
L’intramontabile mito di Jackson
Diretto da Antoine Fuqua, ‘Michael’ è un biopic sul re del pop Michael Jackson, una sorta di testamento agiografico pensato per i fan più nostalgici, quelli che intendevano rivedere sullo schermo un eroe riabilitato, non è un caso, perciò, che il regista abbia deciso di fermare la narrazione al 1988, prima, appunto, di imbattersi in scandali e accuse inenarrabili per questioni legali e processuali.
Promossa da tutti i Jackson 5, eccetto la sorella Janet, la pellicola è improntata sulla genesi di una star planetaria, un Peter Pan che ha trovato nell’anti-divismo la sua ragion d’essere, una celebrità che ha sopportato nonostante la solitudine, nonostante genitore, Joseph, che faticava a chiamare ‘papà’, Michael si circondava di animali esotici che considerava amici, soprattutto lo scimpanzè Bubbles, faceva visita ai bambini negli ospedali, si affiancò al suo manager, Branca, per essere in cima al mondo senza perdere l’umiltà di guardare la tv con la sua amata mamma.
Interpretato magistralmente da suo nipote Jaafar Jackson, perfetto a livello, mimetico, coreografico e vocale, qui Michael appare immenso nella sua fragilità, determinato e tenace nel perseguire idee allora geniali, sfruttando la propria immagine per lanciare videoclip avveniristici e rimettersi sul palcoscenico dopo un brutto incidente pirotecnico durante il Victory Tour, gabbia d’oro familiare da cui evade definitivamente per consacrarsi da solista.
Off the Wall, Thriller, Bad e Why, sono solo alcuni dei successi che gli faranno spiccare il volo. Piccola, ma significativa postilla: imperdonabile non citare We Are The World del 1985, in quella notte Michael riuscì a riunire tutti i più grandi della musica in favore dell’Africa, dimenticanza giustificabile solo da motivazioni legate alle royalties.
Il suo moonwalk è leggendario, camminava sulla Luna, come una stella immortale nel firmamento dell’arte.
Michael, la sua storia continua.






















