Non un dato, ma un processo; non una meta, ma il percorso

Niente nuoce alla salute come la sensazione di essere costretti in qualcosa. Niente fa male al cuore quanto l’impotenza di fronte alle catene di coloro che amiamo e che sono vittime di dinamiche dalle quali non riescono ad emanciparsi. La libertà, infatti, è un atto di volontà, uno sforzo di amor proprio, immane quando non si hanno le risorse emotive giuste per volersi bene. Lungi dallo spontaneismo e dalla frivolezza con le quali spesso se ne parla, essa resta una conquista impegnativa.

La storia, magistra vitae, insegna: tutte le libertà sono frutto di profetiche prese di coscienza, di percorsi in salita, costellati di insuccessi e solitudini, di lotte spesso marchiate con il sangue. La festa di oggi è un esempio lampante, ovviamente non per chi dà tutto per scontato e, magari, è talmente anestetizzato dall’abitudine da arrivare a considerarsi vittima di un qualche dispotismo nascosto. Nascono così i don Chisciotte postmoderni, sfiniti da illusorie battaglie, schiavi di sè e di illusioni, incapaci di contribuire al bene comune. “La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” cantava Gaber in uno dei suoi testi più belli: è l’interesse vivo per il bene comune a renderci autenticamente liberi, poiché la libertà ha bisogno di vincoli e legami per crescere. È il suo paradosso: accoglierlo è accogliere essa stessa, dunque crescere. L’antico adagio della libertà che “finisce dove comincia quella altrui” è sempre valido.

La conferma più altisonante di ciò è la stessa etimologia della parola, dal latino “liber”, che letteralmente significa figlio. Un figlio, in effetti, è una libertà che ti cresce dentro: a partire dalla gestazione, ha bisogno di legami vitali, ma soffoca fino a morire nel controllo esasperante, ad ogni età. Un figlio è un vincolo che, a partire dai primi attimi, ti stravolge i piani, ti libera dall’egologia, e ti costringe a dare il meglio affinché tu possa consegnargli un mondo migliore. E se l’esperienza genitoriale non è scontata (per sorte o per scelta), essere figli, invece, è un’esperienza che ci accomuna, che ci riguarda tutti, che ci avvicina, che ci fa simili, consanguinei di sangue umano, oltre le pure questioni cromosomiche. Proprio come la libertà. Non furono certo i legami di parentela ad animare i partigiani, ma lo sperimentarsi orfani di un vero Paese e il bisogno di sentirsi tutti figli di qualcosa di nuovo, per lasciare qualcosa di buono ai figli che sarebbero venuti. E anche se, dopo settantasette anni, ci ritroviamo in un paese difettato e precario, dovremmo seriamente benedire la resistenza che ha generato la nostra esistenza e imbracciare la libertà che possediamo (e la possediamo!) per continuare la liberazione.

Sì, la libertà non è un dato, ma un processo; non è una meta, è il percorso. E ogni giorno le nostre libertà vanno liberate da qualcosa che le opprime, nella consapevolezza che non esistono libertà private e libertà pubbliche, ma un solo modo di essere ovunque persone mature e autodeterminate. Ciò significa essere in grado di garantire un’osmosi vitale tra l’interiorità e la dimensione pubblica cui ogni persona è vocata, vigilando sulle ricadute sociali della nostra preziosa privacy, la quale non è uno spazio di affrancamento dalle regole, ma il luogo in cui si impara a far pace con i vincoli, con i doveri che abbiamo verso noi stessi e gli altri.

Non sta forse in questo il godimento dell’esistere? Del resto, secondo alcuni, “libertà” e “libidine” sono parole collegate. E allora auguri a tutti: che le nostre liberazioni ci rigenerino alla vita; che le nostre libertà ci donino purissimo, altissimo piacere; che questa giornata ci colga figli di un sogno, ancora e sempre.


FontePhoto by Dallas Reedy on Unsplash
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Sono un'insegnante, anche se il più delle volte sono io quella in-segnata dai miei studenti. Sono una ricercatrice, perché cerco piste di rilevanza pubblica per una materia troppo fraintesa e troppo di nicchia: la teologia. Sono una giornalista e faccio cose con le parole. "Quello che non ho è quel che non mi manca" (F. De André) e sono immensamente grata alla vita perché, non senza impegno e sacrificio, "ho trovato amore nel mezzo de la via, in abito legger di peregrino" (Dante Alighieri, Vita nova)

1 COMMENTO

  1. Meravigliose e verissime parole che spiegano ogni sfaccettatura della libertà!Grazie per la possibilità di riflettere che ci doni!

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