Nulla è più necessario di un “deposito di oro puro”, in tempi di fango e trincea

Pensare il presente con Simone Weil, potrebbe apparire la consueta pubblicazione che raccoglie gli atti di un convegno o di un incontro seminariale: e, in un certo senso, non v’è dubbio che sia così.

In effetti, gli editori Fabio Amigoni e il compianto Fulvio Cesare Manara hanno curato, nella prima parte del volume, la pubblicazione delle relazioni presentate in occasione del seminario internazionale per il centenario della nascita di Simone Weil nonché, nella seconda parte, degli interventi proposti in occasione di vari appuntamenti seminariali, organizzati grazie al patrocinio della Fondazione Serughetti La Porta, in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo.

Detto questo, a modesto avviso di chi scrive, Pensare il presente con Simone Weil rappresenta insieme una sfida e un’apertura di speranza.

Una sfida: in un tempo che sembra ostinatamente deciso a non più addestrare l’esercizio del pensiero e in cui l’arte del pensare espone a solitudine e abbandono, al marchio della diversità: proprio come accadde a Simone Weil che rifiutava l’ “etichetta” della genialità perché consapevole che essa puntava solo a evitare la domanda di fondo: “Dice il vero oppure no?”

I dibattiti, e già siamo generosi a definirli tali, che i media ci propongono ogni giorno, ci hanno amaramente abituato ad un’arena in cui la rissa domina su tutto e nei quali prevale non la forza della verità, non il ragionamento rigoroso, men che meno l’onestà intellettuale, ma sempre più l’impero della forza, come spiega Canciani, un impero in cui vince chi (b)urla di più…

Un’apertura di speranza: quanto mai attuale proprio in questi giorni in cui l’Italia si appresta al voto e lo sconforto sembra voler afferrare l’animo anche dei più restii ad arrendersi. Ci servirebbe, come scrive Vito, un’utopia concreta, la capacità di coniugare, come vuole Fiori, bellezza e responsabilità, e invece assistiamo tremanti alla deriva del populismo o al ritorno di fiamma per partiti politici nostalgici di derive totalitarie, a inesperienza vestita di arroganza, a diritti sciorinati come se fossero assoluti e mai, come ha insegnato Simone Weil, nel loro essere ontologicamente legati alle obbligazioni su cui si fondano.

Eppure, in un tempo così, s’impone quanto mai la necessità di imparare a ripensare il presente, prim’ancora, l’urgenza di esercitare la responsabilità del pensare, il dovere di attraversare l’unico tempo che ci è dato di vivere, esattamente questo, nella fedeltà all’uomo e alla storia, nella fedeltà, almeno si spera, alle generazioni a cui riconsegneremo questo mondo di cui siamo amministratori pro tempore.

Sono compiti che non si improvvisano. Per farvi fronte, qui la sfida e insieme l’apertura, occorre prepararsi tutta la vita, consumarsi nell’edificazione, sono ancora parole della Weil, di una “architettura dell’anima”, altra categoria che appare estranea alla società liquida, se non persino evaporata, descritta da Bauman.

Impresa ardua, dunque, ma quanto mai improcrastinabile. Perché nulla è più necessario di ciò che ci manca. Nulla è più necessario di un “deposito di oro puro”, in tempi di fango e trincea.

Pensare il presente con Simone Weil

di Fabio Amigoni e Fulvio Cesare Manara (edd.), Effatà Editrice, Cantalupa (TO), 2017, pp.364, ISBN 978-88-6929-259-0, €17,00

 

Indice del volume

Prefazione, di Fabio Amigoni

Prima parte – COSTRUIRE UN’ARCHITETTURA DELL’ANIMA

Pensare con Simone Weil, di Fulvio C. Manara

Bellezza e responsabilità, di Gabriella Fiori

Sotto l’impero della forza, di Domenico Canciani

Oltre la forza, di Mauro Minervini

Simone Weil, l’esigenza di nonviolenza, di Jean-Marie Muller

Soggetto e impersonale negli ultimi scritti di Simone Weil, di Rita Fulco

Seconda parte – PENSARE IL PRESENTE

L’utopia concreta di Simone Weil, di Maria Antonietta Vito

La filosofa e l’industriale. Adriano Olivetti e Simone Weil, di Domenico Canciani

La radice totalitaria dei partiti politici. Simone Weil critica del collettivo, di Rita Fulco

I diritti: un impedimento per la giustizia? La lezione di Simone Weil, di Filippo Pizzolato

Violenza senza fine, attestazione e azione perfetta: in dialogo con Simone Weil, di Ivo Lizzola

APPENDICE

Due testi di Simone Weil tradotti da Fulvio C. Manara

Riflessioni sulla barbarie (frammenti)

Studio per una dichiarazione degli obblighi verso l’essere umano 

Simone Weil (1909-1943) 

Bibliografia ragionata 

Profilo degli autori e delle autrici

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

1 COMMENTO

  1. Il semplice fatto che in una rivista di provincia si faccia riferimento a Simone Weil, sempre dalla parte di tutti gli oppressi, è di per sé un grande merito.
    Il prospettare poi che si recuperi il suo pensiero e la sua azione per la comprensione del presente è puro ardimento. Utile e necessario. Grazie, Paolo.

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