“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento

perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto

perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato

perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente

perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me

e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

(Bertolt Brecht)

Il profugo: chi cerca rifugio. “Rifugiarsi… salvarsi”, questo cerca un profugo, uno che fugge dalla guerra, dalla povertà, da persecuzioni… Uno che spera di trovare un rifugio alla fine della sua disperata corsa o nuotata. L’accoglienza è un varco, una possibilità da attraversare, la speranza di una esistenza bella, il desiderio di ogni persona.

La storia ha “consegnato” svariati modelli “criminali e cattivi” quanto ad accoglienza. In realtà, si pratica sempre di più l’indifferenza, al grido di “inseguiamo” chi cerca salvezza, chi è perseguitato. Sembra essere tornata l’indifferenza di chi osservava i treni stracolmi di ebrei: destinazione campi di concentramento”. Oggi, è l’indifferenza di quanti “vedono e guardano” con insensibilità quello che accade dall’altra sponda del Mar Mediterraneo.

L’indifferenza di oggi, forse, è troppo simile a quella di non molti anni fa.

Mi chiedo: ma l’umanità è immunizzata rispetto all’orrore?

La foto del bambino Aylan ha suscitato forte clamore rimbombante, sentimenti di indignazione, commozione e pianto. Questo “esserino” umano, di cui il mare ha trattenuto la vita per rendere a terra il corpo che la conteneva, pare aver sconquassato le coscienze. Non tutte, non abbastanza. La forza dirompente di quell’immagine ha prodotto un suo esito, perché un’immagine vale più di tante parole. Ma come sempre dura un attimo, un istante. Per lasciare che tutto ricominci e finisca nel dimenticatoio o in un asciugatoio per le lacrime.

Il Mediterraneo, ormai da anni, è divenuto una tomba per centinaia di migliaia di corpi umani, sono anni che la terra è “occupata”, sono anni che non si agisce e si schiamazza tanto. Il numero dei profughi, di chi cerca rifugio alle porte del Vecchio Continente, è nel frattempo in continuo aumento.

L’Europa è in crisi e per questo non può reggere le maree umane che approdano sulle sue coste. Come il “mare di mezzo” ha rifiutato il piccolo Aylan, così la progredita Comunità Europea vorrebbe respingere i profughi nel “mare loro”. Fiumi di parole di esperti di politica internazionale, innalzamento di muri, distese di fili spinati del “Vecchio-Nonno Continente”, con la grande motivazione ed il pretesto della difesa da eventuali ingressi di terroristi. Ma i terroristi li possiamo bloccare, li possiamo stanare: come mai gli USA sono in grado di spiare o intercettare i nostri Capi di Governo, ma non i terroristi? Che c’è sotto? Quali interessi si nascondono: personali o di alcune parti? A tutto c’è una soluzione e quando non la si vuol trovare vuol dire che esistono delle convivenze o degli intrecci “peculiari”, e soprattutto economici, qualcosa non va!

Ed ecco spuntare la fantomatica soluzione proposta da ingegnose menti colte, colme di cultura fondata sui grandi valori occidentali: “Aiutiamoli a casa loro”! Già, nel “mare loro”.

Ma un piccolo particolare si dimentica: in questi viaggi, che si snodano dai porti dell’Africa e dell’Asia, il biglietto è di sola andata.

Di “solo andata” è, infatti, la speranza per tanti di questi uomini e donne di attraccare in un porto in cui qualcuno ti tenda la mano, ti guardi negli occhi e ridia a quelle mani e a quegli occhi un soffio vitale.


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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.