I poveri chiedono aiuto ai ricchi. Ma i ricchi non vogliono spartire la torta.

I poveri chiedono aiuto ai ricchi. Ma i ricchi non vogliono spartire la torta.

Nasciamo nudi e camminiamo scalzi: verso dove?

Questa verità antropologica si fa carne nelle storie dei migranti che bussano alle nostre porte. Senza più nessun posto dove andare, senza più nessuna proprietà, senza più una terra, senza più diritti, senza più dignità. E camminano – anche sulle acque, grazie ai gommoni – e bussano alle porte dell’Europa, patria dei diritti umani, della dignità, del progresso, della civiltà del benessere.

E che cosa li accoglie? Li accoglie la porta sbarrata dell’egoismo, dell’indifferenza, della paura, della propria sopravvivenza a scapito della loro: mors tua vita mea, direbbero gli antichi.

L’uomo nasce nudo, anche in Europa, ma non sa più che significhi camminare scalzo, povero, umile. L’uomo occidentale si è impadronito della propria libertà. Ha i mezzi e le capacità per dominare e conquistare il mondo. E lo domina e lo conquista con l’uso della tecnologia e con i mezzi della scienza. Eppure, così facendo, sembra aver perso la meta.

I migranti si dirigono verso l’Occidente, ma l’Occidente verso dove si dirige?

L’Occidente si dirige verso sé stesso. È chiuso, non è capace di guardare fuori di sé. Come ogni occidentale. Ha le proprie regole, le proprie leggi. Ha eliminato la povertà, l’indigenza dal proprio orizzonte. Va verso il progresso materiale, il piacere. Perché mai dovrebbe accogliere ciò che ha cercato di estirpare? A maggior ragione, se la propria ricchezza presuppone la povertà di quella altrui?

L’Occidente fonda la propria ricchezza sulla povertà del resto del mondo con l’accaparramento delle materie prime, con il commercio liberale internazionale, con gli interventi militari per il controllo delle risorse energetiche in Medio Oriente, in Africa e ovunque esse si trovino.

Non si vede il motivo per cui l’Occidente dovrebbe guardare a quella povertà migrante. Geopoliticamente è, inoltre, ancora difficile spiegare il motivo per cui il mondo degli sceicchi arabi non accolga i propri “fratelli”; come anche è difficile spiegare perché essi non vadano a bussare alle loro porte anziché venire a bussare alle nostre occidentali. Forse, molto probabilmente, ciò accade solo perché si crede che in Europa abbiano qualche speranza in più di ricevere assistenza grazie alle ipocrisie e alle incoerenze del diritto e della politica comunitaria. Cosa che altrove, invece, non vi è alcuna speranza che avvenga.

Sta di fatto, comunque, che la povertà migrante si dirige verso l’Occidente e bussa alle porte dell’Europa.

L’Europa è disposta a cedere un po’ della propria ricchezza per accogliere, sfamare e integrare persone povere e migranti? È disposta a mettere in discussione l’assolutezza del proprio modello di sviluppo per far fronte all’umanità che la interroga con il suo camminare povero e senza meta?

La verità è che l’Occidente non si può permettere un’estensione a tutta l’umanità del proprio livello di benessere. Non ne ha la volontà, le risorse, ed è consapevole della sua insostenibilità. La volontà dell’Occidente – per ribadire – è di preservare e di far progredire sé stesso; per questo andiamo come paladini della giustizia a imporre a tutto il mondo beni, servizi e civiltà che nessuno ha richiesto e né desidererebbe se non li conoscesse: perché ci è indispensabile per la nostra sopravvivenza. Altro che filantropia o progresso dell’umanità!

È una lotta alla sopravvivenza. Il mondo ed il modello occidentale, civilizzato, democratico, laico-cristiano si impone per la propria sopravvivenza al mondo sud-orientale, in via di sviluppo, teocratico-musulmano, tribale. È proprio la legge che ci siamo imposti che lo richiede: il libero mercato e la finanziarizzazione dell’economia richiede questo: mercati globali, differenziazione dei rischi, profitti crescenti. E ci siamo dati noi questa legge proprio perché questo è l’uomo, come la storia ci insegna: un essere libero, avido di potere con la volontà di sopraffazione e di dominio dell’altro quando non dà alla propria libertà il giusto senso e il giusto indirizzo.

Non vedo come i più deboli possano, allora, trovare accoglienza nei più forti, in Occidente come altrove.

La libertà propria dell’uomo occidentale e moderno, che lo fa sentire padrone della terra e cieco verso i suoi fratelli esseri umani, non potrà che generare così morte, schiavitù, soprusi e ingiustizie perché l’insicurezza e la fame dei propri appetiti lo divora dall’interno portandolo a divorare tutto ciò che si trova all’esterno.

La vita, la giustizia, la pace sono alle porte e bussano: sia fuori che dentro. Chissà che qualcuno senta il coraggio di aprire.


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Nicola Uva, sj
Terrone e fiero di esserlo: Nicola nasce a Trani, Puglia, nel 1985. Studia Economia a Bari e a Siena: ha grandi desideri di fare del bene per il mondo in cui vive. Sogna le istituzioni internazionali, ad un lavoro di prestigio dopo l'università e al bene per la sua terra di nascita. Riscopre la fede nel borgo toscano ed incontra i gesuiti alla cappella universitaria di Bari, mentre si interroga sul suo desiderio vocazionale; dopo essersi riavvicinato alla fede, infatti, tutta la sua vita e i suoi desideri erano cambiati: vuole ridonare quell’amore gratuito ricevuto da Dio di cui ha fatto esperienza e pensa al sacerdozio. Dei gesuiti, lo affascinano la libertà interiore, la profonda lettura del Vangelo e il carisma degli esercizi. Nel 2017 entra in Noviziato a Genova e nel 2019 fa i suoi primi voti. Attualmente vive a Roma, dove studia filosofia. Ama la vita che conduce, ama la vita in Compagnia.