Dialogo con Mario Castellana

Enti di ricerca, università, accademie e società scientifiche, ed in ambito anglosassone in particolare, investono in modo programmatico e con modalità diverse nel fare conoscere i risultati delle ricerche di chi vi opera o vi abbia operato col dare alla divulgazione  un ruolo prioritario, senza ridurla a puro marketing; in tal modo si vengono a creare dei professionisti addetti a tale non facile compito sempre più cruciale nella società della conoscenza, fatto che tra le altre  cose contribuisce a dare risalto alle risorse di un territorio. Per comprendere meglio tale stato di fatto, giova ricordare  che, nel corso dell’Ottocento, alcuni  famosi scrittori come Charles Dickens e Émile Zola, ad esempio,  s’impegnarono nel diffondere la loro attività inventandosi nuove modalità;  a loro volta, scienziati come Darwin, Mach e Boltzmann  erano obbligati a tenere la cosiddette Lezioni popolari per un pubblico più largo, poi edite spesso con tale titolo, per dare conto dei risultati delle loro ricerche in quanto ritenute un bene per l’intera società da essere finanziate direttamente dallo Stato. Poi, è ancora largamente in uso il fatto che, quando ricercatori e professori lasciano per limiti di età, vengono loro assegnati incarichi di prestigio nel formare i più giovani, come i dottorandi più promettenti o  supervisionare progetti di ricerca, col continuare così ad essere dei Maestri per le nuove generazioni per il carico di esperienze accumulate e per aver aperto delle piste di ricerca da sviluppare;   in Italia da poco tempo ci si è immessi in un percorso del genere con diverse iniziative orientate in tal senso da parte di qualche ente di ricerca o università grazie al prendere sempre più coscienza  del fatto che non basta limitarsi a  curare un volume come un momento interno  dove dei colleghi  riconoscono il ruolo avuto da un docente o da un ricercatore quando cessano la loro attività, anche perché  continuano  spesso per conto loro a portare avanti degli studi creando ulteriori reti di collaborazione.

Tra le diverse iniziative che permettono tra l’altro di far conoscere ad un pubblico più largo gli sforzi sostenuti per tutta una vita  da un ricercatore da una parte e, dall’altra, di contribuire a legittimare il ruolo ad esempio di una Università in un determinato territorio in quanto a volte viene ritenuta quasi un corpo estraneo o tollerata solo per il reddito proveniente dalla presenza degli studenti, si sta rivelando proficua una strategia  basata sul dialogo-intervista dove allievi e  più giovani colleghi  si confrontano con un percorso di ricerca  di un professore che ha dato e continua a dare dei  contributi in una determinata disciplina; e questo acquista una maggiore rilevanza  soprattutto quando permette di allargare lo sguardo al di là degli stessi interessi disciplinari, che comunque costituiscono il plafond di fondo, con l’aprirsi in diverse direzioni e con l’impegno in attività collaterali nel territorio col dare così alla ricerca un respiro di più ampia portata. Si segnala in tal senso la Collana ‘Dialoghi con i Maestri dell’Università del Salento’ della storica Casa Editrice Milella, nata quasi contemporaneamente all’allora Università di Lecce; fondata  e diretta da Mario Capasso, venuto meno qualche anno fa,  con un comitato  formato da un gruppo di docenti della stessa Università, la collana  col ripercorrere  la loro ‘biografia e l’attività scientifica e didattica’ ha l’obiettivo di far conoscere  dei docenti ‘che con il loro magistero’ hanno contribuito ‘alla storia dell’Università salentina’.

