
Su alcuni recenti contributi sul suo pensiero
In questi ultimi anni, caratterizzati da un bisogno crescente di comprendere meglio le dinamiche della situazione odierna al di là degli schemi del passato, ritornano ad essere indagate con diversa attenzione critica figure che pure sono state in alcuni settori di indagine dei punti di riferimento per aver contribuito allo sviluppo di un capitolo del pensiero umano; ed è il caso di Alfred North Whitehead (1861-1947) il cui nome è abbinato a quello di Bertrand Russell per aver collaborato alla stesura di una delle opere più importanti del primo Novecento, come i Principia Mathematica (1910-1913). Tale lavoro lo ha reso famoso come uno dei maggiori pensatori inglesi col mettere, in un primo momento, in ombra il successivo sviluppo del suo pensiero, concretizzatosi nel periodo americano con altri fondamentali lavori come i più famosi Processo e realtà (1929) e La scienza e il mondo moderno (1925), seguiti da Avventure di idee (1933) e I modi del pensiero (1938).
Ma sono le ulteriori tappe ad essere al centro dell’interesse, dopo l’invito di Isabelle Stengers nel 2002 a confrontarsi col suo pensiero come in Penser avec Whitehead. Une libre et sauvage création de concepts; ed è da segnalare in tale contesto di ripresa critica ed in primis una nuova traduzione in lingua italiana, col testo originale a fronte, di Processo e realtà. Saggio di cosmologia, a cura di Maria Regina Brioschi con introduzione di Luca Vanzago (Milano, Bompiani 2019). L’ampio saggio introduttivo aiuta a capire in modo unitario il percorso di tale pensatore, che dai contributi in campo scientifico è passato ad una ‘riflessione epistemologica raffinata’ sui cambiamenti in atto dalla logica matematica alla relatività; ed il tutto poi è sfociato per Vanzago in una ‘filosofia prima’ con inaugurare ‘una delle prospettive metafisiche più originali del Novecento’ ed incentrata su una ‘concezione processuale, dinamica ed olistica della realtà’ da essere presa come punto di riferimento in vari campi a partire da quello scientifico, come da parte del Premio Nobel Ilya Prigogine, una delle prime figure del pensiero complesso, a quello teologico per aver fornito le basi della cosiddetta teologia del processo. Per tali ragioni, come poi sottolinea Maria Regina Brioschi nella nota di traduzione nell’indicare i criteri con cui la nuova edizione in italiano è stata condotta, si ritiene strategico porre l’attenzione sulla ‘rivoluzione del linguaggio di Whitehead’, rispetto a certi canoni ‘logicisti’, per ‘fondare una nuova metafisica’ col dare una nuova accezione a vecchi termini e nel rendere sostantivi alcuni verbi, ed il tutto finalizzato ad evidenziarne la portata relazionale.
Non sarà dunque un caso se in vari paesi stia emergendo con rinnovato vigore l’esigenza di confrontarsi col pensiero di Whitehead a partire dalla stessa Isabelle Stengers che nel 2020 è ritornata a riproporlo per Réactiver le sens commun. Lecture de Whitehead en temps de débâcle, contro certi modi di praticare ed intendere l’impresa scientifica; un intento del genere è presente in un lavoro, non espressamente dedicato alla sua filosofia, scritto a sei mani da un astrofisico, da un fisico teorico e da un filosofo come Adam Frank, Marcelo Gleiser e Evan Thompson, Il Punto cieco. Perché la scienza non può ignorare l’esperienza umana (Torino, Einaudi 2024). Whitehead viene continuamente preso in esame per aver offerto una visione più integrale del mondo dove decisivo per ‘una rivoluzione teoretica’ e ‘pervenire ad una verità oggettiva’ nel combattere lo stesso negazionismo scientifico, si rivela essere centrale uno dei suoi temi centrali come ‘l’esperienza’ umana; averla rimossa da parte di una certa immagine della scienza, ha portato a diversi ’punti ciechi’ il pensiero moderno col diventare inevitabilmente riduzionista e non più in grado di far fronte alle cruciali problematiche attuali.
