere umano, deve fare affari, avere un numero di conto corrente, un deposito e non perdere tempo. Così si costruisce e si edifica la nuova comunità-società con Pil e consenso. Si prendono voti, seggi, appalti, mandando l’Uomo “föra di ball”.

Quant’è difficile rimanere Umani e insaporire di umanità la nostra esistenza! Perché questo vuol dire ‘combattere’ in nome dell’Uomo e per l’Uomo.

Non permettiamo che il potere, religioso, politico, economico, si appropri dell’Uomo, perché l’Uomo vero è quello che Pilato ha mostrato dopo averlo fatto flagellare. È quello inchiodato sulla Croce, o ammazzato a Dacca, in Turchia, in Siria, in Libia, a Gaza, o sepolto nel mare, in quel mare che dovrebbe unirci, perché in tutte le tradizioni culturali la morte non separa, non divide, semmai piange per la scomparsa del congiunto, del parente, dell’amico/a, dello sconosciuto e il pianto è un comune denominatore di tutta l’umanità, sono le lacrime che potrebbero aiutarci a restare umani.