Dopo il primo volume dove il protagonista è stato Mario Capasso per aver dato dei contributi rilevanti alla papirologia, aver creato una scuola e aperto il Museo papirologico a Lecce, è apparso il Dialogo con Mario Castellana (Lecce, Ed. Milella 2026), professore per oltre trent’anni di Filosofia della scienza  e intervistato dall’allievo Demetrio Ria e dal giovane collega Fabio Ciracì; si ripercorre in primis  il notevole contributo dato  allo sviluppo di quella che il decano della Filosofia della scienza italiana Ludovico Geymonat ha chiamato negli anni ’80 del secolo scorso ‘Scuola Meridionale di Epistemologia’, avviata presso l’Università salentina negli anni ’70 dal suo Maestro Bruno Widmar (Bruno Widmar e la Scuola Meridionale di Epistemologia, 1 aprile 2021), figura che  ha lasciato un segno indelebile tra studenti e professori che lo hanno conosciuto per la sua umanità e per l’esperienza da partigiano nel gruppo di Giustizia e Libertà. I  lavori di Castellana si sono concentrati sin dalla tesi di laurea, poi pubblicata, su figure del panorama epistemologico europeo,  poco note negli anni ‘70-‘80, come Gaston Bachelard, Federigo Enriques, Albert Lautman, Hélène Metzger e altre, ancora in corso di ulteriori approfondimenti,  che ora grazie al suo costante impegno sono diventate al centro dell’attenzione mondiale col rivelarsi  solo in questi ultimi decenni strategiche nel campo della filosofia della matematica, della fisica e nella storia della scienza; ad esempio, il matematico colombiano Fernando Zalamea ha tradotto in spagnolo le opere di Lautman e ha collaborato con Mario Castellana ad una antologia di scritti in italiano.  È stato coadiuvato in questo solo da pochi colleghi italiani e stranieri, come Charles Alunni dell’École normale supérieure di Parigi ed il polacco Lech Witkowski (Lech Witkowski, il volto polacco della complessità, 15 ottobre 2021) che vengono ricordati nel Dialogo e definiti dei ‘fratelli spirituali’, nel senso avanzato da Federigo Enriques, per aver condotto insieme una battaglia culturale nel far conoscere un capitolo del pensiero europeo e averlo così posto al centro dell’attenzione critica col rivelarsi portatore di istanze oggi ritenute non secondarie; e i lavori ‘pioneristici’ di Mario Castellana, così come vengono definiti nelle varie recensioni e presi in esame sin dal 1975 dallo stesso Ludovico Geymonat sulla rivista ‘Scientia’ e dallo storico delle scienze bio-mediche Georges Canguilhem, oggi sono al centro di  una rinnovata attenzione critica da parte di diversi giovani ricercatori che stanno riscoprendo sulla sua scia la cosiddetta ‘epistemologia storica’ con svilupparla  chiaramente in diverse direzioni con richiedergli una prefazione ai loro scritti ed invitarlo a collaborare in riviste e volumi collettanei.

Dal Dialogo ciò che emerge chiaramente, anche grazie al contributo dei due intervistatori che hanno a loro volta metabolizzato i diversi risvolti del percorso messo in atto, è una dote che sembra scarseggiare ultimamente, quella umiltà che caratterizza i veri Maestri col sottolineare da una parte i debiti contratti col suo Maestro e dall’altra verso tutti gli altri, compresi gli stessi  studenti, che nel corso degli anni lo hanno condotto a non arrestarsi mai, all’idea popperiana che ‘la ricerca non ha mai fine’, all’essere il perenne ‘soggetto  del verbo studiare’, come ripeteva di se stesso l’amato Gaston Bachelard; questo atteggiamento di fondo, irrobustito dalla profonda conoscenza delle figure prese in esame che hanno sempre collegato da una parte la filosofia della scienza alla storia della scienza e dall’altra il sapere alle ragioni della vita, ha portato Mario Castellana a mettere in campo un progetto culturale di più ampio respiro e teso ad evidenziare la piena dimensione umanistica della scienza, il suo valore spirituale, come gli hanno insegnato le figure prese in esame da Bachelard a Lautman, dalla Metzger a Simone Weil, da Pierre Teilhard de Chardin ad Enrico Cantore, figura quest’ultima presa in esame negli anni ’90 ed ora oggetto di studio da più parti proprio perché tale aspetto è diventato cruciale per l’umano. Ma dove l’essere Maestro ha raggiunto un particolare  esito è stato quello di individuare figure poco note in modo costante e di metterle al centro dell’attenzione generale e farne vedere aspetti trascurati dalla letteratura dominante; tale dote  continua ancora come l’aver scoperto recentemente una figura completamente dimenticata del panorama  epistemologico europeo dei primi anni del secolo scorso che si confrontò con i più grandi matematici dell’epoca da Poincaré a Hilbert, come Maximilien Winter (1871-1935) che mise in campo una strategia in filosofia della matematica unica nel suo genere col rivelarsi sempre più vicina a certi esiti odierni.

