Una volta le vacanze duravano 3 mesi, così lunghe che il divertimento di tanto in tanto si travestiva di noia: non se ne poteva più nemmeno del 32esimo tuffo triplo carpiato mortale nella piscina della zia. Tempi lontani, a tratti lontanissimi. Troppo lontani dall'estate universitaria.

Una volta le vacanze duravano 3 mesi, così lunghe che il divertimento di tanto in tanto si travestiva di noia: non se ne poteva più nemmeno del 32esimo tuffo triplo carpiato mortale nella piscina della zia. Tempi lontani, a tratti lontanissimi. Troppo lontani dall’estate universitaria.

“Mamma, papà voglio andare all’università”: classica battuta dell’illuso giovincello che ha appena concluso gli esami di maturità e viaggia con la mente sognando chissà quale sede paradisiaca lo ospiterà tra qualche mese. Eravamo entusiasti: stavamo abbandonando la solita vita monotematica per fare ingresso nel “mondo dei grandi”. Una gioia, quasi autolesionista, che mai più ci saremmo perdonati. Sì, ragazzi, diciamoci tutta la verità: chi all’atto di iscrizione in una delle più o meno improbabili facoltà universitarie, di quelle ridotte a degli incomprensibilissimi acronimi, era davvero capace di intendere e di volere? Chi era sul serio cosciente che quel dannato test superato dopo mesi di studio matto e disperato, e non ce ne voglia il buon Leopardi, ci avrebbe condotto a studiare anche a Ferragosto? “Mistero”, dovrebbe proprio montarci su una delle sue trasmissioni: capiremmo, forse, improbabile, non capiremmo.

Insomma, qualunque università tu abbia scelto, che tu sia una matricola o un fuoricorso pluriennale, di sicuro ti immedesimerai nelle tristi, drastiche, vomitevoli 3 fasi dell’estate universitaria.

  • Seconda metà di giugno e prima metà di luglio: le lezioni sono terminate ma il maschiaccio e la dark lady universitari stanno per affrontare uno dei periodi più brutti dell’anno. La sessione estiva incombe e i mattoni dei libri sembrano accusarti di troppo poco studio o scarse abilità intellettive e ti sale l’ansia che nemmeno all’eredità quando puntano il dito contro di te. Il maschio, perché di uomo è rimasto ben poco, ha tradito ormai da tempo il suo unico amore: il calcetto settimanale. La donzella, invece, si striscia disperata su ogni cosa possa trasmetterle attimi indimenticabili di freschezza: il pavimento è l’ideale.
  • Seconda metà di luglio e prima metà di agosto: Abbiam dato solo un esame a giugno e ce ne restano almeno altri due fino a fine luglio: ci sentiamo più tristi di D iCaprio quando non vinceva gli oscar e pure il mocciosetto di 12 anni con il suo nuovo smartphone lo prendeva in giro a suon di canzonatori GIF. Il giorno e la notte non esistono, la casa è tappezzata di bigliettini appuntati anche sul frigorifero, e almeno una volta l’anno smettiamo di deridere i Francesi con la storia del bidè perché ormai noi da due settimane inoltrate non usiamo manco più la doccia.
  • Seconda metà di agosto e prima metà di settembre: se ad agosto c’erano stati brevi, ma intensissimi, momenti in cui la parola “melanina” stentava ma si sforzava di acquisire senso, ora cominciamo a credere che “petaloso” è sola la penultima parola più insensata di sempre. Ad agosto, si sa, l’università è chiusa ma l’ombra tenebrosa degli appelli di inizio settembre riempie le nostre notti di incubi. Quando studiamo ci stanchiamo e ci vien voglia di dormire. Se dormiamo, invece, un senso di colpa strazievole ci rialza dal divano e ci riporta sui libri. Che amarezza.

Una volta le vacanze duravano 3 mesi, ma noi ce ne faremo bastare uno: perché noi siamo gli universitari e “damme 18 e s’abbracciamo”.