Ma dove il pensiero di Whitehead viene sviscerato nella sua integralità con offrirne una lettura attenta al suo ‘evento’ nelle discipline umanistiche, dalla pedagogia alla filosofia europea, e alle diverse fasi attraversate, ognuna delle quali caratterizzata da specifici apporti da comprendere nel loro insieme, è nei lavori, apparsi quasi contemporaneamente in Polonia ed in Italia, di Lech Witkowski Whitehead: aggiunte e concrescenze. Per le discipline umanistiche e l’educazione(Torún, Ed. A. Marszalek 2024), e di Antonio Catalano Dalla logica matematica a una nuova filosofia delle scienze: l’itinerario intellettuale di Whitehead (Napoli, Orthotes 2025); come la stessa traduzione in italiano, entrambi questi lavori, il primo di una figura-chiave del panorama filosofico polacco, e l’altro di un giovane ricercatore, al di là dei rispettivi obiettivi che si propongono ed esiti a cui approdano, possono essere considerati punti di riferimento indispensabili da tenere presente per accostarsi con nuovi strumenti ermeneutici verso un ormai classico del pensiero mondiale.
Lech Witkowski, alla luce dei problemi attuali e come negli altri lavori presi in esame, nel voluminoso lavoro si concentra a sua volta su Processo e realtà con ricavarne delle ‘tracce’ in vari settori; confrontarsi con “l’evento Whitehead” comporta delle poste in gioco teoretiche ed esistenziali insieme ed aiuta a diventare “ribelle” col produrre “effetti esplosivi”, per riprendere delle espressioni presenti in un’altra recente e significativa opera dello stesso studioso polacco dal titolo Saggi ribelli, e tesi a mettere le basi di prospettive capaci di scardinare le narrazioni esistenti. Sul piano filosofico più in generale, si rivela strategico per affrontare diversamente il problema della “conoscenza e dell’esistenza” con l’essere una piattaforma teoretica in grado di superare “la riduzione dualistica di ragione ed esperienza”, per ridisegnare i rapporti tra “corporeità e spiritualità dell’esperienza”, oltre al fatto di essere un trampolino di lancio di “apertura ai ‘discorsi assenti’”; quelle che vengono chiamate “aggiunte” si presentano poi come delle “strategie di lettura” ermeneutiche messe in campo per verificare gli effetti del percorso di Whitehead sulle discipline umanistiche, il suo essere in modo costitutivo un vero e proprio “attrattore” per confrontarsi con diverse figure del pensiero filosofico e scientifico da Peirce, Nietzsche, Bergson a Deleuze, Habermas, Rorty, Latour e da Russell a Prigogine e Laslo, per finire col confronto con altre figure impegnate in altri campi come Franz Riffert, Paul Tillich, Suzanne K. Lange, James Hillman, Friedrich Hayek, John Urry, Robin Collingwood, Robert Merton. Oltre poi a dare uno spaccato della ricezione del pensiero di Whitehead in Polonia, il lavoro di Witkowski, continuato in altre opere, si segnala in particolar modo per le implicazioni nel campo pedagogico della filosofia del processo e sui “potenziali energetici degli ‘eventi’ nell’educazione”, dove si ritengono fondamentali “i percorsi di vita”, l’idea triadica di “ritmo per le attività didattiche”, il “tropo della ‘concrescenza’”. Quello che lo studioso polacco ci consegna è un saggio multidimensionale, caratteristica portante di altri suoi più recenti lavori, per presentarsi sulla scena del pensiero continentale come un “umanista ribelle” col dare all’”apertura a Whitehead” un ruolo privilegiato ed andare al di là degli esiti normativi raggiunti in determinati settori dal campo epistemologico al campo filosofico e educativo.

