La XI Settimana Biblica della Diocesi di Andria ha come tema “L’uomo guarda all’apparenza, il Signore guarda al cuore (1 Sam 16,7). I giovani e la Bibbia”

A Padre Giulio Michelini, docente di Sacra Scrittura presso l’Istituto Teologico di Assisi, è stata affidata l’apertura, con una relazione sul tema: “Sono solo un ragazzo: Profezia e gioventù”.

Padre Giulio, a leggere la Bibbia, a Dio piacciono molto i giovani! Perché si “affida” a loro?

Perché i giovani sono quelli che se sbagliano hanno una seconda possibilità, quindi possono in qualche modo ritornare sui loro passi! Dio, però, in fondo, nella Bibbia si affida a tutte le generazioni. Nella Bibbia si trovano persone come Mosè -secondo la cronologia biblica poi ripresa negli Atti degli Apostoli dal discorso di Stefano- che inizia la loro missione all’età di  ottanta anni: quaranta anni aveva vissuto in Egitto, quaranta a Madian e poi ad ottant’anni inizia a servire per quaranta anni Israele. Non possiamo però non pensare ad un altro giovane, come per esempio Giuseppe, il sognatore… Dio si affida a loro perché la giovinezza è l’età dell’apertura, della forza, del coraggio, noi adulti a volte invece ci assestiamo.

Cosa hanno da dire ancora i giovani come Davide o come Paolo ai loro coetanei?

Dicono che, se si sbaglia, ci si può rialzare! Davide è un esempio evidente della fatica nel seguire Dio. Egli è un uomo che non solo provoca un adulterio, ma commette anche un omicidio, ma nonostante questo viene chiamato da Dio. E così anche Paolo: gli Atti degli Apostoli ci dicono che è responsabile della morte di Stefano, però può dire che nonostante i suoi errori, di cui riconoscerà poi la gravità, incontra Cristo. Quindi, proprio per la loro biografia anche problematica, i giovani della Bibbia come Davide e Paolo sono capaci di parlare ai giovani che vivono i drammi della loro età e della nostra società contemporanea.

Paolo VI, nel Messaggio ai giovani a conclusione del Concilio Vaticano II, scrisse di Gesù definendolo “il Cristo eternamente giovane”. Anche quando pensiamo a Gesù dunque dobbiamo pensare ad un giovane?

Penso che dovremmo rimandare più frequentemente a questa immagine di Gesù giovane, perché in fondo lo era. Era un giovane uomo, probabilmente sulla trentina; non essendo sposato, non rientra in quella categoria di maturità che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta, però vive una generatività che non è nella carne ma nello spirito. È il Cristo eternamente giovane che abbiamo davanti come modello per la nostra vita. Mostra ancora la sua forza, caratteristica dei giovani nella Bibbia, e noi abbiamo bisogno di un pastore che tenga saldamente la Chiesa. Nonostante i Papi secondo la tradizione abbiano una certa età -vale anche per Papa Francesco- noi sappiamo che è Cristo il Pastore della nostra Chiesa ed il Papa è il Vicario di quest’uomo giovane. Ecco, possiamo dire che la Chiesa è affidata ad un giovane e ad un anziano!

Secondo lei qual è la profezia dei giovani oggi per il mondo contemporaneo e per la Chiesa in questo mondo?

Oltre alla dimensione dell’energia, del dinamismo, mi sembra che la profezia dei giovani sia quella della sfida. I profeti sono coloro che spronano, che fanno da pungolo, in fondo sono coloro che hanno il dovere di parlare per conto di Dio quando noi non siamo più capaci di ascoltare. E come ci sfidano i giovani? Non venendo più in Chiesa! Spetta a noi raccogliere questa sfida!

Il programma della IX Settimana Biblica


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