L’Iran, una nazione ricca di storia e di contraddizioni, un tempo monarchia aperta all’Occidente, si trova al centro dell’attenzione pubblica mondiale, dopo l’arresto e la morte di Mahsa Amini

C’era una volta un re che aveva provato a dare un volto diverso al suo paese e che il suo popolo non gradì per nulla. Non si tratta dell’incipit di una fiaba, ma stiamo parlando dello scià Mohammad Reza Pahlavi, ultimo sovrano dell’Iran. Nel corso del suo regno, ha tentato un approccio moderno e occidentale, attraverso riforme coraggiose che interessarono anche le donne, alle quali fu concessa loro la possibilità di non indossare il velo. Nonostante l’appoggio e il sostegno degli Stati Uniti, queste concessioni non portarono a un rafforzamento della sua monarchia, ritenuta assoluta, minata dalla disoccupazione e dalla corruzione. L’ascesa degli sciiti, insinuatisi tra i solchi della crisi,  anticipò i comunisti e diede vita alla Rivoluzione che portò al potere l’ayatollah Khomeini che tornava dal suo esilio occidentale e che mandava all’estero, in esilio in Marocco, Reza Pahlavi, nel gennaio del 1979. Qualche mese più tardi, un referendum legittimò il nuovo corso con il 98 % delle preferenze, abolendo definitivamente la monarchia del Leone e del Sole. Nacque la Repubblica iraniana che, ancora oggi, si fonda su un governo di giureconsulti e sul potere che è nelle mani dei religiosi e della guida suprema Khamenei. La rivoluzione religiosa portò in dote la fine di tutte quelle concessioni che lo Scià aveva garantito, a partire dall’obbligo del velo per le donne, le quali si videro di nuovo discriminate.

A distanza di più di quarant’anni da quegli eventi, l’Iran continua a mantenere la rigidità e a condannare apertamente l’Occidente e gli USA, primo nemico giurato, dove tuttavia sono fuggiti molti iraniani dopo la Rivoluzione, come ben si può capire dai romanzi di Marjan Kamali. Da anni in Iran si giocano diverse partite sul campo dei diritti. In particolare, in queste settimane la gente è scesa di nuovo in piazza, all’indomani dell’arresto e della morte di Mahsa Amini, accusata di non portare correttamente il velo. Il comandante della polizia della capitale ha parlato di “un tragico incidente” , di un “episodio sfortunato”. Tali manifestazioni di dissenso da parte delle donne, le più vessate dalle riforme religiose, non riguardano solo l’Iran, ma hanno coinvolto in questi mesi altri paesi musulmani, come l’Afghanistan, nel quale le donne hanno fatto sentire con coraggio la loro voce, nonostante la dura repressione dei talebani che hanno riportato le lancette della storia indietro di vent’anni. La morte di Mahsa ha scatenato la reazione di tante donne che come segno di protesta si sono tagliate i capelli. Questo gesto nella cultura islamica è sinonimo di rabbia e di lutto ed è diventato virale sui social e in tutte le parti del mondo. Lo fanno col capo scoperto, senza quel velo che forse rappresenta il simbolo stesso della dura intolleranza del regime religioso islamico, al quale hanno dato un taglio pericoloso e roboante. Il leader supremo Khamenei è dovuto intervenire qualche giorno fa su Twitter : “La morte della giovane ragazza è un incidente tragico che ha rattristato tutti. Ma la giusta reazione non è creare insicurezza, bruciare il Corano, le moschee, le banche, le auto e togliere il velo alle donne. Non sono azioni normali, ma pianificate”. Sarà complicato frenare la rabbia e il lutto delle donne islamiche che stanno conoscendo la loro “primavera” dei diritti che fermenta e si carica del supporto di altri paesi. La protesta ha avuto un’incidenza globale e ha coinvolto le iraniane che vivono all’estero, donne di cultura e dello spettacolo, mentre Teheran ha condotto indagini per attestare la veridicità dei video che girano in rete, dopo aver silenziato i vari social network. Anche dal punto di vista diplomatico non è mancata la risposta dell’Iran, il quale non ha mai nascosto una certa irritazione nel vedersi mettere il naso nelle faccende domestiche, facendo sapere all’UE che risponderà per qualsiasi sanzione che parta da Bruxelles. Anche Londra ha protestato nei confronti della Repubblica islamica e l’ambasciatore britannico è stato convocato per i commenti interventisti. Stesso trattamento per Israele e Stati Uniti, accusati di manovrare sottotraccia il malcontento. Ancor più complicato sarà per l’Iran poter controllare il diffondersi della protesta che si  organizza a partire dalla rete che, come ben sappiamo, non conosce confini e che può aggirare qualsiasi blocco con semplici applicazioni o software VPN che in Iran vengono ampiamente utilizzati. A dimostrazione che le vie del web sono incontrollabili e infinite.


2 COMMENTI

  1. Nell’articolo leggiamo che lo scià Reza Pahlavi “nel corso del suo regno, ha tentato un approccio moderno e occidentale”, ringraziamo quindi il cielo perché non vi sia riuscito.
    Per essere più corretti e oggettivi sarebbe stato più giusto inserire nell’articolo una critica all’ingerenza anglo-statunitense (forse anche israeliana) all’interno degli affari nazionali iraniani. Come ha già ben capito il governo iraniano questa ribellione è pianificata da forze straniere che usano la tragica morte di Masha per creare la solita vergognosa rivoluzione colorata, che tanto piace al mondo neoprogressista (maggiore e più efficace servo del neoliberismo).
    Certo ai neoprogressisti, nel qual mare ci sguazza anche Odysseo, piace pensare alla rivoluzione basata sui diritti delle donne e/o civili (linguaggio ridondante e ipocrita che ha di fatto allontanato gli italiani dall’interesse verso i loro programmi politici).
    Infine mi chiedo come non si possa non vedere e non scrivere che la strumentalizzazione della morte di Masha serve solo per attaccare il terzo polo non allineato alla volontà anglo-statunitense, ovvero l’Iran. Gli altri due poli sono Russia e Cina. Ancora una volta Odysseo.it si mostra nella sua vetustà intellettuale e, quindi, sulla scia corrotta dei sogni sessantottini, parla di rivoluzioni per i diritti di questo e quello, non accorgendosi che questo linguaggio è servile agli interessi geopolitici del grande leviatano che tutto fagocita.

    • Eppure, solo due settimane fa, il medesimo autore ha firmato un editoriale di segno diverso che va esattamente nella direzione da Lei auspicata. Ecco qui il link: https://www.odysseo.it/russia-nucleare/
      A volte, basterebbe leggere (e leggere tutto) senza la pretesa di aver già in tasca le risposte: di solito, ritenere di avere il monopolio della verità non è segno di obiettività; di solito, nella corso della storia, chi ha ritenuto di avere il monopolio della verità ha fatto più di un danno.
      Cordialità.

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