Per alleggerire un bagaglio non basta improvvisare sottrazioni di cose: occorre pensare

È tempo di bagagli. Bagagli da fare e bagagli da disfare. E non si tratta mai di una cosa scontata, a prescindere dal fatto che ci si metta materialmente in viaggio.

Sarà la parola, impegnativa di per sé con la sua origine particolare: legata al francese bague, “fardello”, il bagaglio, la valigia, lo zaino e tutto ciò che concerne un viaggio suggeriscono immediatamente l’idea di un peso da trasportare. Effettivamente, salvo svariati e consigliati esercizi di essenzialità, un bagaglio può pesare. Ed è statisticamente provato che trattenere il fiato, mentre la severa bilancia in aeroporto controlla che il limite non sia stato superato, non contribuisce a renderlo magicamente più leggero.

Il punto è che per alleggerire un bagaglio non basta improvvisare sottrazioni di cose: occorre pensare, ingegnarsi, capire, riempire, svuotare e riempire nuovamente. L’essenzialità è un lavoro o, meglio, è l’arte di capire come trarre il massimo da poche cose. E qui non si parla solo di viaggi, si è detto fin dall’inizio. Anche se indubbiamente l’atto di preparare la valigia per una partenza, per una vacanza magari, è il primissimo passo per capire quanto siamo bravi in questa arte.

Il punto è anche un altro: all’estate siamo arrivati già pieni di fardelli. Lavoro, famiglia e amici, problemi e questioni, presenze e assenze, servizi e disservizi, anticipi e ritardi, crediti e debiti, attese e ritardi, certezze (poche) e domande (troppe). Per cui la prima cosa che occorre fare è disfare il complicato bagaglio esistenziale che l’estate ci spalanca davanti, coi suoi tempi rallentati, le giornate infinite, gli incontri e i luoghi che incombono. Da lì bisognerà fare un bilancio e capire da quale periodo veniamo fuori: se l’ago della bilancia pende sulla negatività, dovremo seriamente prendere in considerazione l’idea di un po’ di vuoto (da cui, tra l’altro, la parola “vacanza”) per ritrovarci e di silenzio e di gioia semplice per ristorarci; al contrario, dovremo fare in modo che la pausa estiva non ci prosciughi e non getti a mare, tra un tuffo e l’altro, tutte la nostra positività. Non si può mai sapere cosa accade in vacanza!

Una cosa è sicura: l’estate è il tempo per deporre i pesi, quelli per i quali siamo in sofferenza e quelli che, paradossalmente, amiamo e difendiamo. Considerando che il più delle volte, forse, coincidono. Che si parta o meno per le vacanze, serve ritrovare leggerezza. Poche cose ma buone, in valigia e nel cuore. Un essenziale che ha il sapore del desiderio di mollare la presa e della capacità di pacificarsi con ciò che è rimasto sospeso. Perché lo abbiamo rimandato a settembre o perché abbiamo capito che per quella situazione un settembre non esiste e non esisterà mai. A volte le soluzioni non ci sono, pure se cerchiamo nella tasca nascosta del cuore. Lì, disfacendo la valigia esistenziale, avremo trovato solo un bel po’ di scoraggiamento e di avvelenamento, guadagnati nel cercare di risolvere, di recuperare, di rattoppare.

Buona estate di essenziale, dunque. Di ricarica e di leggerezza. E di amore, che tutte queste cose le regala a chi ha il coraggio di amare.


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"In abito leggero di pellegrino" (Dante, Vita Nova), cammino nel mondo della comunicazione mossa da una costante curiosità e dall'amore per le storie. Sono una giornalista pubblicista, insegnante e Content Creator. Nella mia vita personale e professionale la scrittura è il baricentro di tutto: uno strumento di ricerca, cura e divulgazione. Nelle aule scolastiche cerco di trasmettere ai miei studenti il valore della conoscenza, mentre nel giornalismo e nel corporate storytelling traduco la complessità della realtà e l'identità dei brand in narrazioni capaci di emozionare e far riflettere. Credo fermamente che le parole abbiano una responsabilità e abito questa professione con etica, passione e autentico stupore.