
E la donazione di Costantino…
Gli studenti italiani dei Licei con indirizzo Classico, Scientifico, Scienze umane e Linguistico si confrontano con la versione di Latino. Gli studenti del Liceo classico si cimentano anche con la traduzione dal Greco all’Italiano.
Il voto delle prove scritte si basa su esercizi di traduzione. Solo nei Licei classici la prova scritta degli esami di Maturità può essere Latino o Greco, di solito ad anni alterni.
Con l’avvento, anzi il sopravvento dei cellulari e dell’Intelligenza Artificiale (IA) basta inquadrare il testo e voilà! la traduzione è pronta! Ovviamente nel caso dei compiti a casa è facile tradurre con l’aiuto dell’IA. Per i compiti in classe bisogna organizzarsi….
In ogni caso: come pretendere che gli studenti non utilizzino l’IA per liberarsi dall’affanno della traduzione? Tanto più se la traduzione è legata al voto e si rischia magari la bocciatura! In fondo si tratta solo di un mezzo per copiare più potente di quelli artigianali che si sono sempre usati!
E allora che fine farà la traduzione, la capacità di tradurre e, col tradurre, interpretare, rischiare un’attribuzione di significato, entrare nella mente dell’autore, entrare nel contesto storico?
Le possibilità sono due: o la traduzione diventerà un rituale stupido, una specie di gioco a nascondino; oppure le prove di traduzione dovranno essere ripensate. Il fatto è che la prova di traduzione rischia di diventare molto più difficile che in passato perché si dovrà chiedere non di tradurre, ma di giustificare linguisticamente e criticamente la propria traduzione, magari chiedendo allo studente di scegliere in modo motivato fra due, tre differenti possibili opzioni; oppure inserendo volutamente nella traduzione degli errori e invitando a individuarli.
Questo problema è già stato affrontato in altri sistemi scolastici, dove anche nelle prove soggette a valutazione gli studenti sono autorizzati ad usare Internet, acquisire tutti i dati possibili per poi essere valutati sulla capacità di organizzare quei dati, di finalizzarli ad uno scopo, vagliarli.
A meno di volersi bendare gli occhi, non si può negare che tutti, nella scuola e fuori della scuola, facciamo e faremo sempre più i conti con l’IA e con la sua massa enorme di dati. Il potere di acquisire informazioni da parte di ogni singolo utilizzatore si è moltiplicato e aumenterà sempre più, anche sulla base della disponibilità economica, in base alla quale si può già scegliere una versione più o meno potente di IA.
Da qui al delirio di onnipotenza il passo è brevissimo e lo vediamo chiaramente ogni giorno di più. Ciò non toglie che l’IA non copre l’intera gamma delle possibilità dell’intelligenza umana perché, almeno al momento, non sembra in grado di svolgere la funzione più raffinata, che è l’autocritica o, se vogliamo, la dimostrazione della falsità dei propri dati. Per fare un esempio, l’IA avrebbe mai potuto fare quello che Lorenzo Valla realizzò a proposito della donazione di Costantino?
La Donazione di Costantino e l’Intelligenza artificiale
La donazione di Costantino è un documento contenente concessioni alla Chiesa Cattoli utilizzato per giustificare la nascita del potere temporale dei pontefici. Fu utilizzata dalla Chiesa nel Medioevo per avvalorare i propri diritti sui vasti possedimenti territoriali in Occidente e per legittimare il proprio potere temporale sulla base di una legge imperiale.
Nel 1440 Lorenzo Valla dimostrò che la Donazione era un falso storico. Si tratta di uno dei contributi più importanti che l’Umanesimo italiano ha dato alla cultura mondiale, un autentico colpo di genio e, come vedremo, una prova di coraggio.
Lorenzo Valla constatò che il linguaggio del testo della Donazione non poteva risalire all’età di Costantino (4° sec. d.C.): nel testo si trovava il termine “feudo”, tipicamente medievale; era citata la città di Costantinopoli, che non era stata ancora fondata. Lorenzo Valla smascherò dunque un inganno di enorme peso politico.
La domanda è: l’Intelligenza Artificiale rende possibili operazioni simili?
Banalizzando, proviamo a pensare se è possibile fare una domanda per dimostrare che un testo adottato dall’Intelligenza Artificiale è falso.
Per esempio proviamo a chiedere all’IA: quando è stata usata per la prima volta la parola feudo? Risposta: si trova anche nella Donazione di Costantino, IV secolo d.C.
Oppure: Esisteva Costantinopoli ai tempi della Donazione di Costantino? Risposta: Possiamo dire che nella Donazione (IV sec. D.C.) è citata, quindi è possibile che all’epoca esistesse.
La teoria del falsificazionismo di Karl Popper insegna che bisogna vagliare ogni verità scientifica per tentare di dimostrarla falsa, per poi raggiungere una teoria più esatta. Popper sosteneva che l’assenza di falsificazionismo è tipica delle società autoritarie.
Aveva evidentemente ragione: l’IA non ammette l’autocritica, dichiara, asserisce: è molto più potente del Grande Fratello teorizzato da Orwell. Ecco perché richiede da parte nostra attenzione critica e cautela profonde.
Non è un caso che Elon Musk abbia annunciato di voler inserire i contenuti di whatsapp nell’IA: così se saranno conteggiati, ad esempio, 10 milioni di messaggi dei terrapiattisti, alla domanda se la terra è un geoide la risposta potrà essere :”E’ così, ma molti milioni di persone sostengono di aver constatato che la Terra è piatta”.
Dove andiamo? Andiamo verso l’annullamento del concetto di Verità.
Torniamo ora alla Donazione di Costantino. Prima di Lorenzo Valla, Dante Alighieri contestò il valore di quel documento non da un punto di vista filologico, ma morale. Pensava: è impossibile che la Chiesa di Cristo sia fondata sui rapporti di potere politico ed economico fissati dalla Donazione di Costantino: in altri termini, il documento era per lui autentico, ma non era “vero” nel senso cristiano del termine. Andava perciò contestato.
Se guardiamo all’IA da questo punto di vista dobbiamo chiederci quanto essa ammetta la lettura dei dati da un punto di vista eticamente valido o se invece riduce tutto a pura e semplice “informazione”, che si legittima da sé e che non deve essere interpretata eticamente. In tal caso il lettore diventerebbe un puro e semplice recipiente di informazioni.
Torniamo infine a Lorenzo Valla. La sua opera fu inserita nell’Indice dei libri proibiti: era troppo pericolosa per la Chiesa. Dunque, niente di nuovo sotto il sole. Anche chi dissentirà oggi dalle informazioni omologate dall’IA è e sarà emarginato. I meccanismi sono gli stessi, cambiano solo i volumi, che oggi sono spaventosamente più grandi.
Che fare allora? Coltivare il senso critico. Anzi, affinarlo ancora di più per fronteggiare uno strumento molto più invasivo degli analoghi anteriori.


























