Dopo aver trascorso un’intera giornata con Niccolò Machiavelli e aver sperimentato quanto sia autentico il racconto che egli fa nella lettera a Francesco Vettori, del 10 Dicembre 1513, l’autore mi concede un’intervista nel suo studio.

Grazie ancora per la sua generosa ospitalità!

Ma si figuri! È sempre un piacere avere qualcuno che mi distolga dalla mia routine quotidiana e che mi aiuti a togliere un po’ di muffa dal cervello.

Lo so, lo so, non cerca altro che gente con cui “ingaglioffarsi”.

Esatto! Noto con piacere che ha letto i miei scritti! Continui a parlare, mi faccia qualche domanda se gradisce. Io nel frattempo metto a cuocere i tordi che abbiamo cacciato insieme poco fa.

Sì, grazie! Ne gusterei volentieri uno! So che, sebbene sia in esilio qui all’Albergaccio, lei è comunque molto informato sulla situazione politica dell’Italia grazie soprattutto alla corrispondenza con il suo amico Francesco Vettori…

Santo uomo, quel Francesco! È ambasciatore a Roma, sa? Almeno lui è ancora felice e il suo sapere è utile a qualcuno…

Abbiamo bisogno di persone valide come il Vettori se vogliamo risollevare l’Italia da questa crisi politica, militare e morale che stiamo attraversando.

Ed è proprio per questo che ha lasciato perdere per un po’ la stesura dei “Discorsi sulla prima deca di Tito Livio” e ha completato il suo manuale “De Principatibus”, giusto?

Lei è davvero ben informata, signorina! Ma che fa: mi spia? Legge per caso la mia posta? È per questo motivo che Francesco Vettori tarda così tanto a rispondere alle mie lettere? Pensa forse che sono io a farle leggere a lei?

Assolutamente no! Non si faccia paranoie inutili! Ho semplicemente preso visione della sua lettera del 10 dicembre. Me l’ha mostrata il suo amico perché sa che mi affascina molto il suo modo di pensare.

Oh, mi scusi allora. Non volevo sembrare un vecchio scorbutico, anche se stando qui ad oziare potrei diventarlo presto…

Comunque, dicevamo: Il Principe! Penso che sia il mio capolavoro, l’opera più riuscita finora! Ne vado proprio fiero e sa perché? Perché è un trattato composto traendo ispirazione dalle “cose moderne” e che trova una risoluzione nella realtà stessa.

Ritengo che per uscire dalla crisi in cui l’Italia si trova adesso sia necessario avere una figura di riferimento capace di controllare e mantenere unito e in pace un piccolo territorio: il cosiddetto principato.

Come si fa a conquistare un principato?

Innanzitutto esistono vari tipi di principato. Bisogna distinguere tra quelli ereditari e quelli nuovi. Questi ultimi, a loro volta, possono essere misti, membri aggiunti allo stato ereditario di un principe, o nuovi del tutto. Ancora, questi possono essere conquistati con la virtù e con armi proprie, oppure basandosi sulla fortuna e su armi altrui. Chiaro questo schema?

Certo, certo. Ma poi come si fa a mantenere ordine nel principato e ad evitare che stati stranieri si approprino di quel territorio?

Con le spade, no? È necessario avere una milizia, ma non di truppe mercenarie! I mercenari vengono pagati per fare questo mestiere e, quindi, non sono animati da un sentimento di patriottismo e non sono motivati a combattere per un popolo a cui non appartengono.

Concordo! Che soldati dovremmo impiegare, allora?

Dobbiamo reclutare nuovi soldati tra i giovani che abitano nelle campagne, in modo tale da sfruttare quell’entusiasmo che è tipico della loro età!

Giusto! Quindi un principe ha bisogno di giovani truppe di volontari e di che altro?

Be’, ha sicuramente bisogno di una serie di virtù e qualità! Per esempio, deve apparire agli occhi dei suoi sudditi sempre compassionevole, leale, umano, integerrimo e religioso. Quest’ultima è la caratteristica più importante di tutte!

Quasi dimenticavo! Un principe degno di questo titolo deve necessariamente essere crudele! Deve usare la crudeltà solo per il bene dello stato e per un periodo di tempo limitato, evitando così di risultare intollerabile. Se si è troppo buoni, la gente se ne approfitterà e proverà a ribellarsi al potere. Inoltre, si è sempre più propensi a tradire chi è più amato che chi è temuto perché non si ha paura di una possibile punizione.

Insomma, non si può giudicare un principe per il modo in cui governa se lo fa per il bene del suo regno.

Sta dicendo forse che “il fine giustifica i mezzi”?

Sto semplicemente dicendo che, qualora un principe abbia già provato ad utilizzare tutti i metodi leciti che gli sono possibili senza aver riscontrato alcun risultato, può ricorrere a metodi “più illeciti”. Questi magari potranno essere criticati dalla popolazione all’inizio, ma verranno sicuramente capiti ed accettati non appena porteranno frutto.

E ora mi scusi, ma i miei autori classici e le mie vesti curiali mi stanno aspettando!

Ha ragione, le ho sottratto fin troppo tempo! È stato illuminante chiacchierare con lei! La ringrazio ancora! Buon lavoro!

Lei mi sorprende! Esiste ancora qualcuno tra i mortali capace di gratitudine!?

 


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Annalisa Angiullo
Studio Economia e Finanza all’Università Bocconi di Milano. La mia più grande passione è la musica, in particolar modo quella che suono al mio pianoforte. Amo la danza, soprattutto la classica, che pratico da quando avevo 3 anni. L’affetto della mia famiglia e dei miei amici è un elemento importante nella mia vita. Sono molto curiosa e adoro viaggiare per dissetare la mia voglia di conoscenza. Odysseo rappresenta il raccordo tra la mia passione per la scrittura, i miei studi e le mie esperienze. Mi piace scrivere per esprimere i miei sentimenti e le mie emozioni. Sono innamorata dei libri di Baricco, Carcasi, Bisotti, e delle opere di Shakespeare. L’affetto della mia famiglia e dei miei amici è un elemento importante nella mia vita. La scuola e i miei insegnanti sono la fonte che disseta la mia voglia di conoscenza.