L’alfabeto di Dante

Con un decreto attuativo il Consiglio dei Ministri ha finalmente istituito il Dantedì, ovvero una giornata di celebrazione del genio dantesco, in preparazione al settimo centenario della sua morte avvenuta nel 1321. La giornata scelta è stata quella del 25 marzo, data altamente simbolica nella quale Dante immagina di iniziare il suo viaggio attraverso i regni ultraterreni. Per gli uomini del medioevo il 25 marzo era il giorno delle nascita del primo uomo, Adamo, e quello della morte del secondo Adamo, Cristo. Creazione e redenzione venivano così a coincidere in un mirabile disegno di salvezza ad opera della Trinità. Anche Dante, allora, colloca l’inizio del suo viaggio in questa data, quasi a voler dire sin da subito che la sua Commedia si colloca nello spazio inaugurato dall’incarnazione di Cristo, venuto a salvare l’uomo peccatore.

In questa nuova rubrica dedicata all’approfondimento di alcune parole chiave della Commedia e intitolata per l’appunto L’ALFABETO DI DANTE, cercheremo di illustrare alcuni passi danteschi facendone emergere la loro freschezza e attualità. L’uomo cantato da Dante, infatti, è ancor oggi un groviglio di mistero, quotidianamente in bilico tra il male e il bene, tra la banalità e il Senso, tra l’inferno e il paradiso della propria anima e della società in cui si trova.

Lo sforzo da compiere, allora, è quello di varcare la poesia di Dante con tutta la nostra umanità; perché, in definitiva di questo si tratta: leggere noi stessi in Dante. In ogni incontro (o scontro) che il poeta racconta, in ogni situazione che descrive è racchiuso un pezzo della sua e della «nostra vita» (Inf. I, 1), una parte dell’esperienza comune a tutti gli uomini. Chi non si è mai ritrovato tra la paura dello smarrimento e il conforto di una luce? Chi non ha mai sperimentato dentro di sé il debole confine tra la disperazione e la speranza, tra la superbia e l’umiltà? A noi è rivolta dunque la poesia di Dante; a noi è offerta la possibilità di varcare con lui la soglia del conosciuto per tentare «l’alto volo» (Par. XXV, 50). Appuntamento, dunque, il … con la prima parola del vocabolario di Dante, AMORE.


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Michele Carretta
Mi chiamo Michele Carretta, sono nato il dieci Aprile del 1986 e vivo ad Andria. Figlio unico, credo nei valori alti della famiglia, dell’amicizia, l’amore e in tutto ciò che umanizza la vita e la rende più bella. Mi piace leggere, andare al cinema, suonare e ascoltare musica. Attualmente sono laureando in Letterature comparate, con una tesi sulla Divina Commedia e il Canzoniere di Petrarca, e direttore dell’ufficio Musica Sacra della Diocesi di Andria.