
Sal che vince e non convince…
‘Senza te non vale niente…non ha senso vivere’. È solo uno stralcio del testo di ‘Per sempre sì’, la canzone vincitrice dell’ultimo Festival di Sanremo. Per chi avesse vissuto sulla Luna nell’ultima settimana, il tormentone di Sal Da Vinci ha diviso e contraddetto chi preferiva altre melodie sul gradino più alto del podio sanremese.
Al netto della bravura di un artista dall’indubbia gavetta, il brano inneggia ad una promessa amorosa o, comunque, relazionale, radicata da comandamenti religiosi e regole morali, un’etica non scritta che, però, rischia di annullarsi nella celebrazione dell’individualità, come se, appunto, vivere non servisse a nulla se non realizzassimo i nostri bisogni affettivi, salvo dimenticare che, purtroppo, sono proprio queste catene emotive a renderci schiavi dell’idea di possesso che nulla ha a che vedere con l’aggiunta vitale di un’esistenza appagante.
La promessa da mantenere diventa, così, ricatto sentimentale, colpevolizzando una libertà sempre più repressa, costringendo il cuore a regimi totalitari, esportando democrazie pedagogiche che segnano il confine tra lecito e pericoloso, esortando alla violenza, causa di femminicidi e segregazioni psicologiche.
‘Per sempre sì’ non solo non è un motivetto leggero, ma può rappresentare il danno esiziale di una società anacronistica, non rendendoci conto che tempora e mores si evolvono con lo scorrere delle stagioni, per buona ‘’pace’’, si fa per dire, di Khamenei, Netanyahu, Trump, della popolazione mondiale soggiogata da dinamiche commerciali e interessi prioritari.
E allora cerchiamo la direzione giusta del nostro valore, un’accettazione inestimabile che ci renda per sempre, forse, si…mili!


























Bravo Miky
Hai messo il dito nella piaga (si può ancora dire?)
e il pensiero va a “Ciao amore”
Che tristezza!!!
Grazie, Dino. Il prestigio che Sanremo un tempo aveva, adesso è alla mercé di interessi commerciali…