1984, di George Orwell: un chiaro esempio di supporto alla teoria sciasciana della letteratura che precede la realtà.

1984, di George Orwell: un chiaro esempio di supporto alla teoria sciasciana della letteratura che precede la realtà.

1984, un libro che ha anticipato la realtà: proprio come voleva il buon Sciascia quando affermava che la vera letteratura sa precorrere i tempi. In questo caso, però, si può ben notare come si possa banalmente cadere nel parossismo o nella estremizzazione di tale assioma: essendo, infatti, questo, un romanzo distopico, della trama complessa di 1984 dobbiamo eliminare le parti narrative per trovarvi degno collegamento con questa e lasciarne le invenzioni , le modalità comunicative.

Tolte, quindi, le pittoresche ed alquanto grottesche immagini di una Londra diroccata, ciò che rimane è il forte utilizzo, su una popolazione divisa in caste (emblematico esempio di come fosse strutturata l’Inghilterra coloniale di quegli anni, e quindi il Sudafrica, ma soprattutto l’India, patria natale di Orwell stesso), di un linguaggio semplice, ridotto all’osso, privo di ogni significato. Questo rende la stessa popolazione soggetta al controllo dittatoriale di un solo uomo – magari solo una figura emblematica, mai esistita, frutto di una potente e ricca casta – che scaglia la popolazione contro mostri fittizi, facendo così sfogare l’ira di questa contro gli ultimi, per meglio avere il controllo sulla stessa.

È forse la sorte inesorabile verso cui, per inerzia, stiamo andando incontro, nell’era delle Piattaforme Sociali, in cui il messaggio – ed il linguaggio – è ridotto al minimo (forse non più sindacale).

Controllando il potere i mezzi di comunicazione, se il mezzo dovesse diventare esso stesso il fine e lo scopo della vita della persona, senza valide alternative a questi, come la letteratura di pensiero, esso potrebbe portare il suo controllo sulla massa a livelli inimmaginabili, avverando l’oscura profezia orwelliana.

A quel punto, spiega Orwell, anche l’emblematico intellettualismo da “Giano bifronte”, proprio di Winston Smith (il cui nome significativamente ricorda una condizione sia di intellettuale – “Winston”, come Churchill – che di uomo comune – banalmente “Smith”), sarebbe controllabile facilmente, poiché in un mondo “tabula rasa”, anche un punto esclamativo è prevedibile, anche se questo cerca di nascondersi, e si creerebbe un processo di caduta libera in un baratro dittatoriale perenne.

La soluzione a questo processo? Orwell lascia intuire le modalità: se ognuno elaborasse in tempo un proprio pensiero critico, proprio come Winston Smith, ma senza che si arrivi a vivere una tale atmosfera, si potrebbe fermare questa inerzia: perché e sicuramente più semplice prevedere l’azione di un “franco tiratore” di pensieri critici, piuttosto che quella di migliaia; vi potrebbe essere il bisogno di una “resistenza” intellettuale non organizzata, ma folta, di un popolo dalla testa pensante, ma che non sia unica ed unificata. Stiamo divenendo nient’altro che un debole massa di persone che non va oltre i duecento caratteri per pensiero, che non saprebbe distinguere una notizia vera da quelle false e che cerca sempre di sfogare la propria frustrazione contro un capro espiatorio, qualsiasi esso sia. Così non ci importa se fino a due settimane fa eravamo in guerra contro l’Eurasia e adesso ci dicono che lo siamo da sempre contro l’Estasia, l’importante è che esista una guerra, un qualcosa che ci unisca come popolo.

La lettura di 1984 dovrebbe insegnarci il contrario: ci deve importare “contro chi siamo in guerra”, dobbiamo essere attenti ai cambiamenti che ci vengono presentati. E se questo non creerà una identità nazionale o continentale, pazienza! L’importante è avere una propria coscienza che ci dica quanto un avvenimento od un’innovazione sia giusta e corretta dal nostro punto di vista; per creare un meccanismo di conflitti di pensiero che porti vivacità politica; perché i punti di vista sono tanti, e tutti diversi l’uno dall’altro, e nessuno potrà mai vedere i fatti per come sono realmente, bensì solo come interpretazioni dello stesso.