abstract background of blue water splash falling drop on liquid wave

«Preferisco che a me piacciano le persone
piuttosto che amo l’umanità»

(Wisława Szymborska)

Wisława Szymborska, poetessa polacca, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996. Ha difeso per tutta la vita le scelte minime, le risposte parziali, le verità che non pretendono di durare per sempre.
Un po’ come nei nostri Caffè, i suoi versi non cercano definizioni: si accontentano delle possibilità.

Wislawa preferiva i film e i gatti. Preferiva le persone a una generica “umanità”. Non se la prendeva con la ragione e amava le eccezioni. Coi dottori preferiva parlare del tempo che fa. Lo stesso tempo che anticipava quando si trattava di partire.

Amava le vecchie illustrazioni, chissà cosa avrebbe detto di quelle generate con l’intelligenza artificiale. Adorava le assurdità, tipo scrivere poesie, piuttosto che tacere.

Preferiva celebrare l’amore ogni giorno e gli unici moralisti che tollerava erano quelli che non promettono nulla. Amava gli abiti civili e i soli Paesi per cui tifava erano quelli dei conquistati, mai dei conquistatori.

Prediligeva il caos all’ordine, le foglie, magari secche, ai fiori variopinti. I cani senza toeletta. Gli occhi chiari. I cassetti pieni della scrivania: così pieni da non trovarci nulla quando serve.

Preferiva le parole al non detto. Gli zeri smarriti a quelli in fila, capaci di gonfiare un conto in banca.

Wislawa amava gli insetti. Io no. Tranne le api.

Preferiva un toc-toc ad un campanello elettrico.

E soprattutto: preferiva l’attesa all’arrivo, la mera possibilità dell’esistenza, anche quando non se ne sa spiegare la ragione.

Quanto a me: sono un essere strano. Ero partito con il voler commentare i versi di Wislawa e ne ho buttato giù una parafrasi che potrebbe assomigliare a una poesia.

I versi di Wisława però, quelli veri, chiedono di essere attraversati, senza fretta. Come certi sentieri laterali che prima ti fanno smarrire e poi ti restituiscono il senso di esserci passato: lungo passi impossibili.

Wislawa:
«Preferisco non sostenere
che la ragione è da incolpare per tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco partire presto.

Preferisco avere alcune riserve.

Preferisco molte cose che non ho menzionato qui
a molte cose che ho anche lasciato non dette».

***

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