«Su, lasciatemi essere il cuore pensante di questa baracca»

(Etty Hillesum)

Caro lettore, adorata lettrice,

ti avevo chiesto le tue reazioni, dopo il mio Io e Gemini a Bruxelles, e i commenti non si sono fatti attendere.

In un primo momento, avevo pensato di citarne testualmente almeno una parte, ma ne sono giunti così tanti che dovrai accontentarti del mio riassunto.

Come era facile prevedere, le reazioni si possono riassumere in tre gruppi: gli entusiasti, i nostalgici del passato (laudatores temporis acti), quelli coi piedi per terra e lo sguardo oltre le nuvole.

Facsimile della risposta degli entusiasti: «Farò tesoro dei consigli di Gemini, in cui mi rispecchio pienamente, sono un vero diario di bordo per vivere al meglio la mia giornata».

Facsimile della risposta dei nostalgici del passato: «Ma insomma! Dove andremo a finire? Bisogna fare qualcosa! La libertà dell’uomo è seriamente minacciata: tra un po’, non sapremo distinguere l’operato dell’Intelligenza Artificiale da quello di una persona».

Facsimile della risposta di quelli coi piedi per terra e lo sguardo oltre le nuvole: «Siamo di fronte ad una sfida che non possiamo ignorare. Bisogna attrezzarsi per affrontarla. Del resto, essa andrà avanti a prescindere dal nostro esserne più o meno consapevoli, più o meno favorevoli».

Quanto a me, tra l’entusiasmo “spiritato” (nella radice etimologica di “entusiasmo” ci sta proprio l’essere posseduti da uno spirito divino…) e i negatori della realtà, propendo da sempre per la via di mezzo: che preferisca l’et et all’aut aut, l’ho pubblicamente dichiarato e scritto in molteplici circostanze.

D’altronde, avere i piedi per terra e nel contempo lanciare lo sguardo oltre l’orizzonte non è altro, a mio avviso, che esercitare l’umana capacità di pensiero critico. Il che comporta – è ancora una volta la radice etimologica a ricordarcelo – l’attitudine a “soppesare, valutare, discernere”. Si tratta di un’attività propedeutica alla formulazione di qualsivoglia giudizio: ed è quello che ci fa uomini, dalla testa ai piedi.

Per inciso, io ritengo che l’IA sia uno strumento e che, come tale, non sia né positivo né negativo: dipende dall’uso che se ne fa, quindi dipende dall’uomo. Nei millenni, siamo stati capaci di creare strumenti via via più potenti, via via più distruttivi, ma anche via via più salutari. Mi pare di poter concludere che non esista un progresso “di per sé” buono, come non esiste un progresso “intrinsece malum”. Il progresso è ambivalente: a noi il discernimento.

E per discernere bisogna essere intelligenti, ovvero capaci di leggere dentroE bisogna conoscere, quindi studiare, documentarsi, esercitarsi.

A questo proposito, tra tutti i commenti che mi sono giunti, voglio citarne uno solo e la mia successiva risposta.

Susanna: «Accipicchia!! Che testo!! Mi sto chiedendo cosa potrei dire di meglio …cosa aggiungere …certo ci vuole un po’ di tempo. Non so esprimere meglio ma è come troppo perfetto, mi manca qualche cosa di umano …ma che cosa?».

Le ho risposto: «Manca un cuore pensante».

Susanna: «Esatto!».

Hetty Hillesum docet.

Proprio lei, che in un lager ha scelto di vivere come cuore pensante della baracca, precisa: «La vita non può essere colta in poche formule. In fondo, è quel che stai cercando di fare tutto il tempo e che ti porta a pensare troppo: stai cercando di rinchiudere la vita in poche formule ma non è possibile, la vita è infinitamente ricca di sfumature, non può essere imprigionata né semplificata. Ma semplicemente potresti essere tu…».

Voltaire, secondo Carlo Ginzburg: «Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle».

Francesco Bacone: «Non c’è nulla che faccia tanto sospettare un uomo, quanto il saper poco».


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