Il percorso di Mario Castellana a questo punto poteva esaurirsi ma tutto questo ricco plafond accumulato, insieme teoretico ed esistenziale, gli è servito per approdare, proprio quando ha lasciato l’attività didattica per limiti d’età, al pensiero complesso e da umile scolaro si è messo sulle tracce dei Maestri di tale percorso di ricerca da Edgar Morin a Mauro Ceruti, col diventare man mano loro ‘fratello spirituale’ nel condurre una battaglia culturale contro i diversi riduzionismi sia in campo teoretico che nel campo dell’umano più in generale; ma la via  (casuale?) che lo ha condotto a tale esito è stata la collaborazione con Odysseo dal 2020 dove ha messo in piedi  una rubrica ‘Tra la rugosità del reale’,espressione di Simone Weil, per indicare la complessità del reale e la necessità di ‘abitarne’ le diverse articolazioni.  In tale rubrica sono apparsi molti scritti brevi che come reti hanno pescato nei volumi e argomenti presi in esame quelle che sono state chiamate ‘briciole di complessità’, titolo che è stato dato ad una delle sue ultime opere con prefazione dello stesso Mauro Ceruti (Ed. Studium, Roma 2022 e ristampa nel 2023), che la ritiene ‘frutto di una navigazione di singolare ampiezza sviluppata nella continua tensione tra le molteplici dimensioni del suo interrogare se stesso ed il suo tempo: filosofica, scientifica, esistenziale, etica e spirituale’; in tal modo è stata accolta  appieno ‘la sfida della complessità’, percorso che continua tutt’ora sempre in tale rubrica e che sicuramente porterà ad una nuova tappa, anche perché si sta dando un contributo non secondario  a gruppi presenti nel territorio pugliese, e non solo, che si stanno confrontando con le cruciali problematiche connesse all’agire secondo complessità o meglio con la coscienza della complessità.

Nel Dialogo, oltre alla ricca bibliografia, sono riportate le diverse collaborazioni con altri Dipartimenti dell’Università del Salento, col Laboratoire Disciplinaire ‘Pensée des sciences’ dell’École normale supérieure di Parigi con l’istituzione di una sede locale, con la storica rivista francese Revue de Synthèse  che ha ospitato diversi suoi saggi,  con l’Università degli Studi di Bari (Dottorato in Storia della scienza e Master in Bioetica) e di Urbino (Centro sui fondamenti della fisica), con la Facoltà Teologica Pugliese (sede di Bari), enti di ricerca e istituti (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, l’Istituto di Scienze Umane ed Esistenziali di Napoli con l’annessa Scuola di Psicoterapia Neoesistenziale), associazioni culturali come il Centro ‘Lazzati’ di Taranto, la direzione di collane nazionali ed internazionali; inoltre si evidenziano altri percorsi che hanno ampliato gli interessi di Mario Castellana come i rapporti tra scienza e fede col dedicare ampio spazio al ruolo di Giovanni Paolo II e Papa Francesco col curarne un’antologia di scritti sulla scienza ed un fascicolo della rivista ‘Idee’ alla Laudato si’.

Da tutto questo emerge un impegno non secondario e costante nel territorio da parte di Mario Castellana in difesa della razionalità scientifica, per far comprendere il valore della scienza nell’avviare dei percorsi tesi a ridefinire i rapporti tra scienza e democrazia, ad esempio,  con intensa attività nelle scuole e in gruppi culturali della propria città, Martina Franca, dove si è fatto promotore ultimamente di una iniziativa quasi unica nel suo genere, accolta dall’Assessorato alla Cultura, il ‘Forum della Ricerca’; tale recente impegno, nato con l’obiettivo di far conoscere ricercatori martinesi o di origini martinesi  impegnati in centri di ricerca ed università nelle diverse discipline, sta avendo un notevole riscontro non solo per il numero già raggiunto che nessuno si aspettava (attualmente circa ottanta e soprattutto giovani ricercatori e ricercatrici operanti nelle diverse istituzioni italiane, europee e negli stessi USA),  ma anche perché sta coinvolgendo la cittadinanza a prendere coscienza dell’importanza della ricerca con organizzare incontri, dibattiti, articoli ed interviste nei giornali locali  ed altre iniziative. Dialogo con Mario Castellana  si rivela  da una parte   una finestra che permette di prendere atto che esiste da tempo  una ‘Scuola Meridionale di Epistemologia’ e di entrare nel vissuto di un ricercatore con le sue tensioni cognitive ed esistenziali, caratterizzato come ogni percorso da sconfitte e da vittorie, da delusioni e riconoscimenti spesso tardivi; e dall’altra, è anche un modo per far conoscere ciò che avviene in campo culturale  nel nostro Meridione ed in particolar in Puglia, fatto che non trova uno spazio adeguato nei mass-media, ma se opportunamente coltivato, come avviene in altri posti, può rivelarsi una strategia non di poco conto per darne un  diverso volto.


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...