A sua volta Antonio Catalano, dopo aver curato una nuova edizione di La funzione della ragione del 1929 (Roma, Inschibboleth 2022) dove sono riportate tre conferenze americane che ci restituiscono un Whitehead attento alla storia delle vicende della ragione dal mondo greco in poi, entra nella complessità del percorso del pensatore inglese, visto come costante esito del dialogo critico con le idee filosofico-scientifiche del suo tempo; vengono sì sfruttate sul terreno storico-filologico le indicazioni di uno dei maggiori studiosi come Victor Lowe che vi vedeva tre distinte fasi dal periodo logico-matematico 1884-1910, a quello successivo epistemologico o di ‘filosofia naturale 1911-1924 ed in fine al periodo metafisico 1925-1938, ma integrate da un’analisi che hanno l’obiettivo di fare “emergere nuances e zone d’ombra” del percorso messo in atto. In tal modo, se ne intendono “problematizzare alcuni snodi centrali” che hanno permesso il decisivo “passaggio dalla logica matematica alla filosofia”; ed a tal fine Antonio Catalano riesce ad individuare per ognuna di queste tre tappe “due sottofasi” rimaste in ombra come, ad esempio, per la prima il fatto che Whitehead ha studiato fisica matematica con l’essere impegnato sino alla soglia dei sessant’anni nella cosiddetta ‘matematica applicata’. Per tali motivazioni, si sottolinea che sia nato come “matematico e non come filosofo della matematica” e tutto questo fa sorgere la domanda “quali sono le motivazioni, i fatti reali che lo hanno condotto, nel pieno della sua maturità intellettuale, ad abbracciare il mondo della filosofia” dal 1915 in poi; il lavoro di Catalano ci conduce quasi per mano ad essere partecipi della “conversione alla filosofia” nel biennio 1915-1917, e l’anno 1917 è considerato decisivo per “una nuova vita nelle vesti di filosofo della scienza o ‘filosofo naturale”, preceduto dal biennio 1912-1914 dove iniziano gli interessi di natura epistemologica come la partecipazione di Whitehead all’unico ‘Congrès de Philosophie Mathématique’ che si tenne a Parigi nell’aprile del 1914, organizzato dai francesi con la collaborazione del matematico italiano Federigo Enriques che molto probabilmente avevano intuito il suo progressivo allontanamento dalle posizioni logiciste. L’obiettivo primario del lavoro di Catalano è fare “chiarezza su alcune tappe decisive dell’evoluzione del suo pensiero” come “il rapporto con la storia legata alla nascita dell’algebra astratta”, “la distanza consapevole dalla filosofia per molto tempo”, l’ingresso successivo nell’Aristotelian Society grazie a Wildon Carr, fattori in genere poco presi in esame in altri studi sul pensatore inglese, ma che costituiscono delle sottofasi strategiche per capire le scelte di fondo che stanno a monte delle diverse “transizioni” sino a quella più speculativa degli anni ’30.
Ma per Catalano sono “rivolgimenti epistemologici in fisica” con Einstein, il modello spazio-temporale di Minkowski e poi in filosofia il confronto coi lavori di Henri Bergson che prospettano a Whitehead “una direzione diversa, quanto non opposta a quella logicista”, a prendere atto della “crisi di una certa episteme con aprirsi a nuove opportunità di riflessione”; si rivelano oltremodo fecondi l’analisi con ‘l’uomo matematico’ di Robert Musil, l’impatto del ‘fenomeno Bergson’ nel periodo londinese, il confronto con la sua opera Materia e Memoria quando Whitehead nel 1911 “intuisce un’alternativa filosofica valida all’epistemologia di Russell”. Tutto questo si rivela funzionale al fatto che il suo percorso per Catalano non si limita ad essere, come per gli epistemologi tout court che verranno a configurarsi come tali negli anni ‘30, una organica riflessione “sui metodi e sulle strutture concettuali della scienza, ma ne ricerca il principio genetico, dove ogni elaborazione teorica si radichi in un livello pre-concettuale dell’esperienza”. E quella che viene chiamata “rivoluzione metodologica” intravista da Whitehead nel pensiero bergsoniano è “l’affermazione del primato epistemologico di una esperienza immediata di natura percettiva”; e questi confronti con Bergson e altri esiti del pensiero scientifico conducono il suo percorso a porsi il problema del ruolo della filosofia vista “come critica delle astrazioni” col preciso compito di prendere in esame, di ricostruire e di descrivere “il processo astrattivo, che è il vero presupposto generale di ogni discorso scientifico”, che se non tenuto in debita considerazione lo allontana dall’effettiva esperienza umana, fatto descritto con altre modalità dagli autori di Il Punto Cieco.
Con questi recenti lavori, si arriva a rendere sempre più nostro un pensatore come Alfred N. Whitehead che anche grazie al suo insistere sul ‘senso comune’, come sottolineato da Isabelle Stengers e da Antonio Catalano, ci ha dato gli strumenti per metterci nelle condizioni di comprendere meglio che ‘la realtà è comunanza’ e che ‘la complessità della natura è inesauribile’, come scrive in Processo e realtà, col prendere atto degli ‘effetti esplosivi’, a dirla con Lech Witkowski, di questi assunti nella vita quotidiana.


























