Le Olimpiadi che piacciono…
Finite le gare olimpiche con la strepitosa vittoria delle nostre ragazze della pallavolo, fra poco si spegnerà anche l’ eco degli ultimi chiacchericci, che, a dirla tutta, sono stati tra i grandi protagonisti di queste olimpiadi.
A me, queste olimpiadi, sono piaciute. E non sto esprimendo un parere tecnico; non sto parlando delle gare, delle prestazioni degli atleti partecipanti, del nostro medagliere e della classifica finale che ci vede in nona posizione con 12 ori, 13 argenti e 15 bronzi.
No.
Sto parlando di tutto ciò che mi ha emozionato a prescindere dalle gare. Sto parlando degli atleti e dell’umanità che sono stati capaci di esprimere, con i loro comportamenti e con le loro parole.
In un contesto altamente competitivo, sono stati portatori di valori altri.
L’inchino con cui le due ginnaste Simone Biles e Jordan Chiles, rispettivamente medaglia d’argento e di bronzo, hanno omaggiato la vincitrice Rebeca Andrade, merita veramente di essere considerato il momento clou delle Olimpiadi Parigine.
In quell’inchino ci si può leggere tanto.
“Ti rispetto perché sei stata la migliore e gioisco con te; amplifico la tua gioia dando enfasi alla tua vittoria. Riconosco il TUO valore in questa gara in cui ognuna ha dato il meglio di sé sentendo che questo non riduce il MIO valore che, non si misura dallo scalino su cui salirò, ma dalla forza con cui ho creduto in me e ho dato tutta me stessa”.
L’ho guardata infinite volte quella scena: Ce l’avete presente l’espressione con cui gli amici ti preparano una festa a sorpresa e aspettano il tuo arrivo per vedere l’espressione che farai godendo di quella premonizione?
Bella emozione assistervi. Bella emozione credere di poter sfuggire alla logica del “divide et impera” che governa la nostra società oggi, a tutti i livelli.
Quante volte siamo capaci di assistere al successo di qualcuno, rallegrandocene?
Quante volte “ci siamo inchinati” davanti all’amico che ha vinto una competizione, che so un concorso, a cui avevamo partecipato pure noi? Al compagno che ha preso un voto migliore del nostro? All’amica che ha raggiunto un obiettivo che desideravamo raggiungere noi?
Siamo spesso molto competitivi. Troppo competitivi.
Tra le soft skills richieste ai cittadini di domani, necessarie alla sopravvivenza del sistema mondiale, ci sarà la capacità di cooperare, di creare reti, di lavorare in team. Potremo insegnarla se a nostra volta sapremo acquisirla, rivestendo, quando capita, il ruolo del secondo / terzo in classifica con lo stesso entusiasmo del primo.
E che dire di ciò che ci ha lasciato Gimbo Tamberi?
Mai arrendersi. Lottare e crederci fino in fondo. E saper piangere mostrando il lato fragile che nulla ha a che fare con l’atleta superperformante.
“Guarda oltre” – ci dice – “Dietro ad ogni vittoria ci sono sacrifici immensi, privazioni, sfide incommensurabili. Notti di pianto e disperazione”.
E Nathalie? Come ringraziarla della incredibile lezione di vita che ci ha regalato?
Nathalie Moellhausen sale sulla pedana delle Olimpiadi, nonostante il tumore al coccige con cui sta combattendo lo scontro più importante della sua vita. Anche lei ha dato quello che poteva. Non si è arresa.
E non è importante che abbia dovuto abbandonare la pedana stritolata dal dolore.
Importante è che ci sia salita, per fare “il meglio che poteva, così come era”.
Il pianto della sciabolatrice egiziana Nada Hafez dopo essere stata eliminata agli ottavi di finale che nascondeva il segreto da lei custodito gelosamente fino ad allora: aveva affrontato la sfida olimpica portando in grembo un bambino.
Ci insegna che essere madre non significa rinunciare a se stesse, che la vita si affronta sempre così come si è e così come viene dando il meglio di sé.
“Sempre. Comunque. Nonostante”.
Sì. Sono state delle belle Olimpiadi.
Hanno rafforzato in me la consapevolezza che assapori la Vittoria quando puoi dire di aver costruito un “Io forte” che non si abbatte davanti a nessuna avversità.
Si vince quando si lotta fino all’ultimo, quando si crede in quello che si sta facendo e lo si fa con tutte le proprie forze.
Vinci quando, come Benedetta Pilato, la giovane nuotatrice che ha mancato il podio per un soffio, riesci a riconoscere nel giorno della tua sconfitta, “il giorno più felice della tua vita”.
Grazie, Ragazzi.